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RACCONTO DI VIAGGIO




Iniziare un racconto, narrare gli eventi, le emozioni, descrivere ciò che ci ha incuriosito, spaventati, emozionati non è per niente facile, bisognerebbe essere sempre pronti a fissare, come in una foto ben riuscita… quell’attimo, quella sensazione che in quel momento ci ha colpito.
E’ quello che cercherò di fare qui, su questa tastiera, nel silenzio delle mie emozioni, fra ricordi recenti, cercando di trasmettere a chi mi leggerà quello che nel tempo io vedrò, sentirò.
Aver ideato quest’impresa è stato abbastanza facile, io vivo di fantasie e nella mia vita ho cercato sempre di elaborarle per renderle reali.
Il Guya Trekking nasce ai Casoni di Suvero, nel 2005 quando scorgendo un segnavia su un albero sono venuto a conoscenza del percorso denominato Alta Via dei Monti Liguri, 440 km da Ventimiglia a Ceparana, ci ho pensato su, mi sono organizzato, sono partito e….. sono arrivato.
Ho avuto molti problemi durante il viaggio, problemi inerenti alla scarsa conoscenza del tracciato, l’inesperienza, la mancanza di un’organizzazione sia tecnica che logistica… ma ce l’ho fatta.
Io non lascio mai i lavori a metà e pensare di continuare il viaggio è stato un attimo, programmarlo ci ho messo un mese, trovare gli sponsor ….. è bastato scrivere alle Aziende già impegnate in imprese del genere ed ho avuto quasi subito la copertura tecnica dell’impresa.
GRONELL, AIGLE, FERRINO, ANDERSON, RAFFO, FERRONI, sono stati i primi a sostenere il mio progetto.
L’Università di Verona, Facoltà di Scienze Motorie in abbinamento con la SensorMedics, hanno aggiunto un valore scientifico al mio viaggio.
Per ultima ma non meno importante la GARMIN, mi ha consegnato un navigatore per tracciare i waypoint e…. per la mia sicurezza.
Farò questo trekking per sensibilizzare l’opinione pubblica verso ADMO, verso la tipizzazione, procedura indispensabile per il censimento dei possibili donatori o beneficiari della donazione di midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche.
Come precisavo l’organizzazione è stata abbastanza facile, ho avuto degli amici che mi hanno aiutato molto, gli Enti Parco, le IAT, le sezioni del CAI sparse in tutto il percorso, privati che si sono messi in contatto per darmi consigli… insomma ho avuto uno staff eterogeneo che ha permesso giorno dopo giorno la realizzazione del progetto sulla carta.
Ora tocca a me, fremo come un cavallo del palio davanti al canapo, un cavallo della contrada del Montone naturalmente, fremo per il rinvio dal 19 al 27 ed infine il giorno 11 maggio.
Il giorno 11 maggio partirò con lo zaino colmo di roba, 20 kg da portare almeno fino all’Abruzzo, poi il peso sarà inferiore per l’abbigliamento più leggero e per la mia forza che sarà aumentata.
Qui, la sera sfogherò tutto: l’atavico odio verso il cuculo che con il suo canto ritmico mi accompagnerà per il cammino, la mancanza di un dialogo, la mancanza d’acqua, la stanchezza, un dolore da qualche parte che sicuramente si manifesterà…. Ma qui spero di raccontare momenti stupendi di serenità, la libertà che finalmente sentirò mia, ogni istante io sarò libero, solo e libero, arbitro di ogni mio gesto, del tempo che saprò gestire per uno scopo solo mio, che tutti potranno vedere e vivere, ma mio nell’essenza vera, nel feeling fra me ed il mio spirito.

06 maggio 2008

Ho finito con tutte le incombenze legali inerenti la pratica dell’incidente del 8 dicembre scorso e allora…… Parto !!!

Lisa mi accompagna ai Casoni, ceniamo con la famiglia di Mauro, poi lei torna a casa, io passo la notte a cercare un sonno che non viene, alle 5,30 mi alzo, vado a fare colazione con Adelmo ed alle 7,30 mi avvio lungo l’alta via verso il Passo del Rastello, il sentiero è una carrareccia molto facile con modesti dislivelli. Sul sentiero di collegamento al GEA trovo difficoltà per la scarsezza di segnavia, arrivo in ogni caso a Zum Zeri, scendo lungo una pista di sci fino al rifugio (deserto), bevo, mangio una barretta al cocco, buonissime le barrette e poi ti tolgono subito la fame…
Sulla carta il tratto fino al passo della Cisa sembra breve invece dopo 13 ore di cammino devo arrendermi alla notte che avanza, monto la tenda in un prato e mi addormento subito, alle 6 sono sveglio, dalle 7,21 alle 7,32 faccio il test della partenza (tutte le mattine devo fare 7 minuti di andatura normale)
Il percorso verso la Cisa è bello e vario, foreste di faggi si alternano a crinali con panorami grandiosi.
Lo zaino è troppo pesante, lascio per strada una maglia di lana ed il piumino, faccio continue soste per far riposare le spalle, il sole non mi da fastidio, le barrette mi aiutano molto ma devo bere continuamente e l’acqua è sempre abbondante.
Alle 15,11 arrivo in un paese Cavezzana d’Anteva ???? mt.. 586….. ho sbagliato, sono sulla Francigena, risalgo fino a Montelungo e faccio sosta all’albergo Appennino.
Ceno, dormo e l’indomani prendo lo scuolabus per il passo della Cisa, da dove non potrò più sbagliare…. direzione Passo del Cerreto.

Commenti emozionali:

La partenza da casa è stata straziante, vedere mia figlia Barbara piangere mi ha commosso ulteriormente, già lo ero guardando la mia nipotina Guya che dormiva ignara della mia partenza.
Mio figlio Massimo è un uomo e pur volendogli molto bene non riesco ad avere verso di lui quelle affettuosità che mi sono più naturali con Barbara…. Ci siamo salutati con un lungo e forte abbraccio, ho sentito il suo amor, è stato come scoprire un sentimento nuovo o la conferma di qualcosa che sempre ho avvertito in lui.
Lisa, mia moglie, ha sempre mille attenzioni verso di me ed io per lei sono un terzo figlio, deve pensare a tutto, prevedere ed organizzare ogni minimo particolare, è stata e sarà sempre la sicurezza nella mia originale vita.
Il viaggio, beh, provare per credere, la natura va oltre la vita, ci sono foreste secolari che nessuno conosce ma che esistono, vivono periodi tremendi a causa della siccità, della troppa pioggia, del fuoco… ma sono sempre li, stupendi attori sul palcoscenico del mondo.
Tempo fa ho letto qualcosa sulle pietre, che vengono dal mare ed al mare ritornano in milioni di anni, che sono eterne, infatti tutto ciò che facciamo con le pietre può sgretolarsi, una casa, un ponte… tutto può finire, ma loro no, resteranno sempre e solo eterne pietre, non valgono nulla eppure vivono più di noi, e allora è inutile darsi tanta importanza, voler apparire sempre come gli altri ci vorrebbero vedere, cerchiamo di vivere la nostra vita naturalmente, con sincerità e umiltà perché le pietre valgono più di noi.
Ultima considerazione: la determinazione…. ne ho da vendere (e ne sono anche convinto) non ci vuole solo forza, allenamento, rispetto verso chi ha speso e spende risorse per il mio progetto, ci vuole carattere. Quando arrivano le difficoltà, si devono superare in fretta, senza pensare, darsi un obiettivo al giorno, al momento, abbassare la testa, stringere i denti e ripetere una frase qualsiasi per darsi un ritmo.(pa sso de lla ci sa… pa sso de lla ci sa)… improvvisamente la salita che sembrava irraggiungibile finisce in un bellissimo prato o meglio c’è un sedile in pietra dove posso sganciare lo zaino ad altezza di bacino, le soste sono spesso subordinate ad un muretto, al dislivello del terreno.
La vita è fatta di progetti l’esecuzione dei quali spesso richiede giorni, anni, durante i quali a volte i problemi rallentano o addirittura impediscono il felice esito del progetto stesso.
Il mio progetto è ERICE, devo realizzarlo giorno dopo giorno, con la calma e la saggezza che gli anni mi hanno dato, con serietà e attenzione alle risposte del mio corpo.
Ascoltare e comprendere i segnali di ogni mia parte è molto importante, qui il mio fisico deve funzionare come a casa, in una giornata qualsiasi, nell’orto o leggendo un libro… perché camminare è un gesto naturale che s’impara nel primo anno di vita.

10 maggio

L’aurora dipinge di rosa….. non era una canzone? Ebbene dopo una notte di vento, quassù a oltre 1700 metri, in una tenda confortevole guardo il fuoco fare le braci per il mio primo caffè “on air”, che farò con la caffettiera napoletana, lentamente, goccia a goccia, poi dopo il solito test di 6 minuti scenderò al passo del Lagastrello per raggiungere il Cerreto Laghi.
Ieri sono andato forte, lo zaino ora è perfetto, forse quei tre chili in più non erano alla mia portata o forse (senza il forse) sto diventando più forte.
Dire cosa si prova è banale, chi mi leggerà, se mai qualcuno vorrà farlo, non potrà mai comprendere l’essenza di un viaggio così complesso, le motivazioni, i desideri, le emozioni, si accavallano continuamente, passo ore a non pensare, ore a ripetere la stessa frase, sembro matto.
L’energia che ti da la realizzazione di un progetto è alla base della vita, tutti noi davanti ad un lavoro ben fatto proviamo soddisfazione e l’impegno che mettiamo per realizzarlo, anche intriso di difficoltà ci sprona a risolvere i problemi che man mano si verificano, questo non è lavoro ma è vita, passo dopo passo, respiro dopo respiro, ma con il regalo continuo di scenari incredibili.
Ho scattato molte foto, più per ricordare che per mostrare ad altri ciò che ho visto, perché ciò che ho visto io è fissato nella mia memoria attraverso una emozione che solo vivendola si può rivivere, la foto non rappresenta tutto, è come fotografare una persona che si ama, gli altri non possono vederla con il tuo cuore.
Vado a farmi il caffè…. intanto spunta il sole, sono le sei e tutto va bene.
Fatto, buonissimo, c’è voluto il suo tempo, alla napoletana… lo sapete che la doccia è milanese e la vasca da bagno napoletana? Le cose vanno fatte con calma.
Ieri mi sono fatto un caffè turco, al cardamomo, un regalo della mia amica Lina da Madrid, lo faccio durare per tutto il viaggio, per pensare anche a lei. Sempre ieri ho incontrato due viaggiatori svedesi, facevano la Franchigena, li ho fotografati..
Sul monte Marmagna invece ho incontrato Raffaele Bruno con il suo cane, un lupo cecoslovacco di nome Uros (con l’accento sulla esse), Raffaele è originario di Agrigento, anzi ha precisato di S.Biagio Platani,mi ha offerto un sorso di grappa, quassù non c’è nessuno ma c’è tutto.
Sono le 7.24, smonto la tenda e mi rimetto in cammino, il vento comincia a rinforzare, il fuoco l’ho spento con la neve.


Il crinale del sentiero E1, chiamato anche doppio zero è entusiasmante, a volte pericoloso, sono passato su creste strette due piedi con strapiombi paurosi, in quei casi ero un bradipo, braccia e gambe con una lentezza fatta di attenzione e rispetto, il sentiero E1 è sicuramente più diretto, più panoramico ma non per tutti, in particolar modo per me! Gli amici del Cai di Chiavari mi avevano fatto le varianti per evitare i percorsi più difficili…. non le ho rispettate, ma da domani farò come hanno programmato loro.
Comunque oggi ho avuto roccia, neve, tanta neve e crinale sempre intorno ai 1800, i nomi dei monti li ho segnati sulle foto, ricordo l’ultimo… Monte Malpasso, arrivarci è stato faticoso, ma quando sono arrivato sulla cima ho gridato per tre volte KI KI KI SO SO SO LA GHYAL LO, frase che gridano i tibetani quando arrivano su una vetta, è un ringraziamento agli dei della montagna.
Il percorso odierno è terminato a Rigoso, ho cenato in un ristorante: tagliatelle, roastbeef con patate, insalata verde, formaggio, gelato, una bottiglia di Lambrusco e caffè per 20 euro!!!
Sto scrivendo dal Camping Val d’Enza dove mi hanno fatto mettere la tenda, doccia compresa per 9 euro, ho incontrato Miri, Alfredo, Scilla ed Enea che mi hanno fatto gli auguri di buon viaggio.
I titolari del campeggio sono gentilissimi e veramente ospitali.
Durante il cammino ho incontrato una coppia di Parma, e poi sono stato sempre solo, con la mia gioia e lo stupore dei panorami veramente incredibili, devo ringraziare il mio bastoncino sinistro e le scarpe GRONELL, il mio bastoncino destro, lo zaino, la tenda ed il saccoletto FERRINO, l’abbigliamento bello ed efficace della EGLE, le barrette ANDERSON, l’intimo MICO, la tecnologia RAFFO, ADMO che mi da valore e l’UNIVERSITA’ DI VERONA che ha creduto in me….. con questo coctail io devo solo andare avanti, con serietà, attenzione, rispetto verso le montagne e…… determinazione, si, senza quest’ultima non si può fare un viaggio come il mio.
Buonanotte.

11 maggio

Con calma ho sistemato lo zaino, equilibrando i pesi, quindi dopo il solito test ai punti 39 e 40, ho affrontato la salita verso il Cerreto.
Al Rifugio Sarzana c’era Adriano, il gestore, ho preso una fetta di crostata, un caffè e sono ripartito, nella discesa successiva un gruppo del Cai di Parma, allegri e simpatici si sono informati del mio viaggio e visiteranno il sito… così come una bellissima famiglia composta da Alfredo, sua moglie Antonella, le tre bambine Alda, Emma ed Irma ed una amica Canadese Tracey Bishop.
Al Cerreto c’era Alessandro ad aspettarmi con una bellissima sorpresa… ma io mi sono infognato nel raggiungimento del monte Pietratagliata, neve abbondante ovunque, segnavia assente perché coperto da metri di neve, non sapendo quale cima fosse il Pietratagliata, ho deciso di salire una parete priva di neve, mi sono portato da 1500 a oltre 1900 per poi fare una diagonale molto impegnativ a e pericolosa verso la cima più in basso dove scorgevo della gente.
Ce l’ho fatta, sono arrivato finalmente sul versante sud, il telefono a ripreso campo e Alessandro ha cominciato a vedermi scendere verso la valle.
La sorpresa:
un sacchetto con fave, salame, formaggetta,
C'erano anche altre persone: il gruppo "Trek e Mangia", Cristiana e Natascia di Parma
Che dire le è un grande amico, sempre presente, il mio braccio destro, è lui che trasmette le mie emozioni sul sito, è veramente prezioso.
Restato solo mi sono indirizzato al Residence B & B Passo del Cerreto dove ho cenato benissimo ed ora, dopo una doccia rilassante scrivo, in attesa del sonno che sta arrivando.

12 maggio

Ho dormito benissimo, ho lavato e steso ieri sera e stamani era già tutto asciutto. Ho dovuto aspettare le 9 per vedere arrivare la titolare, fare colazione e pagare 55 euro.
Non voglio raccontare cronologicamente il mio viaggio, ma trasmettere pensieri, curiosità, emozioni eccetera.
La partenza dal Cerreto è avvenuta lungo le piste di discesa in parte prive di neve e qui ho trovato un gioco molto utile, indovinare dove si potessero essere seduti dei gruppetti di sciatori a prendere il sole e guardare fra l’erba…. In tutto sette monete per € 3.80.
Passo Belfiore, passo Cavorsella, passo Pradarena, a leggerli così fa anche piacere ma percorrerli è stata un’impresa: pareti ripide innevate da attraversare con il cuore in gola, improvvisi muri che bloccavano il cammino da scalare con la neve che si infilava nelle scarpe, in alcuni casi un piede affondava e dovevi faticare non poco per uscire da quell’impiccio.
Da passo Pradarena il segnavia diceva: Rifugio Battisti 3 ore, erano le 16,10, ho mandato dei sms dicendo che alle 19 sarei stato al Rifugio Battisti…..
Ho trovato di nuovo tanta neve, ma questa volta in mezzo al bosco, neve fradicia anche perché ha cominciato a piovere, i piedi gelidi, lo sconforto che si impadroniva del mio consueto ottimismo ed il buio che avanzava senza poter vedere un cartello indicatorio.
Vedendo una cima priva di neve ho cominciato a salire con la disperazione dello sconfitto, arrivato sulla sommità non vedendo alcun rifugio sono crollato in ginocchio gridando la mia disperazione mentre un vento gelido mi percuoteva.
Mi sono rialzato e cercando intorno a me ho scoperto un sentiero molto ben tracciato, l’ho seguito e…. finalmente davanti a me è apparsa una piccola costruzione, una cappelletta dove lo spiovente del tetto poteva dare un parziale riparo alla pioggia ed al vento. Mi sono addormentato nel sacco a pelo, avvolto dalla tenda, ma al caldo finalmente.
Alle 5 dopo una bella colazione a base di salame, formaggetta e fave ho ripreso il cammino, ancora neve e questa volta più ghiacciata ma infinita, come in una diagonale che saliva ad un passo aggirando tutta una montagna, una carrareccia scomparsa completamente da metri di neve che intuivo dalle cime dei cespugli che delimitavano il bordo a valle.
Arrivato al passo sono sceso al Rifugio Battisti dove ho trovato una trentina di bambini, gli istruttori del Cai, il gestore ed il ragazzo che si occupa della cucina: Ben o Benny, di Reggio Emilia che mi ha portato una tazza di caffè latte, pane, burro, crostata…………….. INCREDIBILE !!!!!
Non vi sembra incredibile? Per me questo momento, qui, in maglietta di cotone davanti ad una stufa a legna, con la bocca dolce e le ciabatte……. Beh!!! Credetemi è INCREDIBILE !!!!

PENSIERI DURANTE IL VIAGGIO

Quando cammino ho a volte dei pensieri che vorrei fissare immediatamente sulla tastiera, poi quando cerco di ricordarli….non sempre riesco a trovarli fra i ricordi della giornata.
Quando ho visto il monte la Pania ed ho letto sulla strada asfaltata: Provincia di Lucca, mi sono venuti in mente i miei genitori, mi sono detto sono a casa…. Mamma, papà, mi vedete? Siete orgogliosi di me? Avevo le lacrime agli occhi, mi sono detto: questo non è un reality, basta con le lacrime, andiamo avanti.
E che dire degli attraversamenti delle pareti ripide con crosta di neve ghiacciata? Esaltanti e condotti con tecnica appresa al momento, ho fatto una foto su una dorsale di neve che dovrebbe rendere la difficoltà del passaggio.
Mi sono detto tantissime volte…attento Manfredi non ti fidare delle tue capacità, sii umile, attento,prudente… non ostante queste mie raccomandazioni sono volato a terra sbattendo la faccia un paio di volte, l’ultima durante un passaggio facilissimo su un sentiero stretto fra piccoli arbusti, un ramo si è impigliato nel laccio della scarpa, sono caduto in avanti a pochi centimetri da un sasso appuntito.
Ora smetto perché Ben sta apparecchiando, oggi mangio tutto e di tutto
Si, decisamente questo è il tipo di rifugio che tutti vorremmo trovare, sui monti, dopo aver camminato tanto, accogliente, gestito magistralmente, confortevole eccetera.
Il responsabile si chiama Roberto Bagnoli, titolare dell’Az: Agricola Casalia, Paullo di Casina (RE), mi dice che si trova “nelle terre di Canossa”, produce un ottimo vino Lambrusco e dell’ottimo Farro. Il cuciniere e tuttofare si chiama Benny Gualandri, di San Donnino di Liguria,

la  scuola di Quattrocastelli (RE)



13 maggio

La scuola che ho trovato quassù è di Quattrocastelli (RE), sono in gita scolastica e fanno anche esercitazioni di orientamento, bambini allegri e motivati, ben seguiti da insegnanti appassionati del loro impegno educativo. La sera ho avuto un incontro con i ragazzi per spiegare loro il motivo del mio viaggio, facendo riferimento al lato scientifico, alla comunicazione di ADMO, e sono stati molto interessati e colpiti dall’importanza della tipizzazione e dall’utilità che possono dare le cellule staminali emopoietiche. Ho mostrato loro il mio bracciale “ ARMBAND “ della SensorMedics e sono rimasti affascinati, come tutti, della mia futura traversata dello stretto….. come se fare circa 2000 km, invece, fosse semplice…
Al mattino del 14 sono partiti, io li aspettavo all’inizio del sentiero che li avrebbe riportati alle loro famiglie e tutti mi hanno dato il cinque, professori compresi.
Sono partito con un poco di tristezza e mi sono buttato subito verso sud, verso la tappa successiva che avrei dovuto e potuto percorrere in circa 5 ore…., la tratta invece, a causa della solita neve si è prolungata ulteriormente ed a pochi passi dal paesino di San Pellegrino in Alpe mi ha costretto ad una sosta in un capanno un forte temporale, la strumentazione che porto addosso non deve assolutamente bagnarsi e così sono rimasto ad aspettare che spiovesse.
Ho avuto dopo circa un’ora la visita di cinque tedeschi, che vedendomi all’asciutto hanno deciso di farmi compagnia, quando il tempo si è rimesso, insieme, abbiamo raggiunto il paesino, ci siamo sistemati all’albergo L’Appennino, abbiamo cenato ed ora eccomi qui a scrivere il resoconto della mia faticosissima giornata.

Considerazioni e Curiosità

Il conto al Rifugio Battisti è stato di € 15,00, colazione, pranzo e cena del 13, pernottamento, colazione del 14……. Fossero tutti cosi!!!!!
Durante la salita sul monte Prado ho udito due fischi assordanti, una bellissima marmotta!
In un bosco un branco di caprioli che gridavano forse a me di andarmene.
Il sentiero 633 che dal Passo di Lama Lite dovrebbe riportare sul sentiero “00”, era introvabile a causa della tanta neve, in questo caso, visto che non ci sono alberi, sarebbe opportuno piazzare dei pali segnaletici per far vedere dove passare, io sono dovuto scendere di quota fino a 1400 metri per poi risalire alla cieca, solo considerando che il crinale che vedevo fosse quello giusto … e per mia fortuna lo era, si, ero tornato a sfiorare i 1900 metri, con ancora tanta neve ma man mano che perdevo quota il percorso diveniva sempre più agevole.

15 maggio

Partito da San Pellegrino in Alpe alle 08,30m, fatto il test alle posizioni 1 e 2, questa è stata una gara contro il tempo, contro la neve ed il vento e contro la concentrazione, ho sbagliato per ben 3 volte… ma me la sono cavata egregiamente. Di nuovo tanta neve e mancanza di segnaletica perché coperta dal manto nevoso, panico mai ma frenesia si, ad un certo punto ho lasciato lo zaino su una roccia ed ho cominciato a perlustrare intorno, c’era anche la nebbia ma alla fine ne sono uscito vincitore. Secondo errore la mancanza di concentrazione mi ha fatto arrivare all’ Abetone con almeno un’ora di troppo, ho superato il bivio che mi avrebbe portato subito al traguardo e mi sono fatto un’ altra montagna da oltre 1900: l’Alpe tre Confini, ho inoltre proseguito perdendomi in una pietraia e per di più avvolto dalla nebbia, sono tornato indietro e quindi sono sceso direttamente lungo le piste fino in paese.
Il trekking, inteso come lo faccio io, è fatica estrema, non ho mangiato né bevuto, ho solo e sempre camminato, scattando foto, ammirando i panorami, pensando mille cose che avrei dovuto scrivere qui, ora, ma non le ricordo e sono troppo stanco, pertanto chiudo il collegamento e vado a dormire.
Alloggio all’Hotel Val del Rio, bellissimo edificio con camere arredate in maniera signorile, dotate di ogni confort… veramente una struttura di classe !!!
Il titolare, invece, tal Giancarlo Cardini, è il classico toscanaccio burbero, brontolone, insofferente, puntiglioso e tantissimi altri difetti…. ma siamo entrati quasi subito in sintonia ed alla fine, ma molto alla fine…. si capisce che è buono, gentile ed ha classe come il suo hotel.
Io ve lo consiglio
Hotel Val del Rio *** - via giardini 222 – 41020 Dogana Nuova (MO)- tel 0536 73901

Giancarlo e Signora



Giancarlo mi ha portato alla partenza del sentiero 00, che devo dire: il vento, la nebbia, la pioggia, la neve, questo coctail è micidiale, sarei dovuto arrivare per le 19.... non saprete mai a che ora sono giunto a Pracchia!!! Comunque io quando mi pongo un obiettivo.... lo raggiungo sempre, costi quel che costi.
A Pracchia c'è una casa GEA, una scuola elementare dismessa in cui ci sono circa 40 posti letto, bagni. cucinino.doccia calda, il tutto a € 9,00 al giorno, mi fermo qui 2 giorni così mi riposo e aspetto che il tempo si aggiusti.
Stasera grande mangiata di pasta, mezzo kg di pennette, un bicchiere di tavernello rosso e a letto.
Non ho molto da scrivere oggi se non che ho carattere da vendere, sono sempre sereno anche di fronte alle avversità, sono convinto che l'ottimismo porti fortuna ed il piangersi addosso, invece, non faccia bene....

17 maggio

Giornata a Pracchia, ho rilavato tutto perché ieri sera sono arrivato qua che sembravo un cinghiale, avevo terra, foglie, acqua, rametti infilati addirittura nelle tasche…. Ora è tutto ad asciugare, se domattina è asciutto e non piove forte riparto verso sud.. Prima tappa rifugio Pacini 22 km, quindi proseguo per Risubbiani… altri 21 km e qui mi fermo, sempre che non piova così forte da interrompere il viaggio al rifugio Pacini che ha un locale aperto per quelli che come me non prenotano.
La gente di Pracchia e dintorni è gentile e disponibile, vorrei segnalare il fornaio Giampaolo Betti, del Panificio-Alimentari Betti, mi ha dato schiacciata, un grosso pane ed un sacchetto di dolcini per 2 euro, alle 3 del mattino !!!
L’Albergo Melini gestito da Lorenza ed Alessandro sono stati ad aspettarmi fino a tardi, consigliandomi infine di rivolgermi ad un loro parente per farmi dare indicazioni per raggiungere il paese, ero nel bosco al buio!!!! Queste due squisite persone non potevano che avere due bambini meravigliosi, Niccolò di 5 anni e Carolina di 3….. ancora con il ciuccio!!!!
Verso le 16 è arrivata una banda di Lupetti, giovani Boy Scout che mi hanno sfrattato dal mio regno, avevo tutta la scuola per me…. e mi hanno rifilato in palestra, a dormire su un materasso per terra. Non dormo dalle ore 8 del giorno 16, sono le 18,30 del 17 maggio, a pranzo ho mangiato 4 hg di pasta asciutta ed una bottiglia di vino rosso….. ora, anche se non è l’orario per dormire, io mi metto in branda perché domani DEVO fare oltre 40 km, pioggia o non pioggia.

Pensiero del pomeriggio:

I bambini nascono liberi…. Con tutta l’educazione che noi imponiamo loro…. gli togliamo quella spontaneità, quella freschezza che forse un giorno si riprenderanno, quando saranno stufi di fingere, di scendere in compromessi ed allora…. Andranno a fare trekking per gli appennini.
Ciao

18 maggio

Stamani alle sei ero già sveglio, i lupetti dormono beati nei loro sacchi a pelo, mi lavo facendo pochissimo rumore, metto su il caffè che devo bere amaro perchè uno degli istruttori dorme davanti al mobile dove c’è lo zucchero, guardo fuori…. piove da matti e allora scrivo qualcosa, ma cosa devo raccontare?
Decido di lasciare ad Alessandro il racconto sintetico del mio viaggio e mettere sulla destra del blog un riferimento diretto al mio blog personale dove potrò essere… come sempre… prolisso.

Colazione con i verbi




Lupo Manfred ed i Lupetti di Pistoia




Lo sapete che i verbi intransitivi a colazion e fanno veramente bene? Gli istruttori: Akela, Bagheera, Chil, Mamma Raksha, oltre a farli giocare li stimolano anche con giochi intelligenti. Il gruppo Pistoia 2 è il "Branco Aldebaran" ed è composto da 29 lupetti

18 maggio, sono ancora qui, al ricovero, rifugio, ex scuola di Pracchia
, ci sto troppo bene, anche perché ho mangiato nel Ristorante Melini, dire che ho mangiato è riduttivo, diciamo che ho potuto godere della vista, del tatto e del gusto di opere d’arte culinaria,
i gestori poi sono qualcosa di atavico, ricordate l’educazione, la cortesia, la gentilezza, le belle maniere, la simpatia, la professionalità, lo stile, e tutto quello che c’era una volta? Ebbene io l’ho trovato e maledico l’acqua che cade dal cielo e la benedico nello stesso tempo perché sono costretto a restare qui, vorrei partire non immaginate quanto sia il mio desiderio di aggiungere qualche chilometro oltre ma nello stesso tempo qui ci sto veramente bene…. l’ozio è il padre dei vizi e fra le caramelle che mi hanno lasciato gli scouts e le comodità che ho qui… è veramente difficile chiudersi la porta alle spalle e andare.
Ho fatto e sfatto lo zaino almeno quattro volte oggi, sembrava che il tempo tornasse a calmarsi e poi, di nuovo pioggia torrenziale, a me non spaventa l'acqua se la prendo durante il cammino, ma partire e lasciare un posto caldo e asciutto è, credetemi, veramente difficile.
L’ho scritto e lo confermo, appena posso faccio una tirata di almeno 40 km..
La mia non è una villeggiatura, come diceva il Preside Fumagalli nell’intervista in Facoltà alla presentazione del Guya Trerkking, l’evento va interpretato come un momento ludico, piacevole, sereno, non solo sport estremo…… grazie Professore, si, confermo quello che Lei ha detto, ma io amo l’avventura e la sofferenza perché, come Lei ben sa, la maggiore soddisfazione si ha quando si merita qualcosa che si è fortemente voluto, io non merito questo agio, è semplice e quasi gratuito.
In ogni caso sono pronto a riprendere il cammino ora che ho superato la zona che sapevo più difficile, mi aspettano sentieri sconosciuti, paesi e gente che desidero incontrare, il mio progetto va avanti, anche in questi momenti apparentemente oziosi, oggi, al ristorante ho incontrato un gruppo di Pistoia, avevo al braccio il mio Armband e questo li ha incuriositi, abbiamo parlato di ADMO, della Facoltà di Scienze Motorie, dello studio che stanno facendo e faranno sulle reazioni del mio corpo durante questo viaggio, tutti hanno voluto avere l’indirizzo del blog per seguire, passo passo il mio cammino, ho visto dalle statistiche che le visite stanno aumentando e questo mi da una grandissima soddisfazione.

19 maggio

alle 6 sono partito, sentiero GEA verso il rifugio Pacini, raggiunto in 5 ore, poi ho continuato su altitudini non superiori a 1200 msl e sono arrivato a Montepiano con un temporale tremendo, per fortuna mi ero attrezzato bene e non mi sono bagnato, caprioli tantissimi ed un cinghiale che se ne è andfato via molto lemtamente quasi sapesse che io non faccio del male agli animali delle foreste. Da Montepiano sono andato a Resubbiani e da li dietro consiglio di un contadino ho superato il monte Coroncina pieno di ripetitori, il monte Tavianella e sono sceso a Roncobilaccio dove ho trovato l'AMERICA!!!!
FUORI ORARIO Snc di Petricola Silvia & De Santis Elisabetta, un Disco Bar, affittacamere, Ristorante.... un posto incredibile, stasera era il compleanno del figlio Simone e, dopo cena (tagliatelle fatte in casa con il ragù della nonna), c'è stata anche la torta, anzi le torte..... buonissime con un ottimo Ferrari, mentre il capofamiglia Tiberio stava alla consolle con musica da strappare i timpani.... dopo tanto silenzio e natura, un colpo di vita ci voleva... che diamine.
La gente, le persone, gli sconosciuti vanno cercati, trovati, bisogna comunicare con le persone, la gente è come noi, la gente vive, pensa, ama, soffre, vive, muore, la gente siamo noi, io voglio vivere sempre tra e per la gente, io sono un cittadino del mondo, io amo il mondo.

20 maggio

Oggi avrei dovuto essere a Casaglia, invece eccomi ancora a Roncobilaccio, a dire il vero non ci sto male, tutt’altro…. I gestori sono gentili, una famiglia. Domani viene a trovarmi Luca con un altro Garmin, il mio non funziona bene, sarà qui per l’ora di pranzo.
Giovedì cadessero blocchi di ghiaccio io parto, devo raggiungere con due giorni di ritardo la mia prima tappa tecnica e pensare che oggi sono arrivati su Tamara e Giuly, volevano incontrarmi, quando il gestore dell’agriturismo La Fontana me lo ha comunicato… la mia rabbia è aumentata.
Alessandro, come sempre molto carino, mi ha mandato una mail per tranquillizzarmi perché, dice, lo sapevamo che questo tratto era il più “difficile” sia dal punto di vista tecnico che da quello meteorologico.
Va bene, stasera pizza, a letto presto e domattina se non piove vado a correre un poco, non voglio poltrire.

21 maggio

Di nuovo pioggia, aspetto Luca tutta la mattina ed infine arriva, sistemiamo la faccenda Garmin, pranziamo e poi lui mi accompagna al casello, ci salutiamo e comincio a salire lungo la strada asfaltata, in breve arrivo al passo della Futa, entro finalmente nel sentiero “00”, comincia a piovere ma sono attrezzato, tuoni e lampi accompagnano un cammino scivoloso, fangoso, infido, scivolo a terra un paio di volte ma imperterrito proseguo, a fatica è triplicata dal fango, le scarpe sono pesanti, i piedi bagnati, mi viene in mente una canzone…. Nascendo tu hai fatto certamente nascere, un piccolo pasticcio in paradiso perché….. credo la cantasse Nei Seduca, cammino e canto e alla fine, sono le 21, arrivo al passo del Giovo di Scarperia: Albergo Ristorante Il Giogo, qui trovo Sonia, cara e dolcissima Sonia, mi fa cenare e dormire per 20 euro……….. persone così spero di trovarne tante durante il mio viaggio, lo spero proprio, tra parentesi il ristorante è bellissimo e la scelta del menù varia e molto ben curata, l’accoglienza va dalle 16 alle 18 persone, la zona è stupenda con ampi prati e panorama sulle valli, bisogna che finito il mio viaggio ci torni con più calma per gustare sia l’ambiente che l’albergo. GRAZIE SONIA

22 maggio

Sveglia con nebbia e pioggia, preparo lo zaino, mi vesto da rain man e parto verso Caaglia, il percorso è molto bello, piacerebbe a Chicco e Cristina che vanno a cavallo, a me un poco meno vista la pioggia battente, con un continuo saliscendi sperando in un rifugio lo raggiungo infine a Prato all’albero, rifugio Marconi, APERTO e accogliente, mi accendo il camino, scaldo l’acqua e mi faccio un caffè con la napoletana, resto nel rifugio una mezzora e tanto basta a ridarmi le forze per raggiungere la colla di Casaglia.
Ho un disappunto nel costatare che l’Agriturismo La Fontana non si trova li, ma ad altri quattro chilometri di strada asfaltata, li percorro ed infine trovo sulla strada la mia oasi: AGRITURISMO LA FONTANA – CASAGLIA.





Nadia e Sergio mi accolgono con vero calore, pranzo a base di fettuccine all’ortica con ragù casereccio tempi di lavorazione 48 ore, affettati misti e formaggi, mezzo litro di ottimo vino, caffè e grappa.
Subito dopo, alla antica e seicentesca fonte ho lavato tutta la mia biancheria sporca di fango.
Questo agriturismo sorge su un antica costruzione colonica del 1600, è stato ottimamente ristrutturato in agriturismo, adatto a tutti, in particolar modo per gli amanti degli sport equestri, qui si possono ricoverare gli animali in comode stalle fornite di biada e da qui partire per stupendi percorsi fra le colline del Mugello ( Chicco questo è per te), pertanto oggi è giornata di bucato, giornata di riflessione, qui ho trovato il pacco che avevo spedito con dentro le barrette Anderson, molto utili al mio sostentamento, domani avrò un test importante, e, penso, a malincuore sabato mattina dovrò lasciare questo paradiso per il mio solito inferno ( non è un inferno, è la realizzazione della mia idea, del mio progetto che andrà avanti costi quel che costi).
Stasera conoscerò Gianmaria, atleta del nuoto club Faenza, ha 13 anni e se tanto mi da tanto, visto il padre sarà sicuramente un gran bel ragazzo.

23 maggio

Ho lavorato ai gazebo che serviranno per il matrimonio di Luca e Serena, insieme a Domenico, Paolo, Carlo e Luca ci diamo da fare e verso sera è tutto pronto.
Alle 19,30 arrivano Tamara e Giuli, due miei carissimi amici, ceniamo insieme, passiamo una bellissima serata, quando ci salutiamo sappiamo che la nostra amicizia ci porterà di nuovo insieme al ritorno del mio viaggio, magari a casa mia.

24 maggio

Saluti e abbracci a Nadia e Sergio e via verso sud, verso una tappa apparentemente facile se non fosse per una stupida distrazione che mi porta inspiegabilmente sul sentiero 34, telefonate a Tamara e Alessandro, quindi dietrofront fino alla partenza di due ore prima e questa volta prendo bene la mira e vado avanti fino ad un capanno di cacciatori molto ben attrezzato, mi fermo, mangio e….. riparto senza la macchina fotografica!!! Me ne accorgo dopo oltre un’ora, lascio lo zaino ben nascosto e torno al capanno.
Quando arrivo allo zaino ho perso altre tre ore!!!
Arrivo al Passo Muraglione, al bar mi scolo due birre con pane e formaggio, quindi scendo in un prato e monto la tenda, verso le 22 sono nel sacco a pelo che cerco di dormire.

25 maggio

Non aspetto l’apertura del bar, faccio il test dei sei minuti al punto 8 e via verso Passo la Calla, stamani vado benissimo, non ho soste, incontro gente, si sa che durante le feste tutti vanno in montagna, mi presento, dico quello che sto facendo, distribuisco biglietti da visita, incontro un fungaiolo e ballerino di liscio: Giuliano Betti di Bertinoro (Forlì), simpatico e cordiale, mi promette un cd, me lo spedirà a casa, perfetto!!!
Nelle Foreste Casentinesi poi è un susseguirsi di incontri, la Famiglia Campomaggi e Severi, una coppia, un gruppo di amici.
Attraversare le foreste Casentinesi è semplicemente magico, non ho abbastanza aggettivi per descrivere l’emozione che ti da essere parte di questa natura, i faggi si susseguono come fossero persone che ti aspettano e tu sei felice di essere atteso, guardato, salutato, vorresti abbracciarli tutti, appoggio la fronte sudata in un tronco enorme e lo bacio due volte.
A pochi chilometri da Badia Prataglia incontro Gerard, un ragazzone olandese di almeno due metri, proseguiamo insieme e andiamo nello stesso albergo, il Giardino, mangiamo veramente bene, genuino.
La signora Lia, molto simpatica, (non per niente romagnola) mi racconta del suo cane, praticamente non la smette di raccontarmi tutto quello che questo cagnetto ha combinato, riesco finalmente a chiudere la conversazione perché voglio scrivere queste mie memorie finché sono vive nella mia mente, poi tornerò da lei, perché io amo ascoltare la gente, ma dopo, dopo le mie memorie please!

Comunque oggi sono stato fortissimo, ho macinato oltre 35 km in dieci ore, soste e chiacchierate comprese, stasera mi regalerò anche una birra doppio malto e poi a nanna.

26 maggio

Sicuramente oggi ho avuto una grandissima idea, abbandonare Gerard al suo destino, si, perché io credo molto in me stesso, credo che da solo, senza interventi esterni il mio agire diviene magico ed imprevedibile.
Probabilmente sentivo che qualcosa non andava con questo compagno trovato sul sentiero, quel qualcosa non era altro che l’impossibilità di agire d’istinto.
Sono così partito lasciandogli un biglietto nello scadentissimo inglese che conosco, ho attraversato Badia Prataglia sul sentiero GEA fino alla segheria, in quel punto il sentiero indicava di entrare nel bosco per arrivare a Passo Mandrioli, lasciato l’asfalto mi sono finalmente trovato nell’ambiente a me più congeniale; oggi fra gli alberi si stava benissimo, un poco meno allo scoperto, penso che in certi punti avremmo toccato sicuramente i trenta gradi.
Un susseguirsi di salite e discese, fatte con un buon ritmo fino a Chiusi della Verna, graziosissimo paese, quasi perfetto, ordinato, pulito, curato nei particolari, abitato da gente cordiale.
Qui, seguendo i consigli di un contadino ho preso per La Rocca, sentiero 44 e….. mi sono perso, tuttavia io ho sempre asserito che è bello perdersi e qui, ora, posso dimostrarne il perché..
Sono capitato a Pietra, una piccolissima frazione composta per lo più da case diroccate o disabitate.
Mentre cercavo di capire dove mi trovavo è giunto un fuoristrada con a bordo un tizio barbuto, inizialmente direi sbrigativo e vago, poi, improvvisamente cordiale ed ospitale.
Alla sua offerta di un bicchiere di vino, ho accettato prontamente, non mi sono seduto sulla sedia sgangherata che lui ha fortemente affermato essere la sua, ma su una sedia decisamente molto più nuova, ho bevuto il suo coctail composto da; the, limone, campari e vino bianco ed abbiamo parlato. Vedere l’interesse negli occhi di chi ti ascolta e percepirne la condivisione, è un grande regalo che solo le persone intelligenti e buone sanno darti.
Il suo nome è Boris, insegna grafica all’Università di Firenze, un tedesco che parla molto bene l’italiano, una persona eccezionale, non dirò tutto quello che ci siamo detti ma certamente un bellissimo incontro, sono felice di aver seguito il mio istinto, sono felice di aver conosciuto Boris.
Buona fortuna amico, e che la solitudine e la pace sia sempre con te.
Solo ora mi accorgo, essendo entrato nella spiritualità, di non aver parlato dell’Eremo di Camaldoli, quello che tutti vedono e che tutti provano l’ho visto e provato anch’io, sicuramente, ma c’era troppa gente, troppo chiasso, bambini, sigarette, telefonini, profumi e gioielli, belle donne e parole, parole che ti avvolgevano e ti soffocavano.
Quello che ho potuto percepire me lo sono conquistato: Dom Adelelmo, con la sua mania di vendere nel botteghino oggetti per poi mandare il ricavato alle missioni, Dom Osvaldo, genio dell’informatica, ha informatizzato tutta l’antica biblioteca e pare che sia richiesto spesso altrove per risolvere problemi sulla rete!!!
Infine il frate meccanico incaricato di far funzionare le innumerevoli turbine ad acqua disseminate ovunque scorra il prezioso elemento, questo geniale frate inoltre costruisce organi, addirittura con canne e cassette ( le cassette sono una parte fondamentale per il suono) in legno!!! E suona divinamente.
Questi frati dividono la giornata in tre parti:
Otto ore per riposo e cura personale, otto ore per lavoro continuo ed altre otto ore per preghiera e studio, ora se si pensa che le liturgie durano circa tre ore, le altre cinque, per tutti i santi giorni, sono dedicate allo studio ed alla meditazione. Posso affermare di essermi trovato di fronte a veri pozzi di scienza, altro che fraticelli!!!!
Torniamo al momento in cui ho salutato Boris; prendo il sentiero 47, del resto era il sentiero del mio anno di nascita, non poteva tradirmi e non mi ha tradito: fra sali e scendi in colline piene di papaveri sono arrivato ad una strada asfaltata, il cartello stradale indicava: Pieve S. Stefano, 6 km.
Sono arrivato in quel paese passando sotto una superstrada percorsa da camion, ho trovato gente chiassosa, macchine e motorini, cattivo odore, cioè odore di città…. Mi sono lasciato il tutto alle spalle, cercavo un prato per mettere la tenda, ma tutti i prati erano privati, recintati, ho chiesto ad un anziano in un parco dove poter andare, e questo sant’uomo ha detto una parola magica: CERBAIOLO.
Finito il paese si sale verso un colle, curva a sinistra e poi discesa, a metà un cartello indica: CERBAIOLO.
Salgo lungo una strada sterrata, ad ogni curva mi aspetto di vedere l’Agriturismo, il B&B, la Pensione, l’affittacamere….. niente, dopo la curva un’altra salita e niente, il sudore e la stanchezza stanno per sopraffarmi, continuo a camminare ormai al limite delle mie possibilità con la disperazione che avevo già provato la sera prima di arrivare al Rifugio Battisti, non so quale strana energia sia subentrata in me, sta di fatto che, improvvisamente una croce, una scritta: EREMO DI CERBAIOLO.
Sollevo lo sguardo incredulo……
Arroccato, si, arroccato significa costruito nella roccia, sulla roccia, fra la roccia, in una magica atmosfera… l’Eremo.
Assopita, di fronte ad uno spazio infinito, in un principio di tramonto, nella sacra pace, circondata da morbidi ed affettuosi gattini, una bellissima persona: Chiara.
Mi presento a lei con queste frasi: -sono felice, sono felice, sono felice-
Siedo, osservo la grandiosità del panorama, il lago artificiale ma bellissimo in cui e da cui transita il Tevere, riposo qualche istante e poi, accompagnato dalla mia ospite entro nell’Eremo, prendo possesso di una cella, mi lavo, scendo a cenare ed improvvisamente scorgo Bamby, un Allocco che vive in cucina, sullo scurino della finestra, sì signori, un Allocco vero e vegeto che ad una certa ora, stimolato da Chiara, dopo aver effettuato parecchie prove, spicca il volo e va a mangiare la carne cruda che la sua benefattrice ha posto su un mobile, mangia e poi, dopo altrettante misure o non saprei come definirle, riprende lo slancio per posizionarsi verso le travi dove la luce non può turbarlo.
Chiara ed io restiamo per tutto questo tempo, in silenzio, ad osservarlo.
Io ho sentito, fra questi due esseri, una comunione incredibile, sono due entità che si conoscono, si rispettano, si amano, sono dipendenti l’una dall’altro, senza interferenze, con il rispetto e la giusta considerazione, senza prevaricazioni né imposizioni, nella serena armonia che la natura ci ha dato.
Io lascerò qui uno dei tre sassi che ho portato con me, qui fra queste mura dell’anno 706 e che pertanto hanno compiuto 1300 anni, qui ho pregato per me e per tutti i miei cari con una devozione intensa.

28 maggio

Sveglia da Eremo, colazione abbondantissima, e dopo i saluti a Chiara, con molta emozione lascio questo posto magico, dimentico il mio cucchiaio, un motivo in più per tornare, assolutamente!
Salgo al passo Viamaggio, prendo un caffè al bar e continuo a camminare, tratta molto lunga, 34 km, senza trovare un paese, per fortuna visto il caldo, la maggior parte del percorso è nei boschi, ma è un continuo saliscendi.
Verso mezzogiorno trovo due operai al rifugio della forestale, mangio con loro e accetto volentieri il caffè che mi offrono, li fotografo e mi faccio dire anche il loro nome per scriverlo qui, Stefano e Arnaldo, belle persone, gentili e affettuosi, come tutti quelli che incontro
Sono arrivato a Baida Prataglia convinto che un così bel nome appartenesse ad un antico paese, invece appartiene ad un passo, nient’altro che un passo.
Scendo allora per trovare qualcosa di utile…. e lo trovo, una casa disabitata, in buono stato, con addirittura una rete, anche se non c’è il materasso io ho il sacco a pelo, perfetta!!!
Mi faccio il fuoco, mangio una busta di risotto al tartufo per due, poi una busta di risotto agli asparagi per due, poi un buon caffè ed eccomi qui a raccontare la giornata.
Oggi camminando ho avuto mille pensieri, cose che ora non ricordo ma che sarebbe stato molto bello poterle scrivere, bisogna che appena ho un pensiero bello lo trascriva da qualche parte.
Oggi sono 20 giorni che cammino, un bilancio?
Sto benissimo, il peso dello zaino ormai è parte di me, mi accorgo di averlo solo durante le ascese impegnative, vado in quei momenti pianissimo, ma non mi fermo.
Ce la faccio, si, sono certo anche perché le notizie che mi arrivano sono molto buone, il giornale della mia regione si sta interessando a me, questo mi da una grandissima soddisfazione.
Senza i miei sponsor tuttavia non sarei così certo di farcela, ho materiale di altissima qualità, devo ringraziare tutti, veramente, anche il CAI di Chiavari che mi ha elaborato delle tappe perfette.
Sono in Umbria e ci rimarrò per sei giorni e poi, finalmente entrerò in Abruzzo, per me Barrea è una tappa importantissima, sia per la manifestazione di ADMO, che per un motivo psicologico, dopo l’Abruzzo entro decisamente nel sud, questo significa che sono sicuramente a metà percorso, avrò uno zaino molto più leggero ed avrò alle spalle tanta, tanta strada già fatta.
Forza Manfredi, vai che sei solo!!!

29 maggio

UMILTA’, ci vuole umiltà… invece io, come al solito, con la mia presunzione faccio dei pasticci: ho vagato per un’ora perché convinto di aver trovato la direzione giusta… invece sono dovuto tornare sui miei passi e osservare bene, il sentiero è tracciato, basta stare attenti, concentrati.
Sono così “ripartito” alle nove e attraverso fango del temporale notturno e fango dell’improvviso temporale che si è scatenato verso le 11, dopo 7 ore sono arrivato a Bocca Serriola.
Di questa tappa non ho segnalazioni da fare, boschi e sentieri, carrarecce e di nuovo boschi, devo dire che questa tratta è segnata poco e i segnavia che si trovano sono ormai vecchi e sbiaditi, in più si sono aggiunti i boscaioli che hanno tagliato molti alberi che portavano il segnale.
Comunque ora sto bene, ho fatto la doccia ed alloggio in un appartamento sopra il bar/alimentari, tra poco mi dovrebbe chiamare il giornalista del Secolo XIX, sono molto stanco.
Devo spendere due parole per il luogo che mi ospita, Bar della Cima, gestione familiare, Elda la mamma, Paola la figlia, Alessio il giovane figlio di Paola, tutti veramente gentili, mi hanno trattato benissimo, ho mangiato forse anche troppo, ma con dell’ottimo vino stasera dormirò come un ghiro.

30 maggio

Stanotte temporale, verso le due mi sono alzato convinto che fossero le sei, visto l’orario mi sono scaldato un the e di nuovo a dormire, alle sei e mezzo sono sceso per colazione, alle sette ho fatto il test e via verso Acquapartita, dopo poco asfalto è iniziata una carrareccia che con lievi dislivelli in due ore mi ha portato alla meta. Alla mia sinistra i monti Catria e Nerone cominciavano a coprirsi di nuvole, infatti dopo poco ha ricominciato a piovere, acqua leggera, quasi nebulizzata, ma quasi tutto il percorso era ben battuto, si vede che queste montagne sono spesso raggiunte da escursionisti, segnali ben visibili, All’arrivo del temporale mi sono rifugiato nel paese di Colo del Lupo, ho poi proseguito sempre con la pioggia fino al paese di Tranquillo, di nome e di fatto, non c’era anima viva!!! Guardo l’orario, le 17,40, un cartello indica Scheggia 9 km,m tempo di percorrenza tre ore… che faccio? Riparto, si, subito senza pensarci due volte, sono fradicio, dormire in tenda non se ne parla, con frenesia, per non farmi prendere dal buio vado, subito in salita (tanto per fare le gambe), poi carrareccia, bosco, prati, bosco di nuovo ed infine un dolce suono, le macchine, ci sono!!! Nemmeno fossero stati miraggi, sentivo le macchine ma ero sempre su questa benedetta strada bianca, piena di rigagnoli…. Finalmente dopo circa un’ora arrivo alla statale 298, giro a destra, poi fermo una macchina – scusi Scheggia da che parte?- Avevo preso la direzione sbagliata!
Alle 20,20 ho toccato con la fronte il cartello con la scritta di Scheggia, gemellata con una città in provincia di Udine.
Ora sono lavato e profumato, in un comodo B&B, troppo stanco per cenare, solo poche righe per segnalare queste belle persone che ho incontrato:
Nino e Giorgiana, lui un grande uomo ed un nonno affettuoso, lei la barista del bar dove ho incontrato Nino
Andrea, Presidente del Cucco Mosca Club, un ragazzo meraviglioso, un buon amico che vorrei vivesse vicino a casa mia per poterlo vedere più spesso
Francesca Marocchini con il suo cavallo Ghibli…. Campioni Italiani di Trek sulle distanze dei 1500,2600 e 2700.
Per stasera basta, vado a letto, domani resto qui, devo lavare tutto, sono pieno di fango.

Grande trekking oggi 26 maggio per Manfredi, quasi 5o km sulla carta, ma con indicazioni da parte di contadini riesce a raggiungere prima Chiusi della Verna e poi, complice un provvidenziale errore che lo fa transitare da Pietra dove incontra un professore universitario tedesco che insegna a Firenze, riesce ad arrivare a Pieve di S.Stefano. Non contento del caos cittadino e della superstrada Anconetana piena di Tir, si allontana dal paese e sale, sale, sale... fino in un Eremo magico, incredibile: l' Eremo di Cerbaiolo.Qui resta tutto il giorno 27, a lavorare fra capre, cani, gatti e vetri da pulire, prepara da mangiare e lava i piatti... insomma bisogna pur rendersi utili ogni tanto!
Il giorno 28 maggio con immensa tristezza lascerò suor Chiara della Piccola Fraternità Francescana di S. Elisabetta, classe 1925, che gestisce tutta sola, con grandissima dedizione questo Sacro Eremo eretto oltre 1300 anni fa.... per entrare in Umbria.Potete inviare denaro per far sopravvivere questa sacra ed incredibile struttura indficando le seguenti coordinate bancarie:
ABI 1030CAB 71570C/C 3764.14
INT Piccola Fraternità Francescana di S. Elisabetta - Cerbaiolo 52o36 - Pieve di Santo Stefano (AR)
Io ci tornerò, l'ho promesso ed io mantengo sempre le promesse, credetemi è un posto incredibile, qui ho lasciato una delle tre pietre prese sul Monte Ramaceto, pietre che volevo portare ad Erice, non chiedetemi perchè ma sappiate che per me hanno un valore emotivo grandissimo.


29 maggio, una tratta segnata dal fango, da un temporale violento e da tanto bosco, con discesa fuori sentiero e alla fine altri 4 km di asfalto, il risultato è stato ottimo, bar della Cima, gestito da una bella famiglia, con ottimo vino, bell'appartamento e si mangia molto bene

31 maggio

Giornata decisamente umida e fangosa, ma questa volta Manfredi aveva con se un buon carburante, vino rosso favoloso e a forza di sorsi e passi è andata a finire che il sentiero si è perso, il tragitto è passato tutto su asfalto, qui da un bar all'altro ha incontrato Nino, bella persona, Giorgiana, bella ragazza, Andrea..... questo è un amico, questo non ne parlo solo per cronaca, Andrea è quell'amico che mi manca, è il presidente del Cucco Mosca Club, un club di appassionati alla pesca alla mosca... un ragazzo stupendo, che mi dispiace di aver lasciato per strada.
A Scheggia ho alloggiato al B&B il Vecchio Granaio, niente da eccepire su questa magnifica sistemazione, elegante e perfetto nei particolari.
Accusavo un dolore alle spalle, mi ha messo a posto Beatrice Edera, del Centro Edera di massoterapia, tra parentesi gestisce un B&B......sarà per la prossima volta


Oggi ho fatto allenamento, sono salito sul monte Cucco, piana delle Macinare, sono arrivato a Val di Ranco, non ho trovato il posto tappa in cui avevo spedito il pacco con il materiale, ho pensato che forse si trovava in Val Sorda e mi sono incamminato su un crinale bellissimoi, poi ho telefonato all'Agriturismo Ranco di Sopra..... si trova a Pianello, prima di Cagli, c'ero due giorni fa.....
Sono sceso a valle verso Sigillo, prima dfi arrivarci ho incontrato tre fatine: Sandra, Miirella e Anna Maria, che impietosite della mia disavventura, con la complicità di Alberto del Caseificio Camaggioretto, che ha contribuito con una formaggetta al tartufo, mi hanno apparecchiato la tavola, con salame, focaccetta e birra...... infine il caffè!!! Il tutto offerto da loro!!! Gestiscono il Ristorante BALSONE DEL LUPO
Arrivato a Sigillo, ho trovato un gruppo di nati nel 1968 che stavano partendo in pullman privato per il mare Adriatico, passando da Cagli.... sono andato con loro ed ora alloggio al B&B la Concia, a Cagli e sto benissimo, domani vado a recuperare il pacco

Stamani primo giugno sveglia presto e accompagnato dal titolare del B&B La Concia sono arrivato a Pianello, ho contattato Gianmarco ed Elisabetta dell'Agriturismo Ranco di Sopra che mi hanno consegnato la scatola del materiale che avevo spedito.
Gianmarco mi ha riportato a Cagli dove saldato il conto dell'agriturismo ho cominciato a camminare verso Sigillo.
Ad un certo punto si è fermato un ciclomotore condotto da Primo, vulgo Pippo. Pippo o Primo non è altro che quel grand'uomo che giorni fa, passando dal suo locale, mi aveva accolto con vera amicizia offrendomi anche una grappa speciale per la mia borraccia.
Primo o Pippo gestisce con la signora Adriana il Ristorante Girasole, all'uscita di Cagli, direzione Compiano, vicino alla graziosissima chiesetta di S. Geronzo, Patrono di Cagli.
Ebbene, gente mia, amici si diventa, generosi si nasce, e si muore tutti, ma Primo ha un cuore d'oro..... sono stato alla sua tavola, gradito ospite, a mangiare bene, anzi benissimo, non esagero , ero veramente in famiglia!!!!!!!!!!
C'era anche il nipote Michele di anni 16, un nuotatore, studente ITIS che forse, sentendomi parlare, avrà un futuro più avventuroso senza tralasciare gli studi e le buone maniere che i nonni ed in piccolissima parte io, spero, gli abbiamo trasmesso.Dopo mangiato, ci siamo salutati, spero nei prossimi due mesi di non farmi più rivedere da loro, poi si vedrà...
[Photo]IGNAZIO

Ho ripreso a camminare, dopo circa 9 km sono transitato davanti allo stesso bar, nello stesso paese, Pontedasso di Cantiano, dove ero passato due giorni fa.... e c'era ancora lui, Paolo Panico, per gli amici IGNAZIO, ex dirigente amministrativo delle F.S. a Roma, Foligno, Falconara.... è rimasto così dispiaciuto della mia disavventura che è saltato in macchina e, a viva forza, mi ha riportato a Sigillo, da qui ho ripreso il solito durissimo asfalto fino a Gualdo Tadino, dove sono giunto alle 22


2 giugno

Come al solito io mi sveglio alle 5, faccio tutto con calma, per prima cosa devo sistemare lo zaino, predisporre che tutto ciò che mi può servire sia subito a portata di mano. Inizio la salita da Gualdo Tadino insieme a molta gente, tutti hanno lo zainetto, ad occhio e croce il più pesante che ho visto sarà pesato 3 kg….
Parlo con tutti, più avanti incontro Domenico in bici, saliamo insieme, poi io prendo il sentiero e ci dividiamo, lo ritrovo poco dopo insieme ad un suo amico: Enrico, arriviamo insieme sulla vetta e li troviamo Giovanni e Gianna, lui è il Priore della Confraternita SS Trinità, ci fotografiamo e stiamo un poco insieme, belle persone, affettuose e cordiali, finora ho trovato solo gentilezze e amore… spero che continui sempre così.
Mi dirigo verso il crinale, monte Nero, monte Penna, monte Termine, monte Alago…. Sempre sotto la pioggia, arrivato sul monte Alago trovo un ristorante, ma ho una incomprensione con il titolare, me ne vado sotto la pioggia, deluso ed amareggiato, scendo a Nucera Umbra, piove forte, sono le 20 quando arrivo davanti ad un ciliegio carico di frutti maturi, ne mangio tantissimi ed arriva una signora con il suo cagnolino, le chiedo se può indirizzarmi verso un ristorante, un albergo…..
Lei ha un Bed & Breakfast!!!!! La seguo, arrivo alla casa…. Villetta con piscina, attrezzata di tutto, Luca, il figlio, gentilissimo, lo sapevo… io sono sempre fortunato, stasera razione doppia di riso, e poi doccia e a letto, domani si ricomincia


3 giugno

Sono a Nocera Umbra, ospite del B&B ARMILLEI in località Folignate, proprio lungo il sentiero che da Nocera porta su a monte Alago.
Sento il dovere di parlare di questa struttura non solo per la location, direttamente sul tracciato, ma per tutto quello ho trovato, privacy, perfezione nei particolari, qui c’è tutto: biancheria, tv, radio, zona cottura, alimenti di prima necessità pronti per l’uso, piscina, giardino…..
Sto benissimo, ho lavato la roba sporca, ho tolto il fango su di me ed ora mi nutro, mangio di tutto e sempre, passerò l’intera giornata a mangiare e da domani si ricomincia.
Di bene in meglio, vista la mia magrezza Luca mi ha consigliato il Ristorante di Piazza Grande, in cucina c’era Feliciano, sua figlia Federica mi ha portato: tordelli ricotta e noci al gorgonzola, tagliata con rucola pomodorini e grana, vino, dolce, caffè… tutto buonissimo e, veramente alla mia portata, un prezzo da amici. Feliciano poi, classe 48, fungarolo accanito mi ha sorpreso per la sua dolcezza e amabilità, non per niente anche lui è umbro!
Devo affermare che la verde Umbria non è solo il polmone d’Italia, ne è anche il cuore palpitante, generoso, sincero, vero.

Il 15 devo essere a Barrea, pertanto domani Colfiorito – Castelluccio di Norcia tutta una tirata.
Quindi da Castelluccio a Forca Canapine, Accumuli, Amatrice, Lago di Campotosto…. Entro finalmente nel Parco Nazionale dei Monti della Laga e del Gran Sasso.
San Pietro Assergi, Campo Imperatore, sentiero della Valfredda.
Dovrei entrare nella “Freedom Trail” che mi porterà a Rivisondoli, lungo il Parco della Majella.
Da Rivisondoli arrivare a Villetta Barrea, il camping la Genziana, il mio amico Pasetta… sarà uno scherzo e siccome io devo esserci per il giorno 14, questi prossimi km li faccio piano, pensando a nutrirmi perché dalla partenza ad ora ho perso 9 kg… e non ero per niente grasso, anzi ero magro!!!

4 giugno

Sveglia alle 5,30 e colazione abbondantissima, appena in strada decido subito di andare a Colfiorito, strada asfaltata, il sentiero a detta della gente del posto è impraticabile ed a vedere le montagne avvolte dalle nuvole penso di aver scelto la soluzione più accorta.
Certo che camminare sull’asfalto è faticoso e pericoloso per via dei numerosi camion, ma a poco a poco supero Colfiorito, Val s. Angelo, Fiume, Pieve Torina, qui incontro quattro “giovanotti” al bar che mi guardano incuriositi, spiego loro cosa sto facendo e….. diventiamo amiconi, questa è la foto, da sinistra ARMANDO, EDOARDO,TANIA (la barista), ANTONIO E RAFFAELE
[Photo]
Dietro il loro consiglio salgo a Gallano e ritrovo la provinciale per Visso dove giungo durante un temporale.
Altro bar, altri amici che mi offrono da bere, birra e caffè, poi mi dirigo all’hotel Elena dove sono accolto con gentilezza e comprensione…..
Domani mattina salirò sempre lungo l’asfalto a Castelluccio di Norcia dove ritroverò il SENTIERO ITALIA, credetemi l’asfalto è tremendo, il sentiero è a volte anche più duro, ma sei fra alberi, con panorami incredibili, immerso nella natura, fra sole ed ombra, a volte non ti accorgi che hai camminato di più perché cammini circondato da mille immagini, avvolto da mille pensieri e appagato da mille passi fra cielo e terra, fra profumo di fiori e animali selvatici, camminare sul sentiero vuol dire aprire ogni volta gli occhi su qualcosa di magico, d’irripetibile.



5 giugno

Momenti magici, irripetibili, vi siete mai chiesti a volte perché le cose succedono? Gli arabi dicono kan maktub… è stato scritto, il fato, il destino. Ma allora non siamo noi che prendiamo le decisioni? Cosa c’è dietro ad ogni nostro momento?
Perché ho iniziato con questo mio pensiero? Ebbene oggi ero a Castelluccio di Norcia, affascinato da ciò che vedevo, un posto che non credevo possibile esistesse nella sua completezza, la grandiosità del panorama, la perfezione delle forme, i colori, quel senso di pace e rispetto, uno stordimento per trovarsi “dentro” a qualcosa di unico e farne parte…
Mentre mi dirigevo verso Forca di Presta, il passo che mi avrebbe condotto a valle, lungo un sentiero circondato da campi coltivati a lenticchie e farro, in lontananza, c’era qualcosa che nella giornata plumbea era illuminato dal sole, una figura bianca in mezzo ad altre scure, più mi avvicinavo e più non capivo di cosa si trattasse.
Giunto a pochi metri ho visto un sacerdote in abito talare che celebrava la Santa Messa, intorno a lui dei frati cappuccini, mi sono sentito attratto, ho posato lo zaino ed ho partecipato intensamente alla liturgia, durante la Santa Messa ho sentito le lacrime inondare i miei occhi e durante l’Eucaristia, quando il celebrante è venuto da me per offrirmi la comunione io gli ho detto che avevo mangiato poco prima, lui mi ha chiesto – Puoi farlo? – io gli ho detto si, mi sono comunicato.
Quel “puoi farlo” ora comprendo voleva dire se io, in cuor mio, mi sentivo degno.
E’ stato come confessare in pochi secondi i miei peccati, le mie debolezze, quel sant’uomo mi ha letto dentro, ha compreso i miei dolori, e la sua offerta del corpo di Cristo è stata una tacita assoluzione.
Lui, il celebrante è fra Orazio, gli altri sono: Alberto, Angelo, Francesco, Bertrand, Frederick e Giacomo, appartengono ai Frati Minori Cappuccini di Camerino (Rena Cavata).
Poi, con l’allegria che li distingue, si sono messi a mangiare ed io con loro.
Al commiato abbracci e scambio di indirizzo internet…. Che vi credete che i frati non navigano?
Sono ripartito e come per magia ha cominciato a grandinare, un temporale violentissimo che mi ha accompagnato ad Amatrice, fra asfalto e schizzi delle macchine.
Qui alloggio nell’Albergo Roma, Antonio ed Alessio…. praticamente mi hanno adottato, stasera Alessio mi ha fatto sentire la pasta all’Amatriciana bianca e poi la pasta all’Amatriciana rossa, poi voleva farmi sentire dell’altro, ho detto basta, ma li trovo tutti io? Ma i cattivi, gli scontrosi, i maleducati, gli egoisti… dove sono? Ma che mi succede?


Quest'uomo si chiama Lorenzo Papa, l'ho incontrato, per caso, ma forse no, è un buono, un uomo vero

Signori miei sono arrivato in un posto INCREDIBILE, dovete solo venirci per comprendere tutto quello che le mie parole non possono descrivere. La "fioritura" non è ancora in atto ma dalle foto che sono qui esposte, nei locali della piazzetta dev'essere uno spettacolo unico al mondo.
Fra i tanti esercizi commerciali e turistici ho scelto IVAN s.r.l. da Ciorro il Gualdese, vendono prodotti tipici, lenticchie, le famosissime lenticchie di Castelluccio, formaggi, salumi, tartufi, tutto per il palato e la loro gentilezza ed ospitalità è stata veramente eccezionale.

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La piana di Castelluccio si estende per 18 km ed è circondata da un cordone di colline e montagne della catena dei Sibillini, nel mese di giugno si cosparge di un tappeto di fiori talmente spettacolari da essere noto con l'appellativo di Fioritura dei Piani.
I fiori diventano i protagonisti del paesaggio quando grandi distese di papaveri si alternano a estensioni di margherite, la veccia gialla che infesta i campi della lenticchia, genzianelle, narcisi, violette, anuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant'altro.
Castelluccio rende omaggio alla rinascita della natura con la Festa della Fioritura o Fiorita, che generalmente ha luogo nella seconda o terza domenica di giugno.
La contemporanea fioritura di diverse specie di fiori crea una tavolozza unica, accompagnata dalla colonna sonora del canto di allodole e quaglie che nidificano in queste terre.
I fiori a miliardi, i profumi inebrianti, l'aria mite, il buonissimo cibo sono il cuore della festa ma se si vuole essere sulla scena della fioritura della lenticchia al momento giusto, la cosa migliore è telefonare al Servizio Turistico Territoriale ed informarsi.
Naturalmente, non in tutte le stagioni il gioco dei colori della fioritura raggiunge il top, ma comunque lo spettacolo ripagherà ampiamente il visitatore per la fatica necessaria per arrivarci.
L'appuntamento della Fioritura e' oggi diventato un'importante occasione di turismo per Castelluccio di Norcia, con le migliaia di visitatori che si disperdono in tranquille passeggiate, trascorrendo la giornata in liberta'; oppure facendo sport o assistendo a manifestazioni di intrattenimento, di anno in anno diverse, allestite dalla pro loco.

6 giugno

Ho dormito proprio bene, infatti mi sono svegliato alle sette e trenta, sono andato al bar nel corso principale: caffè Patrizia, il titolare di nome Settimio mi ha chiesto dove fossi diretto, gli ho detto Erice e sono partito dalla provincia di Genova…. Magnate due bomboloni e pijate un cappuccino che offro io!!! E se n’è andato ad accompagnare il figlio Valerio a scuola….
Che ve devo di, sti laziali so proprio gajardi…. Ops scusa Settimio sei mica Romanista?
Comunque anche Amatrice mi ha lasciato un bellissimo ricordo, ho fatto tutto asfalto fino a Preta, qui ho ripreso il Sentiero Italia quasi fino a Campotosto, li ho deciso di nuovo per l’asfalto fino alla diga sul Rio Fucino dove sono tornato sul sentiero, alle 19,30 sono arrivato alla Locanda del Cervo, a due passi da Nerito. Mi ha accolto un mio coetaneo, classe 47, Adolfo Moriconi, il titolare della Locanda, un locale bellissimo, elegante e ottimamente posizionato, sulla statale 8o e sul Sentiero Italia
Oggi non ha piovuto e spero tanto che per sabato e domenica il tempo sia bello perché salirò ben bene, siamo sul Gran Sasso!!!!
Etichette: escursione, locanda del cervo, parco nazionale gran sasso e monti della laga, trekking

7 giugno

Sveglia alle 5, colazione preparata da Adolfo divorata in pochi secondi e poi via, verso il sentiero.
Il camminare è un gesto naturale, non si pensa alla distanza da coprire, non si pensa alla fatica, tutto avviene al momento, lo spazio si scompone in sensazioni, le sensazioni si accavallano e mi ritrovo proiettato nei pensieri più improbabili; ho scritto nel telefonino nella sezione bozze, per poi riprenderlo ora, questa considerazione: le montagne sono onde, onde della terra, io, uomo di mare, nato a Portovenere, capisco ora perché mi trovo bene sul crinale, quando il vento mi assale, quando sono sulla cresta….. io sono sull’onda della montagna, sono nel mio elemento, non più liquido ma solido, ma comunque questa è la sensazione che provo.
Un altro pensiero è stato del mio pianto nella piana grande di Castelluccio, durante la messa… io credo che in ogni essere umano esista la componente dell’altro sesso, io sono uomo, sono un uomo duro, maschio, forte, virile, ma in me c’è una percentuale, pur minima di sesso femminile che si manifesta nei momenti in cui la sensibilità è forte.
Si sa che il genere femminile è più propenso alla tenerezza, alla dolcezza, al pudore; quando un uomo piange è la sua parte femminile che si manifesta, per questo non bisogna vergognarsi di provare emozioni, tenerezze, pudori.
Ho camminato con difficoltà oggi, forse a causa del troppo cammino di ieri e questo mio handicap mi ha portato a non prestare attenzione al segnavia, mi sono trovato sul sentiero 144 che mi ha portato ad Intermesoli frazione del comune di Pietracamela, qui ho trovato il solito paradiso che mi segue durante il mio faticoso cammino: Ristorante Venacquaro, splendidamente gestito da Mario e Lena,
l’approccio è stato come al solito stupendo, stasera cenerò e dormirò qui, domani lasciare queste persone sarà doloroso ma necessario perché la strada da fare è ancora tanta ed il mio obiettivo in questo è Barrea dove devo giungere il giorno 14.

8 giugno

Avevo messo la sveglia alle cinque, mi sono alzato alle sette e trenta, colazione veloce e subito sul sentiero, un bosco fitto, segnavia quasi inesistenti, pioggia, fango e subito i piedi bagnati, perdo il sentiero e vago per un’ora inutilmente, torno al punto di partenza e continuo per la strada asfaltata, dopo poco trovo un bel sentiero diretto a Nerito dove giungo in poco tempo. Durante il girovagare nel bosco, tra fango e siepi sono preso dalla depressione, penso a casa mia, alle comodità lasciate, al mio letto, ai miei cari, parlo con mia moglie e mi sento meglio. A Gran Sasso incontro due ragazzi: Paula, Galiziana di Santiago de Compostela ed Enzo di Civitanova, ci sediamo al bar Prati di Tivo, con Giovanni e Rina e insieme facciamo il punto, studiamo bene la cartina e, dopo esserci fotografati insieme ai gestori del bar……….. partiamo insieme verso Campo Imperatore, poco dopo loro tornano sui loro passi ed io proseguo per la mia strada. Nebbia, neve, pioggia, durante il percorso passa un gruppo di una ventina di escursionisti, tutti allegri e simpatici, ricordo solo Alberto perché mi consiglia un residence a S.Stefano di Sessanio. Campo Imperatore lo trovo deserto, mi butto subito nel sentiero finalmente in discesa verso la mia meta, vi giungo alle 20….. in macchina!!! A due o tre km si ferma un fuoristrada tedesco, Ketty e Claude, piove a dirotto mi chiedono dove sono diretto si offrono di portarmi con la macchina, tentenno un poco, dico loro che non posso, che devo farla tutta a piedi, allora lui scende dalla macchina e cammina con me e lei che suona il clacson invitandoci a salire…. salgo infine ed arriviamo dopo due curve a S. Stefano di Sessanio, trovo alloggio presso agriturismo Al Borgo dove il signor Carmelio mi tratta molto ma molto bene.
Al ristorante stasera c'era un'allegra famiglia abruzzese, molto colorita e una coppia di olandesi, invece, molto divertiti dell'allegra confusione, Paul van Dyk e Lea, hanno promesso di mettere un commento nel post, ed io aspetto fiducioso.
Amici, passare fra il monte Intermesoli e il Corno Piccolo è stato a dir poco bellissimo, purtroppo pioveva e la macchina fotografica era chiusa nello zaino, ma vi assicuro che lo spettacolo era grandioso

9 giugno

Partenza da S, Stefano di Sessanio con pane e formaggio, oggi ho fatto una carrareccia di tre km e poi asfalto sino a Popoli, non ho parlato, non ho fatto fotografie, non mi sono divertito e sono arrivato a Popoli distrutto dalla solitudine e dall’asfalto.
Camminando ho pensato che guardando i miei post qualcuno potrebbe chiedersi se io amo di più
il trekking o le persone….
Diciamo che camminare nella natura, anche in situazioni estreme, con la sola forza della determinazione, oppure in momenti idilliaci, circondato da profumi, attraverso immagini fantastiche è senza dubbio un’esperienza da trasmettere a chi ha la pazienza di continuare a leggermi, ma io sono un essere estremamente socievole, durante il cammino il mio animo assorbe tutto, provo piacere anche per le piccole cose, una sorgente, le fragole, le ciliegie, la neve che mangio a morsi, il profumo dei fiori….. ma sono sempre solo, attento a come devo mettere il piede, attento al segnavia, veloce a mettere la copertura allo zaino se comincia a piovere e proteggere telefoni, cartine, macchina fotografica, metto la giacca per evitare che il dispositivo che ho al braccio non si bagni, poi smette di piovere, esce il sole, ho caldo e devo fare l’operazione all’inverso….
Ecco perché parlo più spesso della gente, perché io ne ho bisogno e spesso mi accorgo che loro provano piacere ad ascoltarmi, beh diciamo che a me piace essere al centro dell’attenzione… ma gente mia io sono uno che fa una cosa che tanti non hanno il coraggio o la voglia di fare e allora lasciatemi incontrare la gente!!!
Oggi arrivato a Popoli ho incontrato una ragazza, Agata, ebbene l’ho stupita così tanto che ha promesso di scrivere un commento su questo post…. Dai Agata, bella ragazza Abruzzese, scrivi


10 giugno

Volevo fare una diretta, qui dal rifugio del monte Corvo, ma non c’è linea e allora scrivo e trasmetterò questo mio scritto quando sarò in zona dove c’è il segnale.
Sono messo proprio bene, il rifugio è accogliente, c’è acqua corrente, camino, tavolo, insomma ho il necessario per fare una pausa.
Ho lavato tutto ed ora è ad asciugare al sole, nella pentola ho un risotto alla marinara per quattro, pane e formaggio pecorino…. Chi sta meglio di me?
Domani affronterò il monte Morrone 2000 metri, altre montagne di pari altitudine e scenderò a Campo di Giove, il percorso terminerà a Rivisondoli, nei pressi della più nota Roccaraso, località sciistica dei Napoletani.
Con la tappa successiva, penso per l’ora di pranzo sarò a Barrea, Villetta Barrea per l’esattezza, dove mi aspetta PASETTA, un grand’uomo, un vero uomo di montagna, uno che i monti li conosce bene, ed è anche un inventore…. Insomma a Barrea sarò veramente felice, conoscerò finalmente Pasetta, incontrerò amici che mi aspettano: Teresa e forse anche Antonio, avrò l’altissimo onore di essere ricevuto dalla delegazione di ADMO Abruzzo e dall’Amministrazione Comunale.
Ringrazio pubblicamente il Cai di Popoli che credo gestisca questo rifugio, qui c’è tutto l’occorrente per star bene, anche il caffè… Stanotte dormirò come un vero montanaro, a oltre mille metri, in un grande prato sotto una bellissima montagna, il monte Rotondo 1731 metri, se il cielo sarà sereno vedrò milioni di stelle e sotto un simile cielo mi sentirò protetto e al sicuro.
Il crinale di domani forse mi permetterà di vedere l’Adriatico, siamo ad una settantina di km da Pescara, poi nei giorni successi punterò verso sud/ovest, verso la Campania, il Parco del Partendo, sfiorerò la Basilicata ed infine il Cilento, passerò tanto vicino al mar Tirreno da vedere Maratea, entrerò in Calabra da Bosco la Conserva e attraverso i parchi del Pollino, Sila ed Aspromonte, nella metà di luglio arriverò a Villa San Giovanni.
Sembra facile descriverlo così, ma sarà un altro mese di sorprese, di sudore, di felicità e stanchezza, un mese che spero mi darà la consapevolezza che ce la sto per fare, che l’obiettivo è alla mia portata, ancora pochi passi, ancora un piccolo sforzo… sapete come mi verrà la forza?
Guardandomi indietro, ripensando alla neve del Cerreto, alla neve dell’Abetone, alla neve di Campo Imperatore, alla scalata del monte Bonpasso, all’asfalto, alla pioggia ed al bivacco nella neve avvolto nella tenda….. ecco, quando toccherò piede in Sicilia, forse perché la amo tanto, mi sentirò finalmente arrivato e l’emozione sarà fortissima, ho persone care che in Sicilia mi aspettano e che sono certo cammineranno con me, ma all’arrivo, all’arrivo devo e voglio essere solo perché quel momento non voglio condividerlo, poi, tagliato il traguardo vorrei baci e abbracci, nient’altro che baci e abbracci

11 giugno

Stanotte ho dormito 3 ore e 36 minuti ed ho camminato per 14 ore e 40 minuti, questo dice il dispositivo “Armband”.. e c’è da crederci, ho passato la notte a cercare una posizione comoda, ma dormire su un pavimento con il sacco a pelo è impossibile, inoltre sono due giorni che non vado come al solito, io so perché…. Quando trovavo una salita dura prima non ci facevo caso perché pensavo che ne avrei trovate tantissime durante il cammino e così la pioggia, il caldo,il freddo, i piedi bagnati etc.
In questi giorni il mio obbiettivo è solo Barrea ed è lì, dietro la montagna, pertanto tutto ciò che si frappone mi da ai nervi, sono nervoso, stanco, distratto, sfiduciato, mi fermo in continuazione, sbuffo e dico che sono sfinito, dormo male e parto per la tappa senza entusiasmo, ho perso della roba a cui tenevo tantissimo. Stasera, per esempio, non sono riuscito ad arrivare a Rivisondoli, sono in un capanno dopo Campo di Giove, in una proprietà privata con cagnacci che mi girano intorno ringhiando, spero di dormire… ieri sera ho sognato che volavo… chiedo agli scienziati che mi seguono: Adalgisa Battistelli e Anna Meneghini del dipartimento di Psicologia dell’Univeresità di Verona, ma io sono normale oppure no? Ditemelo solo al mio arrivo ad Erice.
Un cosa molto importante, oltre ad avere al mio fianco le docenti di cui sopra, io cammino sempre con al mio fianco Alessandro Penna, mio allenatore personale nonché amico vero, Ale datti una smossa che qui io sento un poco la tua mancanza, anzi non poco… OK?Mi ha fatto tanto piacere trovare i saluti di Antonio la guardia del WWF incontrata a Popoli.

13 giugno


Sono arrivato a Barrea, al Campng La Genziana, Pasetta quando mi ha visto si è rivolto a me in lingua inglese credendomi uno straniero, poi ha abbassato lo sguardo, ha letto GUYA TREKKING e.... mi ha abbracciato.
Sono e mi sento veramente a casa, fra gente semplice e amorevole, il figlio di Pasetta, Marco, è fornito di tutto ciò che mi serve, dalla linea ADSL al carica batterie, sua mamma mi sta cucendo sul berretto uno sponsor che merita... come tutti del resto.
Allora vi devo parlare di Barrea, è una cittadina affacciata sull'omonimo lago, completamente in pietra, un continuo saliscendi con archivolti, portali, cortili e terrazzamenti antichi e splendidamente conservati. Nella via Roma, diversi locali commerciali richiamano il passeggio che puntualmente il pomeriggio anima la cittadina.
Fino a domenica starò qui all'ingrasso ed al riposo


Stamani Pasetta mi ha dato una sua fotografia con questa dedica:
- Un abbraccio a colui che come me ha trovato, nel camminare in solitudine, tra le genti, i borghi e la natura, la migliore cura per rafforzare il suo corpo, la sua mente e il suo spirito. -
Vi ho già parlato di lui, del suo costante impegno verso il suo paese, le sue montagne, la sua gente. Pasetta ha collaborato attivamente alla realizzazione del Sentiero Italia, partecipando alle due edizioni di Camminitalia, a lui va il mio ringraziamento per potermi districare lungo il cammino seguendo i segnavia posizionati sulle piante e sulle rocce.
Stamani sono stato in allenamento con Mario Scarnecchia, il titolare del Ristorante e B&B Il Rifugio, siamo andati per "funghi"... in realtà abbiamo camminato intorno a Barrea, fra antichi sentieri, cavalli e mucche, nella pace e nella magica atmosfera di questo gioiello della terra.


Ieri, al mio arrivo ho avuto l'onore di ricevere la visita del Sindaco del Comune di Barrea, Rag. Andrea Scarnecchia, accompagnato dal Consigliere Massimo Cera, abbiamo parlato della manifestazione ADMO che si svolgerà in piazza Mammarino domenica mattina alla presenza della cittadinanza, giornalisti e televisioni regionali.

Come vedete la mia sosta qui a Barrea non è infruttuosa, posso dare il mio modesto contributo a divulgare il pensiero di ADMO.
Tutti noi conosciamo il piacere del dono, vedere la gioia negli occhi di chi riceve un nostro regalo non è solo poter far felice un altro essere umano è qualcosa di nobile, un gesto gratuito e amorevole, un atto spontaneo, una speranza verso chi forse non ha più fiducia nei propri mezzi, verso chi si sente abbandonato e senza più speranza.


Grazie Anna Maria Bonanno, Grazie Dario Sinatra, Grazie Roberto Solari, Grazie Tamara e Giuli, Grazie Domenico amico grande, Grazie Supermamà, Grazie Roberto WWF, Grazie Vincenzo Biancone, Grazie Famiglia Massagrande, Grazie Fabrizio Schena, Grazie Guido Fumagalli, Grazie Adalgisa Battistelli, Grazie Teresa e Antonio, Grazie Simone e Luca Ardigo', Grazie Paty e Alicia, Grazie Alessio, Grazie Giancarlo Guzzardi, Grazie, Grazie, a tutti quelli che in questo momento non ricordo, a quelli che non lasciano un commento ma che so che sono sempre presenti, lo vedo dalle visite che sono sempre tantissime.

E un grazie oltre che a tutta la mia famiglia a l'essere umano che non capisce perchè il suo amico non c'è, un grazie a ZAC, il mio boxer, della pazienza che ha nel rimanere da solo in giardino senza una mia carezza.

Zac amico mio grandissimo, qui, davanti a tutti ti giuro che passerò con te una vacanza in tenda, io e te da soli, su, verso le nostre montagne, riempirò il mio zaino di tutto quello che più ti piace e la notte dormiremo abbracciati.

Giornata molto intensa oggi, dedicata a persone ed argomenti molto importanti, nella centrale via Roma ci siamo ritrovati al mattino per allestire un punto di incontro con la gente di Barrea, era presente il gruppo di ADMO Sulmona, attivissimo nel promuovere il concetto basilare della donazione.
E' arrivata anche Teresa da Pescara, sorella della mia amica Adalgisa, con la sua famiglia,
Alle 16, presso la sala consiliare del Comune, alla presenza di cittadini di questo stupendo paese, ha preso la parola il sindaco Andrea Scarnecchia, il segretario di ADMO Sulmona ed alla fine Manfredi.
Ciò che è emerso da questo dibattito, molto ben seguito da tutti gli intervenuti, è stata la necessità di divulgare fra i propri familiari ed amici l'importanza della conoscenza della tipizzazione.
Manfredi ha lanciato la proposta al signor sindaco di far gemellare Barrea con ADMO, un atto unico nel suo genere in Italia, con questa iniziativa nel futuro, molte manifestazioni od importanti convegni verrebbero effettuati in questo comune.
L'impegno del signor sindaco è stato concreto e Manfredi, a sua volta, ha chiesto all'amministrazione di potersi presentare all'arrivo ad Erice come cittadino del Comune di Cogorno e come rappresentante del Comune di Barrea.
Per questa sua proposta il primo cittadino gli ha consegnato un gagliardetto raffigurante lo stemma ed i colori della città da presentare ai rappresentanti della città di Erice. 

16 giugno

Continua la parte scritta di Radio Barrea che su questo sito Vi parla di Manfredi:
Stamani alle 06,15 si è staccato da tanti amici, il Camping come la città stavano ancora sonnecchiando quando lui ha preso il sentiero K3, una carrareccia che lo ha portato verso il consueto bosco di faggi, un paio di torrenti da attraversare e poi salita dura per almeno un paio di ore… infine è giunto, dopo i sentieri L2 e L1 in una splendida valle attorniata da montagne veramente considerevoli, la più importante La Meta.
Giunto al passo dei Monaci, dietro consiglio dell’esperto Pasetta, ha preso il crinale sulla sinistra, Le Mainarde, una serie infinita di cime fra i 1900 ed oltre i 2000, con panorami, vista la bellissima giornata, a dir poco grandiosi, il lontananza, fra le nuvole il Gran Sasso, Monte Petroso, Monte Cavallo, Monte Mare, Monte Metuccia… attraverso mandrie di cavalli e mucche, minacciato dai pastori abruzzesi, ha continuato la sua marcia fino al Monte Marrone, da cui è sceso verso Scapoli ed ha poi proseguito fino a raggiungere alle 22 l’abitato di Castelvolturno.
Considerando le soste, riteniamo che abbia camminato per almeno 15 ore coprendo una distanza non lontana dai 50 km…. Niente male per un vecchietto…. Manfredi non ce ne voglia!!!


Oggi Manfredi a causa del lungo cammino su asfalto, della pioggia e della sua passione per gli incontri, ha avuto una splendida giornata.
Si è svegliato, come il solito, prestissimo, ha elaborato un nuovo sistema di stoccaggio del materiale da inserire nello zaino che gli ha fatto perdere un poco di tempo ma alle otto ha ripreso il cammino; quindici chilometri fino ad Isernia, altri otto per raggiungere Longano, quattro per arrivare a Castelpizzuto…. Sole, pioggia e poi di nuovo sole sono stati suoi compagni durante tutto il cammino, ma

C’è sempre un “ma” in questa nostra diretta, lo avete sempre presente Manfredi che cammina? Ormai lo conoscete, o almeno riuscite ad immaginarvelo, questa è la vera storia del giorno 17, dalla sua testimonianza a noi, poco fa……

_ Credetemi, non mi sorprendo più, pensate che oggi mi sono fermato in una trattoria a Longano, da Donato, ho chiesto una bella pastasciutta, la signora Filomena, mamma di Donato, me ne ha data una razione doppia ed il figlio, mentre mangiavo mi guarda e dice…. Manfredi Salemme, mi giro sorpreso, gli chiedo come fa a sapere il mio nome, lui mi risponde ho letto quello che hai scritto sulla maglietta, GUYATREKKING, ho cercato su internet…

Viviamo in un mondo di immagini distorte, di valori precari, trovare la pronta intelligenza, l’ospitalità e l’amore disinteressati è una rarità.

Non mi stupisco più quassù, fra i monti, fra questa gente, nel profumo dei camini ancora accesi, nell’ordine e la pulizia dei paesini di pietra, arroccati attorno ad antiche chiese.
Lo sapete che a Longano ci sono le “mura saracene”? Nella Trattoria da Donato, un avventore mi ha raccontato il perché di quel nome: sono antichi arroccamenti in cui si rifugiavano gli abitanti delle case sparse quando i saraceni venivano a fare razzie, tutta opera dei Benedettini che oltre a riportare l’ordine nell’animo della gente vissuta nel “periodo buio”, li preservava dalle scorrerie degli invasori.

Durante il mio cammino ho anche incontrato due nuovi amici: Nicandro (don Nicandro) e sua moglie Maria Raffaella, sono stato con loro un’ora, nella loro splendida antica casa, nel giardino pieno di pietre, fatto di pietre ed abbellito da pietre, sono due splendide persone che sperano che il Bed and Breakfast non mi accolga per ospitarmi nella loro stupenda casa, per ora sono nel giardino del B&B che aspetto.

Ragazzi domani sarò a Campitello Matese !!!!! Sono in linea con le date previste alla partenza !!! –

Nella mia continua e monotona convinzione che mai nulla é “per caso”, oggi dopo aver aspettato qui al B&B Antiche Querce la chiave per entrare, è arrivato il titolare: ing. Manlio Jadanza Lanzardo, a parte avere la mia stessa data anagrafica, allo scambio dei biglietti da visita, “per caso”, entrambi avevamo utilizzato lo stesso fornitore con la stessa identica grafica, inoltre nella famiglia che si occupa della struttura, “per caso”, il maschio dominante si chiama Manfredo…
Lasciando da parte queste sciocchezze vorrei parlarvi di Castelpizzuto: il paese abitato da circa 150 anime, a detta dello Jadanza… eroiche, è molto ben tenuto, con palazzi e case ricchi di storia e abbellimenti patrizi, tra cui portali ad arco di stile veneziano in pietra locale, travi a vista ed un particolare e molto bel arricchimento del sotto spiovente dei tetti, di chiara origine tardo laziale, effettuato con i coppi saldati con calce in cui le rondini riescono a costruire molto bene i loro nidi.
(vedrete nelle foto allegate questi particolari fregi).
Il paese presto vedrà crescere le presenze dei turisti grazie alle idee dello Jadanza, grazie all’impegno dell’Ente Parco e grazie alla ormai famosa gentilezza e cordialità dei suoi abitanti.
Da parte mia ho preso l’impegno con il mio coetaneo che d’ora in poi alternerò con il suo nome: Manlio, di “risentirci” per dare a questo magico ed antico luogo il prestigio che gli spetta.
Da qui le escursioni verso il Matese sono immediate e affascinanti, con crinali e panorami di rara bellezza, i sentieri curatissimi e la scelta degli stessi molto vasta:
Gli olivi secolari di Venafro, la foresta dei monti Caruso e Gallo, l’area naturale del torrente Callora, le grotte di Campochiaro, il lago Occhito, la catena delle Mainarde e la possibilità in brevissimo tempo di “sconfinare” nel Matese, a Campitello con il bosco di Pietra, e l’incredibile bellezza del monte Miletto...
Qui i progetti sono tanti, come le idee, quella ad esempio di poter allevare asine da latte per tornare agli antichi sapori ed ai prodotti naturali ed efficaci, si è sempre saputo, ad esempio, che il latte di asina è utilissimo per la crescita e lo sviluppo dei bambini.
Insomma a Castelpizzuto fanno le cose per bene, la dimostrazione è anche una nuovissima zona ludica, al momento poco utilizzata proprio per la carenza delle presenze, ma io sono più che convinto che Manlio, il mio coetaneo, il titolare dello stupendo Bed and Breakfast Antiche Querce non starà con le mani in mano, noi del 47 siamo geniali, abbiamo le idee ed i frutti del nostro continuo pensare li facciamo vedere….. sempre.
Elenco degli amici che lascio qui:
Assunta, Domenica, Manfredo, Manlio,

INFO

DESCRIZIONE
Piccola comunità di montagna (la più piccola dell’intera regione), di antica origine e con un’economia ancora basata sull’agricoltura e sull’allevamento bovino. Il territorio comunale, prevalentemente collinare, è segnato dal corso del torrente Lorda, tributario del Volturno, ed offre la visita di rilievi coperti di bosco ceduo con quote che si innalzano verso sud nei primi contrafforti del massiccio del Matese.

LOCALIZZAZIONE
Si trova alle estreme propaggini settentrionali del Matese ed è raggiungibile unicamente percorrendo la viabilità provinciale che attraverso Longano e Sant’Agapito la collega alla statale 85 Venafrana, alle porte di Isernia. La stazione più vicina (Sant’Agapito-Longano) si trova a 12 chilometri, lungo la linea Campobasso-Vairano. La qualità dei collegamenti è sufficiente, fatte anche le dovute proporzioni con le dimensioni della comunità.

EVOLUZIONE STORICA
Le prime notizie si riferiscono all’età angioina ed attribuiscono la Rocca di Pizzuto o Castrum Piczutum alla famiglia comitale dei d’Evoli, cui succedettero, almeno fino a tutto il Trecento, i conti d’Isernia; il dominio delle terre passò poi alle famiglie Gaetani, Pandone per breve tempo, Capace Galeotta; a cavallo tra il XV ed il XVI secolo il feudo fu acquisito dalla famiglia d’Agostino di Isernia che, per cessione dotale, lo trasmise ai di Blasis di Trivento. Nel 1575 una vendita con patto di riscatto portò il feudo nei possedimenti della famiglia parmense dei Terzi la quale, pur tra le alternate vicende che vedono coinvolti i Marchesano, i Sommaia, i de Vincentiis, mantenne i diritti fino al termine dell’epoca feudale. Seguì le vicende del vicino capoluogo di provincia, incluso il fenomeno del brigantaggio che ebbe qui in Salvatore Fiocca do Longano i Pasquale Cialella di Roccamandolfi i suoi più temuto esponenti, autori di saccheggi ed aggressioni a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo. Nel 1807 il comune fu accorpato a quello di Sant’Agapito ed inserito nel distretto di Isernia, governo di Monteroduni; nel 1815 tornò autonomo e fu trasferito al circondario di Cantalupo nel Sannio. Nel patrimonio architettonico figurano l’antico castello (che, profondamente modificato in epoca rinascimentale e trasformato in residenza signorile, conserva solo in parte la struttura originaria) e la vicina chiesa parrocchiale, di epoca medievale ma anch’essa più volte rimaneggiata.


Stamani Manfredi si è staccato da Castelpizzuto con la solita tristezza, Assunta gli ha portato il caffè, Domenica gli ha lasciato dei biscotti squisiti, Manfredo gli ha offerto un pezzo di formaggetta veramente speciale.... verso le dodici con un ulteriore scorta di pane e salciccie ed un termos di caffè ha abbandonato questi meravigliosi amici e tristemente ha iniziato l'avvicinamento alla meta successiva.
Naturalmente con un segnavia sarebbe stato facile, ma dovendosi appoggiare alla gente del posto ha avuto alterne risultanze, in pratica ha fatto prestissimo a raggiungere la centrale eolica e, dietro un'indicazione sbagliata, ci ha messo due ore a ritornare quasi allo stesso punto. Durante questo cammino ha avuto un incontro felice: Domenico Antonio, un pastore che vedendolo sudato, ha aperto una baracca accanto allo stazzo degli ovini e ne è uscito con una birra ghiacciata!
All'arrivo a Roccamandolfi altro incontro, Angelo cotitolare del bar Centrale che lo ha accompagnato in Comune per reperire carte e indicazioni per raggiungere Campitello Matese. GRAZIE ANGELO!!!
Campitello era avvolta dalla nebbia, gli hotels tutti pieni di ragazzini scatenati, niente posto....
Al Hotel Miletto tuttavia il direttore non si è perso d'animo, ha fatto posare lo zaino di Manfredi in luogo sicuro e decisamente come si conviene ad una autorità, ha accompagnato il nostro eroe, oramai al limite delle sue proverbiali energie sia fisiche che psicologiche, in sala ristorante, pregandolo di nutrirsi adeguatamente che per la sistemazione notturna avrebbe trovato il modo.

Questo professioinista, sensibile e attento si chiama Federico Lisio, qui in queste pagine ormai divenute il vostro pane quotidiano, vorremmo pubblicamente ringraziare, non in nome della scienza, nè di ADMO che contano molto sul cammino di Manfredi, ma in nome della vera sensibilità che dovrebbe sempre accompagnare ogni nostro gesto, ogni nostro confronto con la gente.
Saper ascoltare e capire le necessità dei nostri simili ci pone sicuramente su quel gradino che distingue chi ha conseguito un ottimo risultato.
Grazie anche a lei signor Lisio, grazie per aver aiuitato il nostro campione.

COMUNICATO MOLTO IMPORTANTE
A Manfredi è arrivata questa mail che, come da suo espresso desiderio, vi mostriamo nel suo testo integrale:
""Caro Manfredi,ciò che mi distingue dagli altri è la sincerità.Il grande Teresio Valsesia ha sempre e dovunque rimarcato ed esaltato questa mia qualità. Scusami se da amico ti faccio notare delle inesattezze storiche e geografiche riportate nella tua narrazione quotidiana.Alla pagina 13 del diario, il giorno 15/06, ho trovato indicato in modo inesatto il paese di Villetta Barrea al posto di Barrea.Nel racconto del 16/06, hai scritto di aver percorso il K5, invece tu hai percorso il K3, poi hai fatto la L2 e la L1 fino al Passo dei Monaci.Devi correggere M. Pietroso in M. Petroso, non è esatto M. Meticcia ma è giusto M. Metuccia, come pure M. Morrone invece di M. Marrone.Poi, hai attraversato la bellissima catena delle Mainarde che è stata teatro bellico dell’ultima guerra mondiale. Li sono morti circa 30.000 soldati.Il monumento ai caduti ai piedi di M. Marrone con le lapidi deposte da tutte le regioni d’Italia. Non hai parlato della famosa linea GUSTAV cha passava proprio sulle Mainarde.Quindi io credo che sia opportuno citare queste cose anche per non farti criticare sia dagli storici che dagli abitanti di quei luoghi.I cani che dici di aver incontrato, è meglio citarli come “pastori abruzzesi”, fa più effetto anche perché è abruzzese il cane pastore più bello del mondo e vive a Lucori vicino Avezzano (AQ).Se già sei al Matese complimenti, continua così.Io ti seguirò con interesse per ammirare la tua energia. Buona camminata e saluti dai miei familiari.Un abbraccio Pasetta. P.S. La prossima volta, spero che al pubblico barrano dirai chi ti ha invogliato a venire a Barrea “il Paradiso dei viventi”.""Si, Manfredi ci ha confermato che se è giunto a Barrea lo deve al Grande Pasetta.

Eccoci di nuovo a voi in diretta da Radio Barrea, l’emittente che segue passo passo il nostro neo concittadino attraverso l’Italia, vi domanderete come mai Manfredi si appoggia a noi, è molto semplice: amore a prima vista, Manfredi appena ha posato gli occhi sul nostro stupendo paese se ne è innamorato, qui ha trovato amici importanti, il Sindaco, Pasetta, sua moglie ed i suoi figli, Mario e la sua dolcissima famiglia, il Bar 7 nani, il bar Centrale, la gente tutta… porterà ad Erice oltre al gagliardetto del suo comune, Cogorno, anche il nostro… e allora lasciamolo fare, anche per noi, piccolo ma importante paese è bello sentirci amati, considerati, seguiti e perché no… anche adulati, siamo una meraviglia di paese, inserito in un parte d’Italia bellissima e la nostra gente è cordiale, sincera e veramente speciale. Ma torniamo al nostro eroe. Stamani ci ha informati che a Campitello è stato veramente bene, il direttore del Hotel Miletto, sua moglie ed il ragazzo che ha fatto la notte sono stati incredibilmente, o forse è meglio dire, naturalmente gentili, si, perché la gentilezza, la comprensione, l’educazione, l’amore e tutto quanto fa… no spettacolo, ma la normale vita che sarebbe opportuno vivere, fa…. parte della vera vita. Dovremmo sempre vivere in questa maniera, ascoltando la gente, venendo incontro ai loro problemi, cercando di ascoltare… invece il mondo oggi va in tutt’altra maniera, tutti vogliono tutto e tutti vogliono far vedere cosa posseggono e cercano sempre di avere di più, questo non per crescere, ma per imporre il loro status, come se l’apparire fosse migliore dell’essere. Ma ritorniamo al nostro super eroe. Alle 07,30 ha lasciato la piana di Campitello ed ha cominciato a salire verso il monte Miletto, è disceso verso il lago del Matese, ha svoltato a sinistra e sotto un sole implacabile ha raggiunto Miralago, ha pranzato al Ristorante Welcome, cinque euro!!! Poi, ha preso la strada verso sinistra perché ha capito che quella dorsale lo avrebbe portato lontano. Infatti è arrivato alla Bocca della Selva alle 17,30, qui ha trovato alloggio ( si fa per dire ) nella chiesetta, si è cucinato una buonissima zuppa di verdure su un fuoco improvvisato nel giardino e, con la complicità di un’intera bottiglia di ottimo vino, offerto dall'amico Massimo del Rifugio Tre Faggi, ha ottenuto la grazia di dormire veramente in grazia di Dio. Problemi fisici: Sotto le dita dei piedi ci sono dei preoccupanti arrossamenti, crede lui siano dovuti al sudore, pertanto domani si recherà in farmacia a cercare di farsi consigliare un rimedio possibilmente istantaneo, auguri amico nostro….. ma riposati ogni tanto!!! Intanto è arrivato alle porte della provincia di Campobasso, BRAVO !!!!!!!


Mi sono fermato a Cerreto Sannita, i piedi mi fanno male, l'asfalto o il caldo mi ha provocato degli arrossamenti che non vorrei sfociassero in bolle e successivamente.... piaghe.

Ho deciso pertanto di fermarmi in un ristorante fresco e dal nome promettente:
IL POZZO DEI DESIDERI

Qui il titolare Michele mi ha portato un primo piatto di:
"Paccheri alle melanzane e cacio ricotta"

Ne ho ordinato subito un altro piatto per poterlo fotografare per tutti voi, il gusto non posso descrivervelo, vi dico solo che ne mangerei ancora un altro piatto se non fosse che devo coprire ancora una decina di km


Mi sono fermato a Cerreto Sannita, i piedi mi fanno male, l'asfalto o il caldo mi ha provocato degli arrossamenti che non vorrei sfociassero in bolle e successivamente.... piaghe.

Ho deciso pertanto di fermarmi in un ristorante fresco e dal nome promettente:
IL POZZO DEI DESIDERI

Qui il titolare Michele mi ha portato un primo piatto di:
"Paccheri alle melanzane e cacio ricotta"

Ne ho ordinato subito un altro piatto per poterlo fotografare per tutti voi, il gusto non posso descrivervelo, vi dico solo che ne mangerei ancora un altro piatto se non fosse che devo coprire ancora una decina di km

Vacanze verdi alla falde del Parco del Partenio, suites con cucina, escursionismo, equitazione, tiro con l'arco, mountain bike, tennis, calcetto, ristorazione e vendita di prodotti dell'Azienda..... ma sopratutto qui c'è Giuseppe Dello Russo, il titolare, un bel signore partenopeo, ed è detto tutto, classe, simpatia e cordialità.
Io sono qui, nella mia tenda in un bel prato, sotto un albero di noce, circondato da un giardino curatissimo e attrezzato con tavoli gazebo e tutto ciò che l'ospite può desiderare.

Il parco del Partenio é la zona dove mi sono trovato veramente bene, segnavia abbondanti, sentieri curatissimi ed ho trovato Antonio, il presidente del CAI Avellino che stava lavorando per gli escursionisti, mettendo paletti indicatori.
Insomma una persona veramente dedita al proprio impegno con dedizione e professionalità.

Posso dire con tutta onestà che questo parco à ben tenuto

Ho il piede destro pieno di piaghe, domani andrò in farmacia a vedere di risolvere il problema. Intanto sono in tenda ed ora stacco la linea e dormo... BUONANOTTE.
P.S. Vorrei mandare un affettuoso saluto a quel ragazzo in mountain bike che ho incontrato sul sentiero. entrambi avevamo bisogno dell'altro: lui andava verso dove io venivo ed io andavo verso dove veniva lui.... le informazioni che ci siamo date sono state utili per tutti e due. Inoltre un abbraccio all'Odontotecnico incontrato alla fontana di Acqua delle Vene.... Aniello Guerra

Domenica d’estate, tutti in macchina per raggiungere i monti, quelle valli, le cime accarezzate dal vento, oggi verranno calpestate, domani chi passerà da quei posti vedrà plastica, carta, vetro, cicche, fazzoletti di carta…. io osservo le macchine salire e scendo, con il mio assurdo zaino verso la valle, verso Monteforte Irpino, ho lasciato l’Agriturismo La Baita, il buon Peppino, la sua buonissima cucina curata dalla moglie Angela.
Raggiungo Serino e da qui salgo sul monte Terminio, un panorama bellissimo.
Piano di Verteglia ed infine, verso il tramonto sono al Rifugio Piani di Giffoni.
Ieri, camminando ho scritto una poesia:

Sopra le città,
sopra le valli,
sopra tutta la gente,
sopra gli affanni.

Lungo un sentiero amico
or mi ritrovo…
a volte sbalordito,
felice sempre,
sconfitto mai.

Il vento mi accompagna,
spesso mi trattiene,
sempre mi da sollievo,
sempre mi avvolge.

Lungo il crinal
Io vivo attimi esaltanti,
quando da cima a cima
osservo giù le valli…

e camminar m’è dolce,
nella pace

Volete un rimedio per cicatrizzare le ferite? NEGATOL, è stato la soluzione definitiva del nostro amico, infatti è tornato a macinare chilometri.Questa mattina aveva un compito facile, raggiungere Acerno per poter ritirare il pacco con il materiale che si era spedito presso la MASSERIA CUGNOTappa tecnica e tappa assolutamente da raggiungere per poter visitare una struttura veramente DOC
[Photo]

L'azienda agrituristica Masseria Cugno è ubicata nel Comune di Acerno, nel cuore del Parco naturale regionale dei Monti Picentini. E' adagiata in prossimità del Vallone Vella, tra boschi di aceri e castagneti, a 750 m sul livello del mare, ed è costeggiata dal sentiero turistico dei monti Picentini che conduce sino al Monte Acellica (1660 m) e con accesso dalla S.S. 164. L'azienda, prevalentemente zootecnica e castanicola, alleva bovini da latte di razza Bruna Italia e Frisona, capre "Camosciate delle Alpi" e suini. Produce caciocavallo, treccine, ricotta e robiola.

In questo momento, sono le 11,30, Manfredi sta viaggiando verso Acerno, fa molto caldo ma dal sentiero ogni tanto vede il mare, in lontananza

Cosa distingue l’uomo dagli altri esseri viventi? La genialità, la passione, l’intelligenza.
Ho sempre creduto nelle idee, nella elaborazione delle stesse attraverso il pensiero, il calcolo, l’analisi prima e la realizzazione poi.
L’uomo si distingue per questo, per quella capacità di “vedere” ciò che la fantasia elabora.
Spesso non riusciamo a farci capire e questo succede per la nostra carenza di parole, sappiamo benissimo che ne utilizziamo una piccolissima parte di quelle inserite nel nostro vocabolario, l’oratore esperto ne è fornito a sufficienza per meglio spiegare un concetto.
Ma quando ci troviamo di fronte ad una persona che sta dedicando la sua vita, la sua intelligenza, tutta la passione che ha in se nella realizzazione della sua idea, in quel preciso istante, sentendolo descrivere il suo lavoro, ci accorgiamo che quell’essere vivente ha uno scopo ben definito, è una persona da ascoltare, perché quella sua capacità è frutto del suo essere UOMO.
Siamo circondati da mediocrità, da stereotipi che ormai hanno invaso ogni parte della nostra esistenza, infettando i periodi della nostra vita e facendoci crescere a misura di gregge.
Lo sapete che se una pecora cade nel burrone tutte le altre le vanno dietro?
Questo è il destino della nostra società, questo è quello che ci viene insegnato, questo è il risultato dell’aspettare sempre il consiglio, il suggerimento, la moda, il trend….. ci stiamo abituando a farci dire cosa e come mangiare, cosa e come vestirci, cosa e come dire le cose.
I bambini nascono liberi, noi li educhiamo alla prigionia.
Io no, io sono ancora libero, io scelgo, io decido, io penso, io elaboro, io faccio… e non per stupire né per andare contro corrente, io mi sento molto ma molto diverso da tantissime persone che vivono intorno a me.
Oggi, qui, alla Masseria Cugno ho conosciuto Nicola, un ragazzo come tanti, apparentemente.
Al primo impatto ho visto un giovane dallo sguardo intelligente, aperto, un giovane che ti guarda negli occhi,
poi comincia a parlarti del suo lavoro, dei sacrifici, della forza interiore che bisogna avere per continuare un progetto in cui si crede e allora mi accorgo che questo giovane non è che il risultato di una sana educazione, impartita da genitori intelligenti e a loro volta educati da generazioni di persone laboriose e creative.
Tutti dovremmo avere la capacità dell’unicità, elemento essenziale per distinguerci dalla piatta uniformità della massa, solo in questi casi un individuo esiste come esemplare unico e quindi irripetibile.
Ho chiesto a Nicola di scrivermi dettagliatamente i concetti ed i sistemi del suo lavoro di zootecnia, di come segue ogni animale per migliorarlo e per migliorare il prodotto che esso produce.
Le vacche che qui vengono allevate hanno tutte un nome, il cibo di cui si nutrono è il più naturale, l’erba, i vari tipi di erba e la razza degli animali…. la dirà lui è quella da cui il nostro parmigiano ora utilizza il latte per combattere la nuova concorrenza con quei finti parmigiani che producono all’estero.
Insomma un’azienda modello che conferisce il proprio latte alla centrale provinciale, una realtà molto apprezzata al nord, nella pianura Padana dove i contatti e la collaborazione sono, al momento, utili e costruttivi

Salve a tutti, "qui si fa l'Italia o si muore"..... Non c'è tempo per sedersi un attimo e parlare, da buoni amici, quali oramai siamo noi di Radio Barrea e Voi, afecionados di questa splendida avventura.
Non c'è tempo per trasmettervi le emozioni, il cronologico susseguirsi di eventi, pensieri, immagini , che ruotano... MAI PER CASO attorno al nostro beniamino.
Ci ha informati che dovrà fare una tappa breve per raccogliersi attorno alla tastiera e scaricare il cuore e la mente.
Volete sapere dove si trova in questo preciso istante, il 26 giugno alle ore 5,45?
Hotel Ristorante "ZI MARIANNA" a Pertosa, un poco fuori linea con il percorso, ma lo hanno portato qui a viva forza, non ostante le sue rimostranze..... due veterinarii, tranquilli sta bene, Domenico lascia la bici attaccata al chiodo, è troppo lontano, non fare la scena di partire che poi non arrivi...
Comunque stamattina la tappa sarà S.Rufo - Sanza... o oltre.Verrete aggiornati al più presto su Sicignano degli Alburni, sull'amico tabacchino di piazza del Comune, degli amici della Pro Loco con cui ha recitato una piccola parte in una commedia, del monte Panormo, del caldo in pianura, verso Eboli e dei piccoli cinghiali incontrati e fotografati.Pertanto, al momento, lasciamolo camminare, lui è abituato ai silenzi, siamo noi che vogliamo sentirlo raccontare, quando il giorno 30 arriverà a destinazione ( il più possibile vicino a Lamezia Terme)... sarà di nuovo tutto per noi.


Da Radio Barrea una importante decisione di Manfredi, questo è quello che la sua viva voce ha trasmesso dalla nostra emittente, gli ascoltatori che ci hanno telefonato hanno congiuntamente approvato la sua decisione, Mario, Pasetta, il Sindaco e tanti altri lo appoggiano incondizionatamente, ecco le sue parole: “”Dal Parco del Partenio agli Alburni, dal Parco del Cilento e Valle Diano alla Basilicata il passo è breve a parte uno scherzo che mi ha tirato un contadino di 82 anni…. “passate da quella parte, dopo quella roccia andate a sinistra, ci sono un poco di felci, poi una fontana e più avanti una casa, passate dalla strada di sopra e così aggirate la montagna e fate prima”. Benedetto uomo, forse c’era stato nel 55, quando ci sono passato io non riuscivo più ad uscirne, non c’erano solo felci, ma siepi, ginestre ed una strana pianta bassa piena di spine taglienti (avete visto la foto delle mie gambe?) In ogni caso sono arrivato in Basilicata, Lagonegro, le gambe sono un fuoco perenne, il piede destro continua a farmi male, in farmacia mi hanno dato il mercurio-cromo e lo ho fasciato con la garza, va molto meglio…. per ora. Sono stanco, ma la mia stanchezza viene dalla consapevolezza che la sera il piede sarà peggiorato, ho un peso in più, una bottiglia d’acqua per il piede, la sera lo lavo (solo il destro) lo spalmo di crema cicatrizzante e lo tengo nello stesso calzino che n’è ormai impregnato. Ho preso una decisione, questo è il vantaggio di andare da soli, non devo chiedere consigli, devo solo pensare, scegliere e fare. Il mio viaggio fino ad una settimana fa, pur con fatica, freddo, acqua, neve e in questi ultimi giorni anche il caldo, è andato avanti molto bene, camminavo con la gioia di vedere posti e persone nuovi, il mio passo era sciolto e sicuro ed i miei pensieri vagavano liberamente. Questi ultimi giorni tuttavia sento che le mie forze vengono meno, ho bisogno di una pausa, ho bisogno di curare le mie ferite, la sofferenza è superiore al piacere che fin qui ha accompagnato ogni mio giorno. Non voglio e non posso smettere un piacere così intenso e non voglio che le mie sofferenze spengano quell’entusiasmo che mi ha accompagnato durante almeno cinquanta giorni. Scendo dai monti, lascio il crinale, da Maratea c’è la ss 18, sono 120 km in piano fino a Lamezia Terme, da li posso riprendere il Sentiero Italia nella direttrice Catanzaro – Villa San Giovanni.””


Salve a tutti, Radio Barrea la Vostra emittente che trasmette in onde medie è sempre attiva per informarVi sull'evolversi del viaggio del nostro amico comune.

Noi non facciamo mai pubblicità ma sentiamo il dovere di ricordare a tutti Voi gli sponsor che hanno aiutato Manfredi :

AIGLE
ANDERSON RESEARCH
ANGOLO DELLO SPORT
FERRINO
FRATELLI FERRONI
GRONELL
MICO
RAFFO
SENSORMEDICSUNIVERSITA' DI VERONA

Inoltre il Patrocinio del Comune di Cogorno, il sostegno di ADMO, L'appoggio del Comune di Barrea ed i grandi consigli di un vero esperto....... PASETTA (Camping la Genziana - Barrea)

Questo è il fax che Manfredi ci ha inviato e che Vi trascriviamo integralmente:

Camminare con le scarpe da ginnastica senza lacci, il piede respira, i continui pediluvi in acqua marina, il lavaggio successivo con acqua dolce e la crema idratante stanno ristabilendo la normalità nell’importante funzionalità dei miei preziosissimi piedi.
Mens sana in corpore sano… io sto sempre attento a cosa e a come mangio, l’acqua deve essere naturale e ho riscoperto il the caldo, nei bar me lo faccio mettere nel termos che mi ha dato Assunta, la sorella di Manfredo che avevo trovato nel B&B Antiche Quercie di Castelpizzuto.
Sento la necessità di rivolgere un pensiero a tutti quelli che mi sono lasciato alle spalle, sono tantissimi ma li ho sempre presenti nel mio cuore, non scrivo i nomi per non escluderne qualcuno… dovrei rileggermi tutti i post da Casaglia a S.Rufo.
Devo tuttavia ricordare gli ultimi anche perché non ho messo i loro nomi: i veterinari Franco e Caterina con i loro ragazzi Ginevra e Lorenzo, i titolari dell’Albergo Zi Marianna, Carmine e Maria, sono cittadini di Petrosa, dove si trovano le Grotte dell’Angelo.
Franco è il promotore dell’alleanza delle due cittadine Pertosa e Auletta che ha portato alla fondazione del Comitato Pro-Grotte dell’Angelo, il complesso speleologico si estende per circa tremila metri, le sue origini risalgono a circa trentacinque milioni d’anni fa, in esso la presenza dell’uomo risulta in maniera ininterrotta sin dall’età della pietra.
L’accesso alle grotte avviene lungo il fiume sotterraneo Negro, tramite una chiatta, all’interno gruppi imponenti di stalatto-stalagmiti, reperti archeologici e tracce evidenti del passaggio dell’uomo.
L’illuminazione tramite led riduce in maniera quasi totale la formazione d’alghe.
All’esterno museo, giardino botanico, e tantissime strutture possono gratificare i turisti già affascinati da tanta bellezza.
Io non ho avuto il tempo di ammirare tutto ciò, ma ho avuto la gioia di incontrare questi nuovi amici che porterò con me per sempre.I giorni 27, 28 e 29 li passo sull'asfalto della strada statale 18, c'è sempre il conforto di un bar, di un pediluvio che piano piano ha ristabilito la funzionalità del piede destro che anche se ancora infiammato va un poco meglio.
CAMPING ULISSE !!! Mai un nome più azzeccato per uno che viaggia!!!
Arrivo al campeggio disidratato, bevo ad una fontana….. un sapore disgustoso mi fa tossire, un ragazzo in lingua francese mi fa vedere una colonnina di color verde, “ cette la est potable”, bevo tantissimo, mi siedo, tolgo le scarpe e metto il piede sotto l’acqua corrente, mi guardo attorno e poi decido per il mare.
Lasciato lo zaino alla reception vado finalmente sulla battigia, il primo contatto è gradevole, poi, un dolore immenso mi sale verso il cuore, l’acqua marina penetra fra le ferite, stacca le croste dei graffi causati dai rovi e brucia le ferite ancora aperte, resisto, sapendo che comunque disinfetta e sicuramente accelera la guarigione.
Tornato al campeggio non preparo la tenda ma corro in doccia e resto sotto il getto, seduto per terra rannicchiato nel dolore ancora forte del sale nelle ferite, sento che lentamente il vigore torna, mi asciugo al vento, non ho nulla di pulito con me, l’asciugamano azzurro è di un colore marrone, fatto di sangue e terra.
Viene il ragazzo che parla francese, è del Canada, partito con la moglie e due bambini di 14 mesi uno e 4 mesi l’altra in bicicletta, dalla Svizzera, lui ha un carrellino attaccato alla bicicletta in cui stanno i bimbi!!!
Osservo il tutto, mi faccio spiegare da dove è passato….. S.Gottardo, passo del Bracco, dormono in tenda, hanno due bambini con loro….. la più piccola lattante…..
Gli chiedo – e quando piove? – lui mi risponde … -e tu quando piove? – nient’altro da aggiungere, è la normalità di gente decisa, attiva, votata all’avventura, al piacere di fare…
Ma torniamo al cronologico susseguirsi degli eventi: il 29 giugno, sono a Falerna, l’autostrada Salerno-Reggio affianca la strada dove io sto transitando, il mare in quel punto forma dei laghi d’acqua, credo, salmastra, ci sono i bagnanti che felici si tuffano, parecchi wind-surf solcano le onde e fanno strambate perfette…. Se potessi andrei a far vedere che anch’io pratico quello sport, la tentazione è tanta ma proseguo, ad un bivio c’è un chiosco, bevo un the caldo, arriva una macchina, ne scende un signore che mi sorride, mi chiede da dove vengo, dove vado, resta sbalordito, poi mi guarda le gambe e mi dice che sarebbe meglio andare in ospedale, vuole accompagnarmi a farmi vedere, mi rifiuto, devo arrivare a Lamezia. –Da qui sono solo dieci km, l’accompagno – tento di resistere, poi accetto, arrivo davanti al Camping Ulisse ed entro.
Dopo la doccia, dopo essermi asciugato al vento, conosco due persone come tutte quelle che mi hanno accolto e amato dal primo contatto del mio lungo viaggio:
Antonietta e Rodolfo…. Lei è dolce, ha gli occhi dolci, il sorriso dolce, lui è un pensionato come me che tuttavia non si è fermato ad oziare, sta facendo un lavoro che probabilmente gli da gioia ed energia, anche lui è dolce (non si dovrebbe mai definire un uomo in questa maniera, ma lo è ).
Sono attenti e interessati a quello che racconto, mi consigliano dove è meglio mettere la tenda, m’invitano a mangiare da loro, basta barrette, meglio una bella pastasciutta asseriscono… accetto con gioia, non per la pasta, ma perché sento che il loro invito parte dal cuore.


Giornata di riposo per Manfredi, il piede e le gambe vanno molto bene, domani si riparte da Lago Ampollino/Villaggio Mancuso, praticamente dalla Sila, verso il Sentiero del Brigante e le Gambarie ed infine Villa San Giovanni.
Il giorno 15 attraverserà lo Stretto di Messina a nuoto....
Il giorno 16 o al massimo il 17 luglio salirà sui Peloritani.
Arrivo previsto ad ERICE........ 6 Agosto!

Rotundo Giuseppe, di nome e di fatto, persona cordiale e gradevole incontrata sul bus che da Catanzaro ci ha condotti a Villaggio Mancuso, ci ha offerto il caffè e abbiamo scoperto che è conosciuto anche in Argentina, nella Capital Federal donde tiene amigos y parientes.
Stiamo stazionando davanti all’Albergo della Posta, dove pranzeremo probabilmente ad un prezzo molto ma molto accessibile.
Questo Albergo si trova in armonia con la natura, è una costruzione gradevole e ottimamente condotta, ha 20 camere singole, doppie e suite, dotate di ogni confort con bagno interno.
Il ristorante offre una cucina tipicamente Silana.
Per info….. www.albergodellaposta.net

Si riparte sul Sentiero Italia che attraversa tutto il Villaggio, l'aria è fresca ed è un vero piacere camminare quassù, la gente è cordiale e sorridente.... sarà il peperoncino?
Qui ho assaggiato la N'Duja, un prodotto tipico di Spilinga in prov. di Vibo Valenzia a base di cotenna di maiale, grasso di maiale, peperoncino in enorme quantità da spalmare sul pane e poi fare il giro dei boschi cercando una fonte d'acqua gelata.... Abbiamo mangiato qui molto bene, Tagliarini alla Silana, Cotoletta alla Silana, il tutto con abbondantissimo peperoncino, per dolce una Pittainchiusa....... favoloso tutto quanto!!!


Rispondo ad un amico

Questa è la mail di Roby:

"Un piccolo estratto da una raccolta di poesie del filosofo-poeta libanese Kahlil Gibran:



"Non so dirti perchè valga la pena di vivere, però, anche questa mattina, mi sono svegliato e c'era il sole! "



Forse è una delicata sintesi delle emozioni che suscita la lettura del tuo "diario di bordo".

Fa piacere sapere che stai risolvendo i problemi ai piedi e sono certo che riuscirai a rispettare perfettamente il "ruolino di marcia".

Il 15 luglio sarò "virtualmente" sulla barca appoggio per spronarti.



Un abbraccio, a presto.

Roby"

Ecco qui pubblicamente ti rispondo:

Grazie, sei l'unico ex collega che si ricorda di me, o forse l'unico che è tanto felice di sapermi felice, GRAZIE, ogni tuo scritto mi fa capire che l'amicizia è un dono raro e per questo voglio esprimerti tutto il mio compiacimento, qui, davanti a tutti.

Io ho sempre avuto stima per tutti, per tutti i miei colleghi con cui ho condiviso oltre trent'anni di lavoro, sono fiero di aver dato la mia collaborazione alla Azienda di credito in cui tu ancora lavori, ricordo tutti quelli che sono passati e quelli che ancora lavorano insieme a te attraverso mille fusioni, incorporazioni, cambi di sistemi operativi e nuove procedure, so che ancora sei a combattere con questi nuovi sistemi e ti auguro di avere, un giorno, la possibilità di esprimere il valore che è in te anche attraverso la realizzazione di un sogno.
Si i piedi vanno molto meglio e la forza e la determinazione è ancora grande ed è tale anche grazie alla tua amicizia.

Quando tornerò a casa spero di incontrarti subito per poterti abbracciare

Manfredi

Oggi Manfredi ci ha inviato queste foto, è arrivato a Marcellinara, sta aggirando Catanzaro, lasciata la Sila Piccola si porterà domani verso le Serre.
Ieri ha superato con Adalgisa momenti di grande caldo, altissima umidità, un temporale ed ha incontrato nuovi amici.... quasi tutti fanno di cognome "Mancuso".... il più simpatico è risultato Giacomo, un calabrese che ha vissuto tanti anni a Torino, gli è dispiaciuto non aver avuto il tempo di starci un poco di più insieme, una persona veramente speciale che sicuramente ritroverà.

Stasera i nostri eroi sono alloggiati in una struttura DOC .... Agriturismo Licari ( www.agriturismolicari.it )

I titolari Franco e sua moglie Maria, hanno curato la ristrutturazione di questo antico casale utilizzando materiali tipici della zona e curando i particolari in maniera perfetta, conseguendo un risultato eccellente.

Questa struttura raccoglie in se la raffinatezza e l'eleganza uniti all'antica semplicità con accostamenti cromatici e architettonici che ne fanno un vero gioiello di squisita raffinatezza.

Manfredi ha assicurato la nostra emittente che verrà un giorno a trascorrere in questo incantevole luogo i suoi momenti di vero relax e consiglia gli amici, amanti della natura, a visitare questa parte di Calabria con la certezza di trovare oltre ad una cucina molto piccante un angolo di paradiso dolce e rilassante.

Lo sapete che da qui si vedono sia il mar Tirreno che lo Ionio?

Sto vivendo un nuovo trekking, attraverso un filtro umano, una persona che vede, sente, sicuramente soffre e prova emozioni, simili alle mie.
La mia amica Adalgisa Battistelli, docente di Psicologia presso l’Università di Verona e con incarichi anche pressola Facoltà di Scienze Motorie ha voluto affiancarmi per un periodo lungo il mio cammino, da Villaggio Mancuso, Parco della Sila, attraversando con me l’Aspromonte fino a Villa San Giovanni.
Questa sua presenza mi ha fatto guarire dalla stanchezza psicologica della lunga solitudine che, anche se intervallata da stupendi incontri, mi ha sempre accompagnato lungo il cammino.
E’ una persona molto determinata, non avrebbe le capacità fisiche per affrontare la durezza di un cammino così vario, il caldo, le privazioni, la fatica, i tanti disagi che uno sport come questo comporta… eppure è sempre dietro di me, spesso io mi fermo fingendo stanchezza, per darle la possibilità di riposare, ma è sempre pronta a riprendere il cammino, stoicamente si ricopre di crema protettiva, le sue braccia sono oggi rosse e sicuramente avrà la schiena a pezzi, ma mai un lamento, mai una richiesta di riposo, .
Inoltre la sua compagnia è intelligente, costruttiva, utile ad uno come me che vive le emozioni direttamente, senza dare loro un senso, una linea di condotta.
Attraverso le sue critiche io sicuramente riesco a capire meglio certi miei atteggiamenti, certe situazioni che il confronto con la gente elabora.
Grazie Adalgisa, so che l’ultimo tratto anche senza di te sarà il più bello, il più emotivo, sentirò il traguardo avvicinarsi ad ogni mio passo ed il passato sarà in quei momenti dimenticato, ma so che se avrò la forza di restare emotivamente integro lo dovrò a ciò che tu mi hai dato in questi giorni.

Salve a tutti, per prima cosa auguri a Gianni Provenzano, compare e cognato di Manfredi che oggi compie i suoi anni, lui lo sa quanti sono...
Stamani dopo una abbondante colazione, abbracciati da un Franco generoso i nostri amici hanno lasciato l'Agriturismo Licari, la generosità di cui stavamo parlando si riferisce ad un dono molto piccante a base di acciughine, pomodorini ed altro certamente avvolti di rosso peperoncino.
Con animo leggero e caldo pesante i nostri eroi non potevano che dirigersi dove il vento fa da padrone: il parco Eolico.
In quella zona si trova anche un grazioso paesino che porta il nome di Caraffa.



Sempre sul delicato ed accattivante sentiero d'asfalto i due si sono dovuti sobbarcare molta strada fino a superare Girifalco e mettere le tende sul monte Covello 848 slm
Domani si allontaneranno dalla civiltà per addentrarsi nell'Apromonte, verso le Serre, verso il Sentiero del Brigante, in quella parte della Calabria più arida, più selvaggia ma dove la storia si è fermata a dettare pagine di vita che ancora vivono nei musei di tutte le località che incontretranno

Sotto il monte Covello, a pochi km dalla vetta, c'è una fontana pubblica che elargisce un'acqua purissima, abbiamo fatto la dovuta scorta e ci siamo incamminati verso Torre di Ruggiero.
E' stato un percorso relativamente facile per le poche salite, sempre su sentiero e in boschi misti di castagno, faggi e pinete.
Adalgisa ha mantenuto il mio passo anche se naturalmente essendo il terzo giorno comincia ad accusare la stanchezza, penso che il giorno che arriveremo a Villa San Giovanni sarà entrata in forma perfetta.... ma sarà il momento per lei di lasciare il testimone per terra, tornerò solo e questa volta sarà per lo sprint finale.
A torre di Ruggiero abbiamo alloggiato in una struttura bellissima: Azienda Agrituristica "I Basiliani".
Un' antica casa di famiglia, mantenuta integra dai proprietari e trasformata in Agriturismo anche per il piacere di accogliere e conoscere i viaggiatori che come noi attraversano la Calabria.
Direttamente dal Sentiero Italia si può raggiungere questo angolo di paradiso in pochissimo tempo.
La signora Marina ed il marito Carlo, aiutati da Eleonora ci hanno fatto gustare la loro cucina tipica ed insieme, dopo cena abbiamo trascorso un poco di tempo nello stupendo giardino, raccontandoci della nostra vita, dei nostri impegni, di noi... il tutto per saldare una piacevole amicizia che sono sicuro avrà un sicuro seguito.

www.ibasiliani.com

Andate a vedere, ma poi..... provate a venirci, non ve ne pentirete

Oggi Adalgisa e Manfredi hanno macinato chilometri; salutati i gestori dell’Agriturismo “I Basiliani” si sono diretti verso Serra S.Bruno, qui hanno raggiunto la Certosa ed imboccato il Sentiero Frassati che per tutto il percorso costeggiava una stupenda riserva naturale biogenetica la “Cropani-Miconi”.
Seguendo la successiva strada asfaltata ed alternandola con il Sentiero Italia, sono arrivati al paese di Fabrizia e quindi sempre fra asfalto e sentiero hanno raggiunto passo di Croce Ferrata trovando ristoro ed un alloggio di fortuna in una veranda del ristorante stesso.
Il ristorante in oggetto “Il Paradiso” li ha ben nutriti con antipasto tipico ed una bella pasta piccantissima.
Da domani il Sentiero del Brigante sarà tutto a loro disposizione, dal Parco Regionale delle Serre, verso la parte più suggestiva dell’Aspromonte.
Naturalmente l’intera giornata è stata costellata di incontri più o meno interessanti, Damiano, per esempio, è stato tenero con i suoi ricordi, peraltro lunghissimi, degli antichi mestieri, della madre che lo portava a falciare il grano a mano e quindi all’aia per la trebbiatura…. Tutto questo davanti ad un vino fragolino che, non ostante la calura scendeva dolcemente e gradevolmente nelle loro infuocate gole.
Un altro incontro più o meno particolare è stato ad un autolavaggio dove si eravamo rivolti per farsi indicare la direzione verso cui andare, a loro sarebbe bastato che avessero detto: - a ore 10 -, - a ore 15 – ( in gergo militare ha un significato ben preciso)… invece quelli li indirizzavano verso l’autostrada, le strade statali e comunque asfalto…. All’improvvisa decisione di Manfredi di andare dove lui “sentiva” il sentiero, quelli hanno cominciato a richiamare l’attenzione dei nostri eroi con fischi indicando la direzione opposta.
E’ stata una grandissima soddisfazione per Manfredi dimostrare almeno ad Adalgisa che l’umiltà non fa per lui, che la sua presunzione spesso è indice di conoscenza, di esperienza, di ragionamento e perché no anche di sedere.
Successivamente, in una stupenda faggeta, Manfredi ed Adalgisa, mentre riposavano su un tronco hanno dissertato su quest’aspetto che, a detta di Manfredi è parte preponderante del suo carattere, dovuta all’enorme stima che ha di se stesso… e crediamo ne abbia tutte le ragioni..
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QUESTO E' IL PRIMO INTERVENTO DI ADALGISA SU QUESTO "DIARIO DI VIAGGIO":
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Ci ho dovuto pensare un po’ prima di decidere di raccontare questa esperienza che sto facendo con Manfredi, percorrendo questo tratto calabrese del Guya trekking. Avevo pensato di raccontarla alla fine, rileggendola e ripercorrendola attraverso alcuni punti salienti, e senza “disturbare” il racconto del protagonista, lasciare la storia evolvere senza intrusioni. Ma un’intrusione c’è di fatto, nel momento in cui Manfredi ha acconsentito di avermi come compagna di viaggio, ha accettato di lasciare invadere il suo camminare in solitaria. Non vedo ancora segni di “pentimento”, ma siamo solo al 5° giorno insieme!
Sono arrivata in Calabria con ben 6 ore di ritardo, ma Manfredi non era per niente innervosito e mi ha accolta con un gran bel sorriso. Io non so cosa pensasse in quel momento, credo che abbia avuto emozioni contrastanti. Un po’ di ansia per la novità, un po’ di preoccupazione per le mie scarse qualità fisiche, il mio scarso allenamento e una dose di bisogno di protezione, devono avergli creato qualche pensiero. Ma questo io posso solo supporlo perché nulla ha lasciato trasparire. Forse qualche piccola scherzosa battuta! Il suo atteggiamento dominante lasciava vedere il suo pensiero: ora ho una responsabilità, mi devo occupare di te! Devo avergli anche lanciato qualche “avvertimento”, conoscendomi e sapendo bene che male accetto chi si pone in atteggiamento protettivo! Ma un po’ ci conosciamo e entrambi abbiamo una giusta dose di ironia ed autoironia che ci ha fatto partire, il giorno dopo, ben determinati ad iniziare questo percorso insieme.
Al mattino del primo giorno, dopo una colazione tra un gruppo di uomini in trasferta, siamo partiti per Villaggio Mancuso. Un pezzo di Sila piccola, poi quel passaggio in pianura, per poi risalire verso le Serre e l’Aspromonte, fino a Villa S. Giovanni. Dell’aspetto tecnico del viaggio non voglio parlare, magari solo qualche accenno se importante. Ciò che voglio raccontare riguarda la mia GUIDA. Sapete, a me non dispiace scrivere, raccontare e in special modo tracciare gli aspetti salienti delle persone che incontro nella mia vita e con le quali entro in relazione, ma parlare di Manfredi e in questa esperienza, credetemi, non è per niente facile. Oggi pensavo che dovrò coniare un termine nuovo che possa sintetizzare alcuni aspetti principali del suo essere, ma è un’impresa ardua. Mai come in questo momento vorrei avere le parole più appropriate e più salienti. Le parole, quelle che la mia GUIDA usa con tale maestrìa tanto da poter affermare che ho vissuto momenti di vera delizia quando, incontrando le molte persone, tutte molto disponibili e accoglienti, ho potuto vedere l’espressione del viso mutare dalla sorpresa, all’incredulità, all’ammirazione, fino alla soddisfazione e alla gioia di aver incontrato una persona speciale. Che delizia, vederlo ed ascoltarlo in tanti di questi momenti, è stato fino ad ora, una delle cose più significative e più belle di questo “guya trekking in duo”. Quasi sempre, gli incontri si concludono con abbracci e baci, che Manfredi certo non nega, e si conceda sempre con grande simpatia, lasciando spesso un certo dispiacere. Come Giacomo, era così dispiaciuto che non avevamo neanche accettato di fermarci per un caffè, ma certo era felice perché ci eravamo fermati a salutarlo avviandoci per il nostro sentiero. Dimenticavo, il suo parlare è spesso “intonato” sulla lingua locale. Sì, avete capito bene, lui parla calabrese, mangia il peperoncino più di un calabrese, ingurgita N’duia (quella che i calabresi chiamano la nutella dei calabresi che già è di per sé un impasto di fuoco, ma il nostro eroe ci aggiunge peperoncino fresco e olio di peperoncino!), lacrima, suda, singhiozza ma mangiare piccante fino all’umana sopportazione (qualche dubbio sull’umano ogni tanto mi viene!) è diventata un suo punto fermo, la sua sfida tutta personale con il peperoncino (in certi casi: veleno allo stato puro).
Ci sono delle persone che all’inizio sono un po’ “resistenti”, ma vi garantisco che durano poco, riesce sempre ad aprirsi un varco, a volte lo potete vedere penetrare come un buldozer con tutta la sua irruenza, a volte con delicatezza come un fiorettista, dipende spesso dalla intuizione del tipo che ha di fronte, a volte dal modo in cui le persone si pongono, all’impatto che le sue prime parole suscitano. Ma sempre si apre un varco e voi dovreste vedere i malcapitati cedere e arrendevolmente subire la sua “dominazione” verbale ed emotiva, oppure li potete vedere aderire entusiasti al suo entusiasmo totalmente rapiti. Non posso dire certo che sono stupita, credo di aver capito qualcosa di Manfredi già da un po’ sia direttamente sia leggendolo nei suoi racconti, ma vivere questo camminare con lui, sta arricchendo la mia conoscenza di lui che si va costruendo piena di sfaccettature e di particolari.
Dicevo all’inizio che secondo me era preoccupato per la mia presenza, ha certamente vissuto pensieri contrastanti su questo dover camminare con me, ma credo di poter dire che, anche se dice che lo rallento, che se non ci fossi io sarebbe già a Villa San Giovanni (esagerato!) non gli dispiace affatto di essere in compagnia per questo tratto. Io certo non sono allenata, non posso certo tenere il suo passo, sto soffrendo (so che lui ha già detto qualcosa di me!) ma avanzo, al massimo delle mie possibilità. Ogni tanto mi fotografa in momenti difficili per dimostrarmi tutta la mia debolezza (fisica si intende!) e così LUI pensa di demolire la mia autostima! Ieri è stata una giornata bella ma difficile. Siamo partiti prima delle 7, avevamo programmato di fare un bel pezzo di strada. Una buona parte della giornata è stata magnifica perché abbiamo camminato attraverso boschi, sempre all’ombra e con difficoltà leggera. In mezzo al bosco ha acceso il fuoco e cucinato il riso. Siamo ripartiti ancora con la voglia di fare tanta strada ma verso le 17 abbiamo smarrito il sentiero perché probabilmente i boscaioli avevano tagliato gli alberi con i segnavia. Ci sono stati momenti di dubbi, io ero già molto stanca ed ero più orientata a fermarci ma la mia GUIDA riteneva che se andavamo in una certa direzione avremmo trovato il paese. Abbiamo iniziato a scendere, che per quanto mi riguarda è peggio che salire, specialmente con tante ore già sulle gambe, ed io facevo fatica, ma lui sicuro, anche di fronte a strade chiuse mai un cedimento e così è riuscito a portarci al paese dove abbiamo trovato un agriturismo, i Basiliani, del quale lui vi ha già parlato. Avreste dovuto vederlo, era felice e soddisfatto della sua decisione e del risultato. Sì, una buona dose di intuizione, una grande esperienza ormai di “strada”, una buona dose di ottimismo, una grande fiducia in sé, e senza dubbio un po’ di fortuna è il mix che lo porta sempre a risolvere in maniera brillante le situazioni, anche quelle più difficili. Che cosa abbia pensato di me, se ha temuto che stremata crollassi in preda ad una crisi di nervi oppure che mi fermassi e non volessi più procedere o che avrei imprecato contro di me stessa o contro di lui, non so dirlo, dico però che non c’è stato un solo attimo in cui mi è sembrato preoccupato. Non dico che non lo sia stato, ma certo non lo ha mostrato.
In questi giorni passati insieme, ogni tanto mi osserva, magari senza farsene accorgere, si chiede se ce la farò, se non sarò troppo “una palla al piede”. Mi vede arrancare, piegata su me stessa a 45°, sa che ho qualche doloretto e che stringo i denti e non riesco a capire ancora che cosa ha capito di me, ma so che “rispetta” la mia stanchezza, ogni tanto si ferma senza che io lo chieda quando mi vede stanca, qualche volta mi chiede se voglio fare una sosta, trova dei punti d’appoggio affinché possa poggiare lo zaino e riposare le spalle, ma va anche in esplorazione per tratti davanti a me lasciandomi riposare. Quando siamo a dei punti in cui non troviamo il segnavia va a perlustrare per cercare il segnale e mi lascia ad aspettarlo riposandomi.
Le nostre soste sono occasioni per parlare un po’, a volte sono racconti di vita vissuta, a volte sono “dissertazioni” che nascono da quello che stiamo vivendo. E’ sempre un parlare interessante e reciprocamente arricchente che valorizza quest’esperienza.
Camminare con Manfredi fino ad ora è stata una bella ed interessante esperienza, so che la settimana che ancora ci resta sarà, dal punto di vista del percorso molto bella ed io sono un po’ più allenata, forse ora sarà ancora migliore, ma lui ora pensa alla traversata dello stretto e il suo passo si fa più ansioso! Ha voglia di arrivare a Villa S. Giovanni ma io gli ricordo che dobbiamo fare l’Aspromonte e viverlo se possibile pienamente. So che mi ascolterà!
Quando abbiamo parlato di fare un pezzo insieme, tanti mesi fa, non c’era ancora l’idea di valorizzare questo viaggio con l’intervento dell’università ma era solo un desiderio, per me, di fare un pezzo del sentiero Italia, approfittando di questo progetto di Manfredi. Ora c’è anche un interesse “scientifico” che però dovete pazientare per leggere. Avremo modo di informarvi su quello che ne verrà fuori dopo che il Gufa Trekking sarà terminato e con i colleghi avremmo fatto tutte le valutazioni e le analisi di quest’esperienza del nostro campione. Quindi per la parte “professionale” mi rileggerete in autunno mentre per il racconto di questa mia esperienza personale, alla prossima occasione.


La resistenza umana, quella psicologica e quella fisica, può assumere valori diversi a seconda dell’individuo a cui ci riferiamo, nel caso di Manfredi i valori sono molto alti. Tuttavia la consapevolezza di un danno fisico che possa limitare le sue funzioni lo rende nervoso; per la seconda volta è successo quello che non avrebbe voluto accadesse: il piede sinistro ha mostrato il cedimento tipico dello sforzo.
Un forte rossore sotto le dita, una riga rossa che nell’altro piede si era aperta facendolo sanguinare, sono apparsi ieri pomeriggio.
Questa volta ha avuto l’assistenza di Adalgisa, le sue cure sono in atto e più tardi verrà presa una decisione.
Intanto ora il progetto di avvicinamento alla costa viene interrotto per permettere la guarigione del piede.
L’avvicinamento e l’ingresso nel Parco dell’Aspromonte sono stati caratterizzati da un alternarsi di sentieri e come al solito tanto asfalto, c’è stato il momento esaltante dell’ascesa al monte Lìmina, caratterizzato dall’apertura del sentiero attraverso fitta vegetazione fatta di felci e rovi ma che ha regalato ai nostri amici un panorama esaltante: il mar Jonio, il mar Tirreno e…. in lontananza la Sicilia e l’Etna avvolte da una foschia azzurra di calore.
La notte in tenda del giorno 6 non è stata per niente utile a far riposare i due intrepidi trekkers, il terreno su cui era stata posata la tenda non era dei migliori, il sonno ristoratore, pertanto, non è arrivato che per brevi periodi, trovandoli, al mattino ancora stanchi e acciaccati.
In questo momento si trovano all’Ostello di Zomaro, inserito in un bellissimo parco e lontano dalla copertura dei telefonini, pertanto quasi fuori dal mondo, se non fosse per la televisione sempre accesa sui soliti programmi demenziali che le nostre reti propinano.
Ieri a Nuovo Canolo, un paesino deserto e assolato si sono fermati per il troppo caldo e per riposare in un bar.
Fra i tanti avventori che sono apparsi come per incanto fra le stradine deserte, due Guardie del Corpo Forestale si sono mostrate molto interessate al loro viaggio prendendo in considerazione la segnalazione di Manfredi di una interruzione del segnavia in prossimità di una riserva privata.
C’è un forte rispetto e ammirazione in Manfredi nei confronti di questo Corpo, il loro impegno verso il patrimonio naturalistico li rende ai suoi occhi custodi di un mondo che non ci appartiene, ma che come è stato detto, abbiamo in prestito per i nostri nipoti.


Questa Vostra emittente è sempre collegata, anche ora, sono le 01,09 del nove luglio, Manfredi ed Adalgisa si trovano ad OPPIDO MAMERTINA, decisamente fuori linea del sentiero del Brigante, ma una ragione c'è.......

Manfredi, dopo 39 anni, qui, in questo paese ha incontrato Carmelo Nicoletta, un caro amico che era militare con lui a Palermo negli anni 1968/69.
Insieme a "Melo", qui a Oppido Mamertina ha fatto amicizia con persone meravigliose.

Domani ci racconterà tutto



Dovrebbe scrivere un libro Manfredi del suo arrivo a Sanatorio e la discesa ad Oppido Mamertina.... i fatti si sono svolti così:

Arrivati a Sanatorio i nostri intrepidi si sono presentati alla gente che stava tranquilla al bar ristorante con la solita allegria che ha sempre caratterizzato gli incontri con gli abitanti dell'Appennino.
Fatte le presentazioni i nostri eroi hanno cominciato a chiedere informazioni per poter proseguire verso la meta.... Manfredi ad un certo punto ha domandato quanto distasse Oppido Mamertina da Sanatorio... perchè chede Gaetano? E Manfredi risponde che laggiù ha un amico, uno che era militare con lui nel biennio 68/69... un certo Carmelo Nicoletta..... lo conosco fa Gaetano è tornato dall'Australia ed ora vive ad Oppido Mamertina.... In parole povere tutto il gruppo scende con Manfredi e Adalgisa verso il paese.C'è l'incontro commuovente fra i due che si discostano da tutti per rivivere quei tempi e poi.... tutti a casa di Rosalba, a cena.... preparata così in fretta e furia..... ma ricca dei sapori di calabria e abbondantissima, in una casa genialmente costruita ed arricchita da un genio.

Famiglia Margaritondo: Edoardo, Ausilia, Rosalba e Francesco Pio.

Famiglia Mazzagatti: Gaetano, Graziella, Vincenzo e Paola

Famiglia Nicoletta: Carmelo, Carmina e Anna Maria

e poi Pietro e tanti altri.... insomma un'accoglienza meravigliosa da parte di tutti e qui su questo sito Manfredi promette che tornerà a trovarli con Lisa, quando avrà recuperato le energie.

I veri amici non si dimenticano, da Casaglia all'ultimo incontro che farà Manfredi si annoterà nomi e indirizzi perchè se è giunto fino a qui lo deve a tutti loro, alla quella meravigliosa ed affettuosa collaborazione che ha caratterizzato tutto il suo lungo viaggio.



Ora è il momento della pausa, qui a Gambarie andrà a fare delle escursioni senza zaino, un poco di corsa ed il 14 farà un poco di nuoto in mare per prepararsi alla traversata dello Stretto, che non sarà per niente semplice dopo oltre due mesi di cammino, dieci kg in meno e le spalle doloranti....

Ciao a tutti, grazie dei tantissimi messaggi di auguri, spero che tutto vada avanti come programmato, ora ho un poco di paura per la traversata, i tanti giorni di cammino ed il peso dello zaino mi hanno debilitato, ma nei prossimi quattro giorni farò un allenamento adatto a rinforzare le braccia ed a recuperare il fiato, poi il 14 andrò a nuotare per riprendere confidenza con il mare, elemento che mi ha sempre accolto con amore.

Grazie, stasera Adalgisa ed io ci permetteremo una grande cena.


Le previsioni di oggi erano che avremmo riposato.... invece abbiamo deciso di fare una sgambatina fino sopra l'arrivo della seggiovia.... risultato: 35 km in undici ore e trenta minuti.

Le foto della Sicilia al mattino ed al tramonto pensiamo siano abbastanza significative.

Il percorso si è svilluppato lungo gli innumerevoli sentieri che caratterizzano il trekking d'Aspromonte, in realtà non abbiamo mai percepito la location del nostro andare, abbiamo seguito segnavia inizialmente di colore bianco/verde, poi bianco/rosso, infine alcun segnavia, poi alla cieca e ad un certo punto siamo capitati ad un ruscello che era sovrastato da una nuova diga, la diga del fiume Menta, da qui abbiamo percorso 14 km per tornare all'albergo distrutti dalla stanchezza.... e questo è il risultato di un giorno di riposo.

Dopo una abbondante cena siamo andati a dormire con il dubbio se fare il percorso verso Villa San Giovanni a piedi o in autobus....

Lo saprete nella prossima puntata
Ciao a tutti

Adalgisa e Manfredi

Cari amici, Radio Barrea ha ricevuto questa lettera di Adalgisa....

Eccomi quasi alla fine di questo tratto di Guya Trekking con Manfredi, la GUIDA.
Della cronaca del viaggio vi ha già parlato lui, io vorrei soltanto lasciarvi qualche impressione e qualche mia “lettura” di questi ultimi giorni. Sono stati indubbiamente migliori dei primi dal punto di vista del trekking: paesaggi molto più belli, altitudini non elevate, vegetazione ricchissima. Un’alternarsi di pinete e di faggete, diversissime tra loro ma entrambe piacevolissime. Difficoltà sempre alternate, ma dislivelli accettabili …ed io ho continuato ad arrancare dietro Manfredi che mi stacca sempre di 70/100 mt e continua ad andare in esplorazione preventiva specialmente quando ci sono dubbi sulla direzione da prendere e dove i segnali sono meno chiari.
Ieri sera ci siamo accampati al tramonto, ha montato rapidamente la tenda mentre accendeva il fuoco, io avevo freddo perché camminando nel pomeriggio eravamo passati in alcuni tratti in cui soffiava un venticello gelido che sul corpo sudato non è proprio piacevole! Così ero infreddolita e mi sono subito rintanata nel mio sacco a pelo mentre la mia GUIDA preparava dei tortellini in brodo fumanti.
Avevamo discusso della forza e della fragilità delle persone, degli uomini e delle donne, durante la giornata. Ci sono aspetti sui quali non concordiamo ma devo dire che nonostante abbia giustamente le sue opinioni, a volte si pone in posizione di ascolto e cerca di comprendere anche le opinioni altrui, le mie in questo caso. In ogni caso, cerca sempre, nei modi di comportarsi, di essere rispettoso di ciò che penso. Non si può negare che in un trekking così impegnativo, la forza fisica sia un aspetto essenziale, ma, come lui ha compreso bene durante il suo viaggio, la forza psicologica è importantissima per affrontare una sfida come questa. Così, anche se le doti fisiche a volte sono più scarse, la voglia di andare avanti sostiene e aumenta le possibilità di farcela. Ma il corpo ha le sue esigenze e “pretende” rispetto così, se non si è in grado di ascoltarlo, lui si prende le sue rivincite attraverso qualche piccolo malessere che ti “obbliga” ad arrestarti, a dargli tregua. A volte, quando lo sforzo è troppo superiore e per lunghi periodi, interviene in maniera anche più “pesante” con malattie più importanti.
Così, tornando alla serata di ieri, lo stress al quale io avevo sottoposto il mio più fragile corpo, mi ha avvisata e costretta ad un maggior riposo. La mia GUIDA ha compreso ed ha rispettato la mia fragilità fisica lasciandomi riposare e riscaldare occupandosi da solo della cena. Non è certo un tipo che esprime i suoi sentimenti, ha una specie di pudore che gli impedisce di mostrare serenamente le sue emozioni, ma esse sono interamente nei suoi comportamenti.
Ma non vi ho ancora parlato del Manfredi “saltimbanco”. Anche ieri, c’è stato un momento in cui mi sono dovuta fermare perché non riuscivo a smettere di ridere. Il suo repertorio è veramente vasto. Prima di tutto canta, e a volte urla, al vento, al cielo, alle foreste. Quando arriviamo ad un punto, una vetta o un punto panoramico, si diletta in ululati vari, scarica le sue energie o dà sfogo al piacere di aver fatto un punto importante. Ma il più delle volte canta. Peccato che la memoria a volte non lo assista, ma il repertorio è ampio! Ha una bella voce intonata e forte e se canta seriamente non è male! Ma il diletto più grande viene dalle sue “pseudo-imitazioni”. Praticamente ha il “coraggio” di parlare vari dialetti: toscano in testa, poi ligure, lombardo, napoletano, calabrese e certo non manca il palermitano! Ma si diletta anche ad imitare. Vi posso garantire che è uno spasso e, considerando che molto spesso “costruisce” al momento (nel senso che inventa dove non ricorda!) a volte ci escono delle estemporanee molto divertenti.
Voi vi chiederete: ma non c’è qualcosa che ti irrita di Manfredi? Oh sì certo che c’è, a volte devo forzarmi per non reagire, ma anche io irrito lui, come è normale che sia. Siamo così diversi che se confliggiamo su qualcosa credo sia impossibile non “urtarsi”, ma credo che, almeno fino ad ora, ha prevalso il nostro rispetto reciproco e la voglia di arricchirsi un po’ attraverso questa conoscenza che via via abbiamo costruito.
Tornando al nostro viaggio, devo dire qualcosa di Oppido Mamertina. So che lui vi ha già scritto, ma non esprime per nulla quello che è veramente successo. Proverò a dirvi qualcosa io.
Avevamo una lunga giornata di cammino, saranno state già le 17. Arriviamo a Sanatorio dopo un lungo pezzo di strada asfaltata, finalmente un bar (questi tipici di zone di montagna) con ristorante e pizzeria. C’erano delle famiglie. Il nostro arrivo, come sempre è: Manfredi arriva un po’ davanti a me e inizia il suo approccio con chiunque capiti (per lui non fa differenza se giovane o vecchio, donna o uomo, l’importante è “irrompere” con il suo stile e con un grande desiderio di comunicare o … “impressionare” il/i malcapitati). La sua carica comunicativa è veramente “esplosiva” e come vi ho già detto, bastano pochi minuti ed anche i più reticenti “cadono” ammaliati e rapiti.
Si avvicina al bar esclamando: ma quanta bella gente! E ci credo, dopo una giornata passata solo con me, lui che ha bisogno della gente intorno come il pane! La reazione non si è fatta attendere. Io, come spesso faccio mi metto giusto un po’ in disparte e lo lascio ai suoi racconti: da dove vengo, dove vado, perché faccio questo…I suoi racconti sono spesso “riorganizzati” a seconda del suo pubblico: in alcuni casi punta subito sull’”impresa” e sul suo valore fisico e psicologico, a volte sull’aspetto della solidarietà, a volte sull’aspetto “scientifico”; quasi sempre ci sono tutti questi elementi per mostrare il panorama ampio delle ragioni che lo hanno portato a questo viaggio.
Mi ero seduta ad un tavolo sul prato mentre Manfredi intanto raccontava e chiedeva del suo amico Carmelo (di cui vi ha parlato) e tra una battuta ed un gelato ci siamo ritrovati caricati in macchina e trasportati a Oppido Mamertina, accompagnati in albergo per fare una doccia e poi via a cena invitati da Rosalba e i suoi genitori: Ausilia e Edoardo. Tutto questo in una tale naturalezza che, certamente era stata creata dalla “carica” e dal “trasporto” di Manfredi ma colto in maniera egregia dalla straordinaria accoglienza di queste famiglie calabresi.
Permettetemi solo una nota personale: mentre ero lì seduta c’era una coppia di circa 50-55 anni che passeggiava tenendosi sottobraccio. Ci siamo guardati e sorriso, erano un po’ intimiditi ma dopo un po’ si sono avvicinati. Lei: Rosa Vergara, una donna bella e dolcissima, riservata e tenera, mi ha subito colpita. Parlava con una serenità che le illuminava gli occhi. Uno di quegli incontri che scalda il cuore. Tre donne ho incontrato (con le quali ho parlato un po’): Rosa con la sua dolcezza, Rosalba con la sua determinazione e Ausilia con la sua perseveranza nel migliorarsi, hanno arricchito il mio viaggio. Gli uomini mi perdoneranno se non parlo di loro, ma la sintonia che si crea e la facilità ad entrare subito nella sfera più “psicologica” con le donne, ha fatto sì che io potessi cogliere meglio ed essere colpita più da loro che dagli uomini. Carmelo, Gaetano e Edoardo mi sono apparsi, nella loro diversità, tre uomini gentili e generosi.
12 luglio
Avevo interrotto l’altra sera con l’intento di completare questo mio racconto sulla conclusione del mio viaggio ieri, prevista per riposare, ma che poi è stata una giornata di trekking anche molto impegnativa, come avete già letto.
Così oggi è veramente il mio ultimo giorno, stamattina abbiamo lasciato Gambarie e siamo scesi a Villa S. Giovanni. Manfredi freme per la traversata così il suo sguardo è sempre rivolto alla Sicilia che già da ieri abbiamo avuto modo di vedere. Mi parla di quando salirà sui Nebrodi e poi le Madonie e poi ancora l’ascesa del Monte Cofano anticipandosi il piacere che proverà ad attraversare la Sicilia, che si intuisce, è una terra che lui ama molto. Ma dietro questo parlarmi della Sicilia c’è anche il tentativo di controllare l’ansia che un po’ sente per la traversata. Dopo due mesi di duro terreno e di monti, non deve essere semplice ritrovarsi in mare. Così ora avrà due giorni per riprendere confidenza con il movimento del nuoto e con il suo corpo in acqua.
Vorrei congedarmi da voi con qualche altra piccola riflessione che voglio condividere con i tanti amici che stanno accompagnando Manfredi e, in questo piccolo tratto anche me.
Manfredi sa che avevo dei dubbi prima di iniziare, prima di tutto non volevo “interrompere” il suo andare con una presenza che potesse infastidirlo e poi, io sono più solitaria, e l’idea di vivere un’esperienza così impegnativa (fisicamente per me lo è stata) con un’altra persona, mi impensieriva. Pensavo che mi sarebbe costato (e anche che non lo avrei goduto pienamente) perché immaginavo che non mi sarei sentita libera di agire e di esprimermi. Invece è stato un viaggio “libero” e “sereno”. E credo sia lo stesso per Manfredi. Non ho mai notato in lui, né ho mai sentito io, fastidio per la presenza reciproca, mai ho pensato: “vorrei essere sola”. Ieri, gli ho chiesto di darmi 5 minuti perché volevo ascoltare una musica, tra i boschi; lui si è allontanato e mi ha lasciata da sola con la mia musica e il bosco. Non so dire di lui con certezza, se qualche volta ha sentito fastidio per la mia presenza (forse perché ho un po’ rallentato il suo cammino), certo non ha espresso mai nei suoi comportamenti nulla che mi potesse far pensare che si sia pentito di avermi accettata come compagna di viaggio in questa terra, bella ed ospitale, ma difficile e dura.
Ho visto sempre la mia GUIDA attenta ma rispettosa, mai prevaricante, sempre pronta a fare uno sforzo in più per alleviare la mia fatica (tante volte mi ha chiesto di cedergli un po’ del mio sacco, ma naturalmente non ho acconsentito, il suo è molto più pesante del mio!). Mi sono spesso accorta che nei momenti più difficili, senza che me ne accorgessi, mi osservava, ma sapendo quanto sono orgogliosa, mai ha palesemente fatto gesti per venire in mio soccorso. E’ successo qualche volta, ma solo quando ha compreso che avrei accettato un piccolo aiuto. Ora credo di poter dire che se desiderassi fare altre esperienze come queste, Manfredi sarebbe la sola persona che accetterei come compagno di viaggio.
Ora mi dispiace un po’ dover ripartire e lasciare Manfredi a godere e a soffrire la Sicilia, il tratto che desideravo fare all’inizio. Ma sono certa che per un po’, lui mi sentirà ancora al fianco, anzi un po’ dietro di lui. Ogni tanto si girerà e mi vedrà arrancare, piegata su me stessa sotto lo zaino, ma mi vedrà arrivare in cima.
Vi ho già detto che non ama esprimere le sue emozioni, ma qualche volta ha incrociato i miei occhi, ed io ho potuto vedere un po’ di più dentro di lui, quello che solo attraverso gli occhi si può comprendere, ciò che anima veramente le persone.
Ora Manfredi, ti aspetta l’ultima bellissima tappa di questo tuo lungo viaggio, sarà un’emozione fortissima quella che sentirai quando arriverai ad Erice. Stai concludendo una straordinaria avventura, so che hai imparato qualcosa e so anche che ricorderai qualche piccolo “suggerimento” che hai ascoltato in questo giorni. Ricordalo, ti servirà per questa ultima tappa.
E’ stato bello camminare con te, ricorderò le faggete, le pinete, le salite e le discese, i panorami, le tue barzellette, le tue “pseudo-imitazioni”, le tue canzoni (a volte troppo urlate), i tuoi urli mattutini, la tua sveglia (odiosa!), i tuoi tortellini e i tuoi risotti, i silenzi e il rumore dei nostri passi che calpestano il fogliame dei boschi, la luce che filtra tra gli alberi e gli uccelli nei boschi.
Ma soprattutto avrò sempre nel cuore la certezza di aver costruito una straordinaria amicizia piena di rispetto e affetto vero.
Grazie Manfredi e buon viaggio. Ti aspetterò ad Erice, e fra i tanti che ti avvolgeranno nel loro affetto, sentirai il mio discreto, ma profondo.


Finalmente, sono felice, sono felice, sono felice….Non solo vedo la “mia” Sicilia, ma mi sembra di toccarla, dieci anni fa una distanza come questa: tre km e duecento metri l’avrei fatta cantando, oggi dopo due mesi di montagne, una spalla ancora dolorante a seguito dell’incidente subito lo scorso otto dicembre, ho molta paura di non farcela.
Verso le 19 sono sceso in acqua, i bagnanti erano scomparsi, avevo tutta la spiaggia di Cannitello per me, il mare calmo era molto invitante, mi sono immerso ed ho cominciato a nuotare a stile libero, prima molto lentamente, un respiro ogni tre, poi ho spinto… un respiro ogni due, infine a rana, quando mi sono girato a guardare la spiaggia ho scoperto che la corrente mi aveva spostato di almeno duecento metri verso la parte più larga dello stretto…
Ho nuotato contro corrente per tornare al punto di partenza, sono arrivato a toccare terra che ero sfinito!
Ad un pescatore che mi guardava ho chiesto se c’era un orario per le correnti, la sua spiegazione è stata molto precisa:
Con questa luna (crescente) e con vento di grecale e scirocco solo dopo le undici del mattino e fino alle sedici pomeridiane è possibile fare la traversata con correnti moderate, sarebbe meglio comunque nuotare da Messina a Reggio.
Io non posso, io devo nuotare da Reggio a Messina e spero tanto che i venti mi siano favorevoli…
Fino ad ora ho sempre parlato del vento come se fosse un amico mio, spero che (il vento) abbia letto tutti i miei racconti e che tenga conto dell’amore che ho sempre nutrito per lui.
Sono alloggiato al Hotel Ristorante Boccaccio, qui a Villa San Giovanni, un locale stupendo, sempre pieno di gente, gestito da una grande famiglia: Rocco, Giovanni, Aldo, Ciccio, Filippo, Davide, Francesco….. tutti amici miei, tutti gentili e disponibili, un piccolo problema su certa documentazione per la Guardia Costiera? Tutto risolto! C’è da andare a Reggio a mettere una firma? Domattina ti porta Davide! Abbiamo preso un pesce spada, guarda che meraviglia! Stasera lo mangi a cena, cosa ti serve? Di cosa hai bisogno? Nessun problema!!!
Domattina giornata di mare, spiaggia a leggere, in acqua a fare slalom fra le meduse (tante e molto dolorose), lunedì 14 sarò a Messina da Anna Maria Bonanno, la Presidentessa di ADMO Sicilia, sarà una giornata dedicata alla solidarietà, sento d’essere pronto a trasmettere oltre che le mie emozioni anche il messaggio della donazione.
Credere nell’utilità della donazione e divulgare fra le persone questo principio mi fa sentire fiero di camminare con tanta determinazione, il mio gesto deve apparire non come un evento sportivo fine a se stesso, ma come un atto di forza verso la speranza, verso quelle persone che lottano per raggiungere con dignità la serenità di aver finalmente superato l’ostacolo, grazie al dono ricevuto.
Amici, statemi vicino, voglio poter scivolare sui crinali della terra di Sicilia, non calpestare il sentiero, ma accarezzarlo con amore e sentire quel profumo misto di zolfo, di orzo, d’eucalipto, di gelsomino.
Voglio volgere lo sguardo verso le Eolie, e lentamente veder apparire il monte Pellegrino, la Conca d’oro, la Riserva dello Zingaro…… ed alla fine voglio salire sul monte Cofano e sentire un brivido lungo la schiena quando dalla sua cima vedrò finalmente ERICE.
A quel punto, con le ultimissime forze, ma con gioia e stupore mi sentirò degno del nome che porto.

Sono le 05,45 e sono già qui, di fronte al problema. Questa volta non è una montagna da scalare, né una foresta, questa volta ho timore, ansia e incertezze.
Eppure l'obbiettivo è li.... lo vedo, dall'altra parte di un braccio di mare che fa vedere la costa opposta nei minimi particolari, sono solo tre km e poco più.... distanza alla mia portata... eppure io l'ho sentita la sua forza.
Ti prende e ti porta via, come se un fiume impetuoso improvvisamente irrompesse su di te.
Stamani, alle undici arriva Giovanni Fiannacca, il mio barcaiolo, ieri quando ho guardato i suoi occhi ho visto il suo rispetto, la sua forza, l'esperienza e la calma che solo i forti hanno... io voglio quello sguardo, io probabilmente ho avuto quello sguardo ed ora mi manca.
Sono qui, davanti allo Stretto, seduto al bar dei miei amici del Boccaccio e aspetto.
Da ieri sera il vento è girato a Maestrale, un vento che "porta"..... ha detto Rocco quando mi è passato accanto, ha visto che sto scrivendo, non è usuale trovare uno che deve fare lo stretto già davanti al "problema"... ma non mi ha detto null'altro che questa frase..... "è un vento che porta"... si, porta, ma porta verso questa spiaggia palloni, sacchetti, pezzi di legno.... porta qui, io preferirei che portasse via, lontano da qui, dalla parte opposta.
Ma Giovanni Fiannacca, il Re dello Stretto, ieri quando mi ha parlato mi ha dato sicurezza, il suo sguardo mi ha calmato, ho dormito sicuramente bene ma ora sono qui, davanti a questo mare ed ho bisogno di lui, del suo sguardo, della sua voce...... VAI, ORA, TRANQUILLO, PIU' A DESTRA, COSI'...COSI'...COSI'...


Bandiere rosse ovunque…… mi ha telefonato la Guardia Costiera, le sconsigliamo la traversata, vento forte di maestrale e corrente discendente per le 11.30…..
Ho chiamato Giovanni, il barcaiolo…. Tranquillo!!! Alle 11,15 arrivo e partiamo quando “sento” il momento giusto…. Sono tranquillo, sono tranquillo, sono tranquillo….. ma ho paura!!!
Sono le 10,06…. Manca un’ora ……


Ho accettato la sfida, la Guardia Costiera mi aveva avvisato ed infatti ho perso, oggi LUI era troppo forte per me. mi ha battuto ma non mi ha piegato, non sono al tappeto, Lui stamani era potente.... dovreste vederlo ora, nessuna onda, niente corrente, un bellissimo sole, le barche a vela che scivolano su un mare azzurro.

Dopo due mesi di cammino mi sentivo e mi sento forte, ma in mare è tutt'altra cosa, bisogna essere capaci di fare uno scatto e una pausa a ritmo più leggero, poi di nuovo uno scatto e nuovamente una pausa, solo così avrei potuto farcela e naturalmente con un mare meno impetuoso.

Un'onda improvvisa mi ha sommerso ed ho bevuto, ho provato a recuperare a rana, ma il mare frontale mi impediva di respirare bene, a bordo della barca Giovanni ha capito che non ce l'avrei fatta, mi hanno issato a bordo e portato a Messina.

Bisogna accettare le sconfitte, fanno parte della vita, importante è provarci, metterci l'impegno, io ci ho messo tutta l'energia di cui disponevo, non sono un superuomo, sono uno come tutti, con un grande cuore e sicuramente ho bisogna di più umiltà...


Cari amici, Manfredi ha rimosso definitivamente la delusione del mancato attraversamento dello stretto, tuttavia ci diceva che l'errore è stato non aver accettato la corrente, doveva lasciarsi portare fuori rotta, non contrastare la forza delle onde e della corrente, superata la metà del percorso avrebbe trovato la corrente ascendente che lo avrebbe riportato in linea ( come gli aveva consigliato Giovanni, il barcaiolo.... ) Ci ha comunicato che è una sfida ancora aperta, quando le forze torneranno anche nelle braccia e con un buon allenamento ci riproverà... siamo sicuri che la prossima volta andrà meglio.

E' partito da Messina dopo una colazione tipicamente Messinese: Granita di caffè e panna con brioche, ha fatto tutto asfalto fino alle antenne di Dinnamare, fotografando lo Stretto, la costa Calabra, le isole Eolie ed il mar Jonio.
Ci ha detto che i panorami erano veramente grandiosi, non il terreno, una vecchia carrareccia militare pietrosa ed a tratti molto sconnessa, la vista dell'Etna con il suo pennacchio lo ha accompagnato fino a Piano Margi dove ha incontrato un "Pecuraro", Giovanni Ciulla, che vedendogli mettere la tenda lo ha bloccato ed invitato a casa sua a mangiare e dormire!!!
Casa da Pecuraro sicuramente, ma molto ospitale, sono stati a parlare fino all'una della notte ed al mattino alle cinque sveglia, alle sei Manfredi ha ripreso il cammino, solita carrareccia, soliti panorami, molto caldo ma moltissima acqua.
Alle 20 è arrivato ad un passo da Novara di Sicilia, ha preferito fermarsi a Fontachelli Fantina, in un Agriturismo dove ha cenato con il pane e salame del Pecuraro, e dopo una bella doccia se ne è andato a dormire.



I Peloritani? Inizio bene, bellissimi panorami, sentiero accettabile per chi ci va ogni tanto, ma per me è stato molto faticoso per via del pietrisco di cui è composta la carrareccia militare, ogni passo a rischio di storte ed il risultato finale….. mal di piedi.
Comunque fino a Novara di Sicilia anche se non tracciato da segnali, la direzione si intuiva, sono arrivato senza troppe incertezze, il peggio è stato raggiungere Floresta, la porta dei Nebrodi.
Inizialmente ho preso un sentiero di crinale poi sono tornato al punto di partenza perché non avevo riferimenti, sono sceso lungo una strada asfaltata, sotto un sole africano, senza un albero, ad un bivio ho preso la cartina ed ho scoperto che se avessi fatto altri dieci km di asfalto sarei arrivato a destinazione, ho messo i piedi a bagno in una fontana per dieci minuti e sono ripartito.
Ho fatto i conti: da Fondachelli Fantina a qui….. 27 km di asfalto, mentre scrivo ho i piedi in acqua e sale, in un appartamentino consigliatomi da Daniele Longhitano dell’Associazione Culturale “ICARO” www.associazioneicaro.it e stasera sempre consigliato da Daniele cenerò nel Ristorante Il Fienile, qui a Floresta, cercherò di ingurgitare tutto quello che mi porteranno anche perché dalla cena del 16 ad ora…. BARRETTE ANDERSON, BARRETTE ANDERSON, BARRETTE ANDERSON….. non mi lamento delle barrette, per fortuna che ne sono fornito e vi dirò che appena le mangio la fame sparisce e l’energia torna, ma un bel piatto di pastasciutta…. con tantissimo formaggio e una forchettata accompagnata con il pane, per me è il massimo!!!
Nel pomeriggio ho avuto la solita intervista con la radio dell’Università di Verona “Fuori Aula”, Daniele, il conduttore, mi ha chiesto alla fine che cosa mi è mancato in tutto questo tempo…. mi sono commosso improvvisamente ma ho risposto con la voce rotta…. la mia famiglia, i miei cari, la mia vita di sempre, quelle piccole abitudini quotidiane, quei momenti apparentemente insignificanti ma che ci riempiono i giorni sempre uguali, lo sapete che quando sono a casa prima di mangiare mando un bacio a mia moglie? Quando siamo a ristorante lo facciamo con una smorfia che solo per noi ha il significato del bacio, è che a volte ci si vergogna di esternare l’amore. Ecco mi sono mancati quei piccoli momenti, sempre uguali, ma che fanno della mia vita…. La mia vita.
Tuttavia qui, ho potuto arricchirmi emotivamente, spiritualmente, ho trovato persone meravigliose che un giorno tornerò a trovare, io non dimentico, io ho sempre vissuto anche di ricordi e, credetemi, sono colmo, stracolmo di gratitudine verso tutti, verso la loro gentilezza, verso l’amicizia e l’amore che mi ha accompagnato passo dopo passo.
Domani il mio cammino sarà leggero, ho davanti a me 70 km di Nebrodi, una dorsale sulla carta bel studiata, e sarà con grandissima gioia che incontrerò Totò il titolare dell’Agriturismo Capuano, che conosco solo tramite internet ed a mezzo filo.
Cercherò di andare veloce sulle Madonne perché ad Alcamo avrò con me un amico… Franco Alloro, il fotografo ( quello della foto qui sopra.. avete visto come mangia? Dovreste sentirlo come dorme!!!) che mi ha seguito durante la preparazione alla traversata dello Stretto, e voglio poter rallentare per permettergli di stare al mio passo, ma gli ho detto che se proprio vuole arrivare ad Erice, deve sedersi e lasciarmi andare avanti perché all’arrivo non voglio avversari…. Solo alla partenza e solo all’arrivo.


Le pecore vanno sempre dietro ad una, ma non sanno perchè.... come le persone che seguono le mode


Manfredi ci ha saltati, ha scritto direttamente le sue impressioni di Viaggio ma poi ci ha mandato delle immagini e ci ha raccontato che.....

Dopo aver lavato i calzini... solo quelli, come da promessa ad Adalgisa, è andato a cenare alla Trattoria "Il Fienile" dove Alina gli ha portato un antipasto ECCEZIONALE, un primo GRANDIOSO, un secondo con contorno NORMALE, infine caffè e grappa.
Sempre lui, Manfredi, ci ha detto che a Floresta c'è un bar, "I due Pioppi", dove fanno un gelato buonissimo e domattina, prima di partire andrà a fare li una grandissima colazione anche perchè per due o tre giorni dovrà sognare tutte queste delizie, sui Nebrodi non ci sono nè bar nè trattorie, solo sentiero e boschi e tenda e basta.


Per fare delle belle foto non bisogna essere dei fotografi, bisogna avere sensibilità, avere la capacità di "sentire" l'emozione, percepire quello che il soggetto cerca di trasmettere e fissare, attraverso l'obbiettivo quella frazione di tempo a volte impercettibile che il soggetto trasmette. Io non me ne intendo di fotografia ma penso che quella capacità che ha dimostrato Franco non è comune, è una dote che viene dalla sensibilità che Franco ha in se.... credo, penso, insomma è bravo, voi che ne dite?

Manfredi ha camminato, camminato e bevuto tantissima acqua, ha terminato il Parco dei Nebrodi attraversando foreste piene di maiali selvatici, mucche e cavalli, pecore e capre, ha alloggiato al Rifugio Villa Miraglia ha dormito in tenda circondato da mandrie, ma finalmente ora si trova a Gangi, presso l'Agriturismo Capuano dove Angela e Totò lo hanno accolto con vera amicizia.... ha finito ora di cenare, il suo computer non funziona ancora a causa di un piccolissimo problema tecnico e ci ha assicurato che domani inserirà tutti i suoi articoli e le foto.
Per ora lasciamolo riposare, domani vedrete che belle foto e quanti amici ha incontrato lungo il cammino che ormai sta per giungere al termine.
Il giorno 7 tutti ad ERICE, ci saremo anche noi, Radio Barrea e saremo i primi ad intervistarlo!!!

Forza Manfredi, vai che non sei solo, siamo tutti intorno a te!




La vostra Radio Barrea continua a seguire il nostro amico durante il lungo cammino che lo porterà ad Erice, qui di seguito vi raccontiamo le ultime vicende che hanno caratterizzato questa giornata:

Sono le sette e trenta quando Manfredi lascia Floresta, entra nel percorso dei Nebrodi mediante la solita antipaticissima strada asfaltata, le mosche lo perseguitano per tutto il tempo che rimane al sole, la zona ricca di pascoli attira questi noiosissimi insetti che lo abbandonano appena entra nel bosco di faggi, una sorpresa gradevole viene dalla quantità di maiali selvatici tipici di questa zona, sono di colore marrone con chiazze bianche, non scappano, si allontanano tranquillamente ed è pertanto facilissimo fotografarli.
Trentacinque km di dorsale attraverso boschi e radure che danno panorami a 360 gradi, laghetti e tante persone, ma solo due spagnoli con lo zaino, gli altri in macchina, moto, cavallo e mountain bike.
Arriva a Femmina Morta, al Rifugio Villa Miraglia e mette la tenda nel prato, c’è chiasso attorno a lui, osserva tutta quella gente ed è osservato, ma non comunica con loro, li sente troppo distanti dal suo modo di vivere; stasera a letto presto perché ieri sera non riusciva a prendere sonno, i piedi, quella parte importantissima per il suo cammino sono probabilmente al limite.

Domani partirà per arrivare a Gangi, non sarà facile per lui altri 40 km dopo i 35 di oggi, ma se riuscirà a centrare il bersaglio potrà riposare qualche giorno visto che la tappa di Gangi era prevista per il giorno 23/7 !!!

Colpo di scena, dopo aver ottimamente cenato presso il ristorante, la signora Francesca, contitolare insieme con Nicola, Calogero e Mariella, forse impietosita dallo stato di disagio che la tenda avrebbe creato a Manfredi, gli propone una brandina completa di materasso da sistemare dentro la struttura alberghiera!

Manfredi corre a togliere dalla tenda: computer e materiale scientifico e si sistema per la notte, sperando di avere maggior fortuna nel prendere sonno, ieri sera ha dormito solo tre ore e se vuole arrivare a Gangi….. DEVE RIPOSARE!

E’ proprio vero, sulle montagne le persone sono migliori, oppure migliorano, sarà l’aria, sarà che vivere a contatto con la natura, quella non rovinata dal progresso ci rende più pazienti, più portati ad ascoltare, i sensi si acutizzano e probabilmente anche il nostro cuore, la nostra amabilità, tutto in noi torna alle antiche abitudini, all’educazione che i nostri vecchi ci hanno lasciato nel DNA.

Ricordate che Manfredi ha sempre affermato che “nulla è per caso”? Ebbene da quando è partito ha sempre imboccato la strada giusta, incontrato le persone migliori…. è un caso? Noi non lo crediamo, pensiamo invece che il nostro amico si fa voler bene da tutti, anche i più ostici cedono davanti a lui e questo, credeteci, non è mai per caso.

E siamo giunti al 21 mattina, dopo una bella colazione e con i saluti affettuosi di Francesca e Nicola, Manfredi riprende il cammino, un poco di asfalto e poi entra nel sentiero, le indicazioni messe dal Parco non sono abbondanti ed i cartelli scoloriti dal sole sono illeggibili, sbaglia un paio di volte ma riesce sempre a correggere la rotta, ormai è un esperto, ma comunque è consapevole che l’insidia è sempre pronta a portarlo fuori strada.
Questa parte dei Nebrodi è meno coperta da foreste, tuttavia l’acqua è sempre molto presente, il caldo asfissiante e le mosche lo costringono a soste prolungate in zone d’ombra.
Si immerge in una “gebbia”, abbeveratoio per mandrie, il refrigerio è incredibile, sembra quasi assopirsi quando una vacca immerge il muso per bere e dietro di lei molte altre si apprestano a farlo… Manfredi schizza fuori intimorito da tanto osare e le guarda arrabbiato.
Riprende il cammino e giunto a Portella dell’Obolo dietro indicazioni di Lucio e Daniele, due allevatori, scende lungo un pendio verso una strada asfaltata.


Ricordate l’asfalto in Calabria che aveva causato le piaghe al piede? Qui il calore che sale dal manto nero è visibile, gli oltre 40 gradi a livello del terreno salgono sicuramente e lo costringono a frequenti soste, sono le ore più calde, l’acqua è finita, il peso dello zaino insopportabile, lo sconforto è pronto a manifestarsi quando Gangi appare, bellissimo paese, ricco di storia e vivo, la gente lo guarda, gli sorride. Entra in un bar: granita di limone, Lucio! Qui dicono che le montagne non si incontrano mai ma i volti della gente si… infatti è Lucio, l’allevatore incontrato alla Portella dell’Obolo, viene portato a casa dove trova Lucia, la moglie, le figlie Irene e Simona ed il piccolissimo Paolo, di tre mesi, qui mangia e beve e parla, parla, parla. Poi Lucio lo porta all’agriturismo Capuano e li….. scopre che Totò Lovecchio è molto meglio di come se lo era immaginato: cordiale, simpatico, geniale e …. Unico!
Parlarvi di Totò per come lo ha descritto Manfredi, ci sembra un poco esagerato ma comunque vi riportiamo le parole che il nostro eroe ha pronunciato, senza togliere una virgola:
- Pensate al Paradiso, togliete le nuvole, gli angeli, i cherubini, tutti i santi e circondate ciò che vedete da montagne gialle, intervallate da macchie verdi attorno a casette ordinate, qua e là ponete dei terreni coltivati a vigna, enormi piante di eucalipto, macchie coloratissime di oleandri, boschetti di peri selvatici e tantissimi animali al pascolo. Su una collina immaginate un Agriturismo con belle verande, frutteti, fiori, tanti fiori ovunque, in questo contesto immaginate un uomo che con chitarra ed armonica canta una canzone bellissima….. ecco, vi ho presentato dove ora mi trovo, sono arrivato alla mia terza tappa importante, la prima è stata BARREA, l’ideale porta verso il mio amato SUD, la seconda era Villa San Giovanni, dove volevo dimostrare l’invincibilità dell’UOMO, la terza, il momento della calma, dei ripensamenti, del bilancio di un’impresa che sembrava impossibile, qui per me era importante arrivare integro nel corpo e nella mente… qui sapevo di trovare una famiglia che mi avrebbe accolto con rispetto e amore, qui sapevo e sentivo di trovare l’energia per fare gli ultimi importantissimi passi verso la realizzazione di un’idea.
- Con Totò ieri sera abbiamo cantato e suonato insieme come due vecchi amici, sua moglie Angela ci ha preparato una gustosa cenetta ed è rimasta ad ascoltarci.

- Vorrei fermarmi qui, interrompere il mio viaggio, costruire con Totò qualcosa, un progetto di parole, musica, pensieri, azioni….
- Sento che con lui riuscirei ad esprimere al meglio la mia vena artistica, nella mia vita ho recitato, cantato, suonato… gli input che l’estro artistico che è in me mi ha mandato sono stati tantissimi, ma la vita che ho condotto fin qui mi ha impedito ad esprimerli nella maniera più completa….
- Io sono un saltimbanco, ho sempre voluto un pubblico su cui riversare le mie capacità espressive, qui potrei iniziare una nuova vita… ma devo continuare il mio cammino, ho una moglie meravigliosa, un figlio ed una figlia affettuosi, una nipotina che ha perso le tracce del suo nonno da troppo tempo, non voglio più togliere ai miei cari un solo giorno della mia presenza, mi sembra di essere stato esiliato dal loro amore e perciò, con tantissima tristezza lascerò anche questo paradiso, i tanti amici che ho lasciato per strada, per tornare sulla mia strada, verso giorni di caldo, sudore, stanchezza e sete, per avere il premio di poterli riabbracciare…. tutti.-

Totò Lovecchio, cantautore folk, uomo rude e sincero di Sicilia, amabilissimo e coriaceo, geniale e pigro, attivo e indolente, simpatico e scontroso… ma fiero e sincero nello sguardo e nelle parole, mi ha dedicato una delle sue canzoni più belle: “Cammina cammina”, vorrei poterlo avere ad Erice, all’arrivo, sentire la sua voce roca che intona quel canto, per sorridere commosso da tanto amore e correre felice a riabbracciarlo.


Serata Folk/Blues con le magiche canzoni di Totò, dopo un'ottima cena con due simpatici ragazzi venuti da Parigi.

Oggi ho avuto un'intervista da parte de " La Repubblica ", domani a Petralia Sottana incontrerò il Dr. Carollo, Direttore del Parco delle Madonie che recentemente ha iniziato una collaborazione con il Parco delle 5 Terre donando un Asinello.
Mi auguro che la mia proposta di avere Totò Lovecchio al mio arrivo ad Erice abbia un seguito, la sua presenza con tutte le sue canzoni ed in particolare qualla a me dedicata farebbero di una giornata memorabile... una grandissima giornata.
Un grosso abbraccio a tutti
Manfredi

Il Parco delle Madonie regala un asinello alle Cinque Terre
In segno di amicizia e condivisione di principi e obiettivi, le Cinque Terre riceveranno in dono dal Parco delle Madonie un giovane asino, simbolo di impegno ecologico e tutela ambientale.

Le tre giornate di Gemellaggio trascorse nei cinque borghi liguri hanno permesso alla delegazione del Parco delle Madonie di apprezzare paesaggi e personalità, di conoscere la fragile architettura dei muretti a secco, di rimanere sorpresi di fronte alla struttura severa dei santuari, di percorrere il territorio a bordo del trenino monorotaia, catturando un orizzonte mozzafiato. L’incontro, che ha previsto importanti momenti di studio, si è concluso sabato 8 marzo al Castello di Riomaggiore per presentare e degustare i prodotti tipici delle Madonie: un tripudio di formaggi e dolci, di marmellate e biscotti, di vini e liquori pregiati. L’evento, coinciso con la festa delle donne, ha coinvolto un pubblico numeroso e interessato a conoscere le caratteristiche di una porzione della Sicilia non ancora fortemente inserita nei circuiti turistici, ma ricca di natura, cultura, arte, sapori e musicalità. Lo scambio di saluti e ringraziamenti tra i due parchi ha ribadito l’alleanza tra le Madonie e le Cinque Terre.“I Gemellaggi tra Regioni con identità e storia diverse permettono un prezioso scambio di esperienze e risultati, e, prioritariamente, favoriscono proficue sinergie tra persone e professionalità impegnate nella tutela del territorio e nella qualità turistica” – ha osservato il Presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Franco Bonanini.
Il Marchio di Qualità Ambientale, le politiche alimentari e specifici progetti a favore del commercio equosolidale sono state, le tematiche affrontate e definite in quest’ultimo incontro in terra ligure.“Il trasferimento delle strategie adottate dalle Cinque Terre per lo sviluppo di un turismo, anzi, di un’intera cultura sostenibile, diventerà per il nostro territorio un ulteriore opportunità di crescita e miglioramento non solo per il settore ricettivo, ma anche e soprattutto per le piccole e grandi economie locali” – ha commentato Peppino Sabatino, funzionario dell’Ente siciliano, che ha aggiunto ” In segno di amicizia e condivisione di principi e sentimenti, le Cinque Terre riceveranno in dono un giovane asino; proprio gli asini a Castelbuono, uno dei quindici Comuni che compongono il Parco delle Madonie, rappresentano un aiuto ecologico per la raccolta dei rifiuti”.
I prossimi due appuntamenti, che avverranno in Sicilia, il primo nel mese di aprile e l’ultimo entro maggio, concluderanno questa importante esperienza professionale umana; un’alleanza che si alimenta di idee e nuovi traguardi.

Sono molto stanco stasera, vi ho messo le immagini, a star seduto a scrivere mi viene mal di schiena, devo sdraiarmi.

Le emozioni, i pensieri, gli incontri... c'è stato tutto, ma non mi sento di scrivere, vado a dormire, da domani le mie tappe saranno molto più brevi, e sicuramente tornerò a voi con la mia solita verve.

Scusatemi ma devo riposare, c'è una sola persona, in questo momento che riesce a distrarmi ed a farmi star bene:

FRANCO ALLORO.....

Pensate che si sta allenando per venire a camminare con me qualche giorno ed ha messo nello zaino un poco di peso, 15 kg di........................... LIBRI !!!!

Non vedo l'ora di vederlo camminare, accanto a me, saranno i momenti più divertenti di tutto il mio viaggio.

Dai Franco, allenati bene che poi ti faccio scoppiare



Questo è il testo della canzone "Camina camina" di Totò Lovecchio che accompagna tutti i miei ultimi passi, quando giungerò in vista dell'ideale o reale striscione dell'arrivo nella piazza di Erice, Totò la canterà ed io sentirò finalmente una grandissima soddisfazione e orgoglio e gioia e dolore.

Da quel preciso istante mi renderò conto che la mia avventura sarà finita, l'emozione sarà irrefrenabile e la gioia di abbracciare tutti sarà l'ultimo sforzo che potrò sopportare, poi sarà tutto bello, bellissimo e non vedrò l'ora di veder calare il sipario per tornare quello di sempre, con i miei sogni, con le mie fantasie.

Ma ricordate che a volte i sogni non svaniscono all'alba se al mattino, nella realtà, proviamo ad immaginare di poterli realizzare, ci vuole solo tenacia, bisogna crederci fino in fondo e provare a lavorarci sopra, ogni giorno di più, sempre di più... fino a vederli piano piano prendere forma, credetemi, io l'ho fatto!


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Camina camina
Cà munnu s’arrimina
Camina quannu è ghiornu
E camina quannu è scuru
Camina na la terra conquistata
Di arabi spagnoli e tanti atri

Camina camina
Na terra i culura
Camina a minziornu
Quannu u suli pitta i campi
Camina a mezzanotte
Quannu a luna ti talia
Quannu l’arma du cielu
Mi fa pinzari a tia

Camina camina
Na terra di lu suli
Lu suli ca n’aiuta
A stari tutti cuieti
Lu suli quannu manca
Ni sintimu tutti stanchi
U suli è la vita
Ppi cucù è annasciutu ccà

Camina camina
Na terra du furmentu
Ccù lu turnu di romani
Appussidimu almenu u pani
U pani ca no seculu passatu
Si lu pigghiaru
Tuttu li patruna


Camina camina
Na terra di la luci
Ccu li tempi ca passaru
Puru chissa n’astutaru
Ca puru li francisi na lassaru
Ora mancu sapimu cu l’addumari

Camina camina
Ma nenti s’arrimina
Camina camina
Aspittannu na matina
Qualcunu ca ni dici cc’ama fari
U patri u patroni u frati di sta terra


Abbiamo visto Manfredi mangiare su un sasso formaggio e pane, poi ha montato la tenda.

Si trova tra Scillato e Montemaggiore Belsito, in provincia di Palermo, ha perso un poco di tempo a parlare con della gente a Scillato, la zona è quella tipica delle montagne di Palermo, roccie ed erba secca, qualche rado albero e terra spaccata dall'aridità, il mare incredibilmente azzurro ed in lontananza Alicudi, Filicudi ed Ustica.

Radio Barrea si è collegata con Manfredi, ora si trova nell’Agriturismo “Case di Cardellino” in località Sclafani Bagni.
Ma partiamo dall’ultimo suo racconto, anzi dal suo non racconto perché era stanco e ci aveva inviato solo delle foto.
Dunque il giorno 23 arriva a Piano Battaglia, località sciistica delle Madonne, dorme all’Ostello della Gioventù, ed il mattino scende da quota 1600 a quota 200 circa…. Scillato.
Durante la discesa può ammirare le due isole Alicudi e Filicudi, in lontananza Ustica ed infine il monte Pellegrino, la montagna amata dai Palermitani, dove c’è la loro Patrona: Santa Rosalia.
Durante il cammino trova un bellissimo resort… “Il vecchio Frantoio”, qui conosce e dialoga per almeno un’ora con Corrado, il titolare e con alcuni suoi dipendenti.
E’ una struttura unica nel suo genere, ci dice, splendidamente conservata ed arredata, un posto dove la vacanza resta impressa nella memoria… per sempre. Corrado poi è una persona squisita, nel suo parlare con Manfredi accenna anche ad un’altra struttura che…… ma qui Manfredi forse non lo ascolta più, perché ricorda solo un mezza frase che parla di un bacio da mandare a sua moglie.

Comunque alla fine si salutano, Manfredi scende verso Scillato, parla con tante persone che sono nell’unica piazza dove c’è ombra, diventa in breve il personaggio da osservare, da toccare, da fotografare…. Poi, verso le 19, saluta tutti e comincia l’ascesa verso la prossima meta.

Alle 20 si ferma a montare la tenda, mangia pane e formaggio e si mette a dormire.

Stamani alle 5 è gia sveglio, comincia malissimo il suo viaggio sbagliando strada e si ritrova a Caltavuturo, decisamente dalla parte opposta di dove sarebbe dovuto andare, torna indietro e ricomincia ad avvicinarsi al punto da dove dovrebbe prendere lo sterrato che lo condurrà a Montemaggiore Belsito, ma in strada non c’è nessuno ed anche questa volta sbaglia.

Nei pressi di un gruppo di case trova degli operai, chiede informazioni e viene a sapere che il posto si chiama “Le case di Cardellino” un Agriturismo !!!!

Entra, c’è una piscina dove due bambini giocano, sorvegliati dalla loro mamma, il maschietto avverte la mamma della sua presenza, si presentano e Manfredi decide di fermarmi a mangiare.
Durante il pranzo, tra una portata e l’altra, tra una parola e l’altra….. scopre che la signora Gloria non è altro che…… la moglie di Corrado….. NIENTE E’ PER CASO !!!

Il Vecchio Frantoio era bello, si proprio bello, come un oggetto antico ben conservato, molto maschile, Le case di Cardellino invece sono belle, proprio belle, come oggetti antichi ben conservati, molto femminili….. è il giusto risultato conseguito da persone intelligenti, consapevoli che il bello esiste già in ogni cosa, in ogni persona, in ogni parola…. Il bello, il piacevole, l’armonico vanno saputi accostare, come le persone fra di loro, ebbene Manfredi, senza saperlo, è passato da Corrado a Gloria perché aver conosciuto l’uno includeva dover conoscere anche l’altra.
I due frugoletti sono: FERDINANDO e GIOVANNA, due bambini educatissimi, belli come i loro genitori.


Nu ìornu di l'estati di l'annu passatu arriciviu na telefonata di unu ca parra di na caminata, sugnu Manfredi, chiddu ca camina a ppedi, vegnu nsicilia caminannu muntagni muntagni.....
L'autra aieri mu vitti spuntari, stancu a com'era si misi a parrari ppi tutto lu tempu di lo su stari,cantammu canzuni parrammu du mari e ca a Erici avi arrivari, na stù picca tempu ca potti ristari, picchì avi continuari a caminari, Camina camina cci vozi dedicari e nun sulu, quannu arriva a Erici ccià vogliu cantari.
Ciao Manfredi spero che tutto vada bene, ni vidimu prestu,
Totò

Come sempre Manfredi ci manda le informazioni e noi ve le riportiamo su questo blog.
Alle otto circa il nostro amico ha fatto una bella colazione a base di formaggi, affettati e…. un bicchiere di vino quindi è partito verso Montemaggiore Scalo, ha visto transitare il treno per Palermo, ma non lo ha preso, ha continuato a salire verso Caccamo, quindi ha raggiunto il passo che lo ha proiettato verso un lago, è risalito nel versante opposto ed è giunto avvolto da un nugolo di mosche a Ciminna, ha dovuto camminare per un chilometro per trovare un bar, sicuramente ce ne saranno stati tantissimi, ma il destino che sempre lo accompagna non ha voluto che lui si fermasse in altri bar se non nel Pub Gattopardo.
Qui ha trovato un gruppo di amici che stavano bevendo tranquillamente una birra, come al solito Manfredi non si preoccupa delle convenzioni, lui si presenta sempre come è, con semplicità e schiettezza, nel dialetto palermitano ha abbozzato qualche frase tanto per far capire che non era né polentone né tanto meno uno straniero, subito ha fatto amicizia con: Franco, Vito, Antonino, Salvatore e Alfredo.
Come da consiglio del Cai di Palermo si è rivolto al “Boccone del povero” per avere ospitalità visto che a Ciminna non ci sono alberghi, ma la superiora non ha voluto ospitarlo perché lei ospita solo gente conosciuta o mandata dal parroco!!!
A questo punto Franco ha deciso di essere uno dei soliti personaggi che fanno parte della storia di Manfredi, personaggi che voi ben conoscete, tutti generosi, buoni e comprensivi.
In questo momento Manfredi si trova nella casa di campagna di Franco in compagnia del bellissimo Riky un pastore maremmano incrociato con un pastore tedesco.
Una stupenda vista sulle colline e su Cacciamo, in lontananza il mare.
Che dire, la storia si ripete, sempre, e si continua a credere che… NULLA E’ PER CASO

P.S.
Abbiamo dimenticato un momento della giornata di Manfredi, per cercar di capire dove esattamente si trovava, è entrato in una azienda, ottenute tutte le informazioni per poter proseguire e bevuto un bicchiere d’acqua, stava per accomiatarsi quando la signora lo ha invitato a pranzare con loro, ha rifiutato scusandosi perché voleva raggiungere assolutamente Ciminna…. Ma grazie ancora, grazie della vostra cortese ospitalità!!!
Azienda Agricola Maria La Torre - Caccamo


Siamo veramente stupiti del nostro amico, stamani salutato Franco ha lasciato Ciminna e seguendo un percorso diverso da quello programmato, in brevissimo tempo ha raggiunto Villafrati, dopo un'ulteriore colazione si è incamminato verso Cefala Diana e Godrano, qui ha incontrato Vincenzo, un architetto di Palermo che stava lavorando nei campi di famiglia, in breve sono diventati amici, dopo circa mezz'ora Enzo gli ha proposto di pranzare a casa sua... e così è stato.
Dopo pranzo Enzo lo ha accompagnato al campo dove ha ripreso il suo lavoro ed ha consigliato Manfredi di non salire ad Alpe Cucco ma di puntare direttamente verso il bosco Ficuzza, quindi girare a sinistra e poi a destra e salire direttamente a Piana degli Albanesi...
Alle 20,30 Manfredi è arrivato a destinazione e qui.... caso strano ha trovato accoglienza presso Gugliema e Franco, dopo una splendida doccia e dopo una perfettissima cena si è collegato con noi per raccontarci queste cose ma ha aggiunto che......

- Niente mi stupisce, tutto regolare, come previsto, io ho un dono... la simpatia, la sincerità, la spontaneità.
Probabilmente la gente si accorge di questo ed è subito ricettiva, non mi vanto di queste mie predisposizioni, sono cosciente che essere sempre spontanei è la cosa migliore e vedo che la gente in fin dei conti lo apprezza.
Tutto qui, sono felice di aver trovato tantissimi amici, sarà difficile gestirli tutti ma prometto che appena tornerò nella mia antica vita, quella di casa, ricontatterò tutti quelli che mi hanno aiutato con la loro generosità e con il loro amore a compiere questa impresa che ormai sta per arrivare al termine.
Manfredi


Oggi 28 luglio 2008, Manfredi Salemme, partito il 7 maggio dalla località di Casoni di Suvero, si trova a Sambuca di Sicilia, ospite della famiglia di Francesco Alloro.

Ieri era giunto a Piana degli Albanesi con due giorni di anticipo sulla tabella di marcia.

Il primo agosto ripartirà per le seguenti tappe:

Grisì,
Alcamo,
Segesta,
Scopello,
Macari,
Custonaci.

In compagnia di Francesco Alloro e Salvatore Maurici.

Arrivo ad Erice il 7 Agosto intorno alle ore 17

Era da tempo che pensavo a Montevago, Gibellina e Santa Ninfa, teatro di un periodo drammatico alla fine degli anni sessanta. Ricordi ingialliti dal tempo ma, purtroppo, molto forti ancora.
Eravamo partiti io e Carletto Mongelli da La Spezia, come volontari, aggregati ai Vigili del Fuoco.
I miei ricordi sono confusi, fragili... ma sento ancora il freddo, i lamenti della gente con le coperte addosso, il frenetico cercare fra le macerie ed il mio rifiuto ad andare avanti, il lavoro al centralino telefonico ed alla fine la costruzione delle baracche.
Sono tornato a Montevago con Franco, ho faticato a sovrapporre alle immagini i ricordi, ma un angolo di paese mi ha risvegliato dall'oblio, una antica villa, con i soffitti a volta, affreschi e mobili antichi, quadri e specchi....
Giace ora sventrata e violata da animali randagi ma dignitosa e fiera di essere stata un tempo dimora di un generale, ho preso un coppo (manufatto in cotto per la copertura del tetto) e lentamente me ne sono andato, con rispetto, con orgoglio per esserci stato, ragazzo ribelle... ma buono

Scappi ancora?
Ma dunni vai?

Si hai un problema
è dintra la testa
e duve curri curri
iddu veni cu tia,

e allura fermati
e parla cu mia

chi forsi lu prublema resta
ma tu alliggirisci....

e ti godi la via.

(Salvatore Maurici)


Allo Zio Gigino

Dai a me il vento
e gli spazi infiniti,
il primo sole che riscalda
e la fredda luce delle stelle.

Portami i profumi,
i tuoi concerti
dalle valli profonde,
ma non isolarmi più dal mondo
perchè una mia assenza, a volte,
grida dentro di me,
come una colpa,
come una mano rifiutata...

dal mio egoismo.

(Manfredi)

Siamo tornati, come Manfredi si è mosso, subito a noi sono arrivati i suoi passi, come un ritmo cadenzato della canzone che ormai lo accompagna, e che sta diventando un successo.... Camina camina di Totò Lovecchio.

Ecco le giornate del 31 luglio e quella odierna:


Cosa porta gli uomini a fraternizzare?




Cosa li unisce veramente se non una comune passione. Io, Franco e Salvatore non eravamo mai stati insieme se non nei comuni momenti di vita cittadina, visite a casa di Salvatore dove Simona ci riceveva con le normali attenzioni di una normale padrona di casa, da Franco dove Giacoma contribuiva a rendere le visite gradevoli e affettuose, ma noi uomini ci sentivamo comunque parte della scena, mai eravamo a diretto contatto fra noi, c’era sempre e comunque una presenza, se pur gradevole , femminile fra noi.
Gli uomini, tra loro, sono veramente sinceri, veri e trasparenti, con i loro difetti esposti ai massimi livelli… ma anche i loro pregi sono molto evidenti nelle occasioni che li vedono finalmente soli protagonisti sul palcoscenico.
Nel nostro inizio di avventura c’è stato l’utile ed inutile intervento delle donne, non nel mio caso naturalmente, poi, abbandonate Giacoma e Simona, ritrovati i nostri spiriti liberi, ci siamo abbandonati alle nostre vere essenze.
Salvatore, guida vera del viaggio, ci ha condotti verso la meta attraverso un faticosissimo percorso, asfalto e improvvisi tagli attraverso campi sconfinati, asfalto e improvvisi sentieri irti e assolati per raggiungere quel crinale, mai senza un nostro lamento.
Franco, stoico e dignitoso ha percorso la tratta che ci ha portati a Calatafimi cedendo solo alla mancanza d’acqua con un nervosismo inaudito, trovato un benefattore che ci ha accolti nella sua casa, all’offerta di un’acqua prelevata in una fontana speciale, raffreddata in frigorifero… ne ha bevuto un bidoncino da cinque litri senza scusarsi del fatto che il pover’uomo, probabilmente, alla nostra partenza sarà dovuto andare a farne di nuovo una scorta per la sua sete.
Abbiamo dormito in un campo arato, direttamente sulle zolle smosse, io e Franco in tenda e Salvatore, abbondantemente cosparso di Autan nel sacco a pelo sotto un olivo.
Non è stato un gran bel dormire ma al mattino, felici e pieni di energia, abbiamo ripreso il cammino verso Scopello, raggiunto il monte Inici ci siamo fermati per la sosta pranzo consumando un risotto ai frutti di mare, un minestrone, frutta ed un buon caffè fatto con la napoletana.
Ora Franco e Salvatore riposano, io scrivo e spero tanto che si riparta al più presto perché vorrei vedere il mare, sentirne l’odore e magari lasciarmi avvolgere dal suo tenero abbraccio.


I commenti a domani, quando Manfredi abbandonerà i compagni e, tutto solo, continuerà a vagare intorno alla meta per raggiungerla il giorno 7, alle ore 17..... al Castello di Venere.

Corriamo ad accoglierlo, a vedere il suo passo sicuro salire gli ultimi metri fino a noi, guardiamolo negli occhi che saranno colmi di lacrime di gioia e cerchiamo di scorgere sul suo viso l'orgoglio e la soddisfazione di avercela fatta.
(Franco Alloro)

l nostro inviato in Sicilia ha incontrato un personaggio che, conosciuto Manfredi, ci ha rilasciato questa dichiarazione:

La fase conclusiva della colonizzazione greca della Sicilia vide fiorire numerosi miti ambientati nella Sicilia nord-occidentale.
L’area elima, in particolare, quella che coincide col territorio di Segesta, Entella ed Erice, fu al centro di racconti mitologici che vedevano protagonisti Minosse, Dedalo, Eracle ed i Troiani scampati dalla distruzione di Troia.
La genesi di tali racconti fu determinata dalla volontà di creare un legame arcaico (XIII-XII sec. A.C.) per provare l’affinità etnica con la popolazione che abitava il territorio che intendevano colonizzare. Così i Rodio Cretesi di Agrigento, per spiegare la reale presenza di gruppi misti sicano-egei in area elima, fecero ricorso al mito di Minosse e Cocalo, mentre gli Ateniesi, nel momento in cui decisero di occupare, nel 415 a.C., elaborarono un racconto che faceva arrivare presso la Sicilia nord-occidentale alcuni eroi reduci dalla guerra di Troia (nostoi).
Molto più interessante è il mito di Minosse e Kocalo, la cui ambientazione geografica ricca di dettagli e di toponimi, ha permesso la recente identificazione dei siti di Inico (Calatubo), Camico (monte Bonifato), Makara Minoa (monte Cofano), i bagni di acqua termale dove venne ucciso Minosse (i bagni di Segesta e di Alcamo diramazione), il fiume Camico (fiume caldo), il valico del passo del Lupo (il Likos) che separava Makara Minoa dal regno di Inico, che corrispondeva con tutta l’area occidentale del Golfo di Castellammare dal Nocella al monte Inici.
Altrettanto interessanti sono i racconti mitologici ambientati ad Erice, essi videro protagonisti Dedalo, che allargò il piazzale antistante al tempio, ed Eracle che sfidò l’eroe eponimo locale, Erice, ucciso nel combattimento. Eracle, impegnato nelle sue fatiche, lasciò il regno di Erice agli indigeni con l’obbligo di riconsegnarlo quando sarebbe arrivato un discendente di Eracle.
Il percorso dell’ultimo tratto dell’itinerario di Manfredi si sviluppa in una ambientazione geografica che mette insieme paesaggi mozzafiato, in parte selvaggi ed incontaminati, come la riserva dello Zingaro, la grotta dell’Uzzo, dove è stata rinvenuta la più consistente necropoli mesolitica del Mediterraneo (con ben 12 inumati), Monte Cofano, teatro di vicende eroiche arcaiche, che danno l’accesso ad un mondo in cui il tempo si è fermato ed i problemi della vita e del mondo sono rimasti al di là della linea dell’orizzonte dove è rimasto il resto del mondo.
Il raggiungimento della cima di Erice, infine, sembra concludere un itinerario ideale dal porto di Venere al tempio di Venere, dalla realtà quotidiana ad un mondo magico e fantastico, da cui si domina l’ultimo lembo di una mitica terra di confine.

( Leonardo D’Asaro )

Sicilia, terra di miti e leggende, fertile sito dove la fantasia e la realtà si fondono in un insieme di tradizioni, usanze e storie millenarie.
Qui, sempre “non per caso” ho incontrato un uomo tranquillo e focoso nel suo incedere su questa terra piena di contraddizioni: Leonardo D’Asaro.

Le sue passioni sono tante, fra loro pulsa la ricerca della verità, della giustizia, del vero o forse del concreto.
Tutto si è illuminato da una parte del mio percorso per raggiungere Erice ed in particolare il Castello di Venere.
Mi ha detto che io essendo nato a Portovenere non potevo che terminare il mio viaggio al Castello di Venere, che le ultime sere avrei dormito sul monte Cofano, dormire li significa ascoltare antichi canti, grida, sussurri e respiri degli abitanti dell’antica città di Makara.
Quest’antica e scomparsa città conteneva la tomba di Minosse che ne era anche tempio….. una storia lunghissima, con accenni ad Icaro, Dedalo ed il Minotauro, figlio di Minosse.

Sono rimasto in silenzio ad ascoltarlo ed ho capito che quest’uomo è geniale, ha in se un fuoco, il desiderio di far sapere le conclusioni a cui le sue ricerche lo hanno portato.

Io gli auguro di trovare un buon e sincero editore che raccolga i suoi studi in un libro in modo che noi, umili e incompetenti si possa sapere la verità o quanto meno la possibile verità sui tanti quesiti che fanno di questa terra, un giardino segreto pieno di lati oscuri o poco illuminati dalla vera luce del sapere.

Manfredi


C’era una volta… ricordate le favole? Cominciavano tutte cosi.
Questa volta la favola non è una storia antica, è il presente che una persona straordinaria vive nei nostri giorni, ne sentiamo i passi lenti e sicuri, il respiro a volte affannoso e le canzoni che canta… ora che io e Salvatore lo abbiamo lasciato ci manca molto.
Salvatore è stato in questi giorni il leader, quello delle decisioni importanti anche se certe volte discutibili, ma in una squadra bisogna essere ordinati e rispettare le regole, io, fotografo della piccola spedizione ho seguito il leader come Manfredi ascoltandone i pensieri creativi e osservandolo mentre si isolava per prendere appunti che solitamente sfociano in pensieri e rime poetiche.
Dirvi cosa e dove siamo stati è banale, la Sicilia è una terra straordinaria, i colori e i profumi ti avvolgono, ti stordiscono e spesso ci siamo trovati ad assistere a panorami e visioni incredibili.
Il succo del nostro “viaggio” non è stato il cammino ma la sorpresa di stare insieme e di scoprirci AMICI da sempre.
Manfredi dice spesso… “nulla è per caso”, parole sagge e vere perché l’amicizia va oltre tutto e tutti, l’amicizia è ascoltare, aiutare, ridere dell’altro e comprenderlo.
In noi due resta la soddisfazione di aver partecipato al suo viaggio e poterlo ricordare!!!
Ora che lui è solo sappiamo che è veramente felice perché può raccogliere i pensieri, decidere come e dove e quando fare o non fare, le sue decisioni sono antiche, fanno parte dell’uomo primordiale, dell’uomo istintivo che è in tutti noi e che si manifesta solo durante gesta come quella che lui ora sta vivendo.
Auguri Manfredi, vai avanti per la tua strada che poi è la strada di tutti quelli che sanno cosa vuol dire essere UOMINI LIBERI.



Franco Alloro



Oggi pomeriggio sono arrivato a Makari, in lontananza mi attirava a se la bellissima sagoma del Monte Cofano, ci andrò domani, senza zaino, solo per verificare il sentiero da salire, mi hanno detto che è difficoltoso... non vorrei rischiare proprio all'ultimo!



Poi ci tornerò il sei mattina, dormirò sulla vetta ed avrò poco sotto di me e poco distante la montagna dove sorge Erice.... voglio vederla sotto tutte le luci, come un premio bellissimo da scartare lentamente.

Domani qui in Sicilia arrivano delle persone care, ma non riusciranno a trovarmi, resto nascosto, la festa si festeggia il giorno stabilito, mai prima e mai dopo.

A presto, con amore


Manfredi

******************************

Mi sembra prematuro fare un bilancio, ma lo faccio lo stesso, che dire... sono partito con la pioggia, il freddo, tanta neve e non ho mai avuto dubbi che non sarei arrivato fin qui, certamente non immaginavo di avere dei problemi fisici, ero ben allenato, sicuramente ho peccato in presunzione, mi dicevo che se avessi avuto dei cali fisici avrei rallentato.. e l'ho fatto. In Calabria quando il piede sinistro prima ed il piede destro poi hanno cominciato a dare segni di logorio, con pazienza ho aspettato che il male passasse ed ho continuato a camminare.
Ora, solo ora posso dire che non è stato facile, mi hanno aiutato le tantissime persone che ho incontrato per strada, e probabilmente era la voglia di scoprire queste nuove identità che mi ha dato la massima energia.
Io sono testardo, difficilmente cedo di fronte ai problemi in particolar modo quando non ho nessuno a cui appoggiarmi.
La mia amica Adalgisa mi è stata di grande aiuto quando ero sfinito, deluso dai miei piedi, solo, si, solo lo sono stato sempre anche perchè ogni volta che incontravo un amico dovevo poi lasciarlo... come Nicola Nicodemo, Carmelo Nicoletta, U Pecuraru, Franco "Licari", Sergio e Nadia, Alessandro e tanti altri, credetemi abbandonare un amico, il suo mondo, la certezza di star bene, un letto ed un pasto caldo e sicuro e continuare a camminare senza aver mai la certezza di ritrovare quelle persone, sicuramente sono stati momenti di grandissima forza.
Alla fine ci si sono messi anche Franco e Salvatore, due amici veramente speciali anche perchè hanno condiviso ogni mio passo, ogni mia sete, ogni mio sbadiglio di fame e... sono stati divertenti e unici nel loro volersi affiancare a me.... tra parentesi li ho distrutti!!! Si sono ritirati prima del previsto.
La loro resa è stata causata dalla mancanza di allenamento, sono sicuro che in questo momento sarebbero pochi a starmi dietro, sono diventato veramente fortissimo.
Ma non mi vanto di questo, sono grato ad ADMO e alla Università di Verona per aver creduto in me, naturalmente anche a tutti i miei sponsors: AIGLE, ANDRESON, FERRINO, GRONELL, ANGOLO DELLO SPORT, RAFFO, MICO.
Non ci crederete ma penso già al prossimo viaggio, GUYA TREKKING 2009, sempre che la mia piccola nipotina Guya mi lasci andare... SPERO CHE ALESSANDRA GILLUFFO, ADMO TRAPANI, RIESCA A RISOLVERMI IL PROBLEMA S.I.A.E. PER POTER AVERE TOTO' LOVECCHIO COME COLONNA SONORA DEL MIO ARRIVO


Carissimi amici qui fa molto caldo... io sono alla frutta.

Attraversare la Riserva dello Zingaro, un sentiero come quello delle Cinque Terre, fra pietre e mare è stato meraviglioso dal punto di vista panoramico ed ambientale, ma credo che in certi punti la colonnina della temperatura superasse ampiamente i 40°.... e vedere i bagnanti in acqua non era per niente piacevole.

Sono sceso al paese di Macari ed ho voltato verso destra, verso un paese che amo tantissimo:

San Vito Lo Capo, anche qui tanti turisti, spiaggia bellissima, mare con colori dal cobalto al turchese, profumo di gelsomini, di pesce cotto nei ristoranti che facevano da ala al mio passaggio, tutti mi guardavano stupiti, con il mio enorme zaino, solo una famiglia mi ha fermato chiedendomi perchè portassi il bracciale ed il vessillo di ADMO.

Mi sono seduto al bar con loro, ho accettato una bottiglia di acqua minerale, ho raccontato del mio viaggio e.... saranno il sette ad Erice a vedermi arrivare.

Poi ho superato il paese e lungo una infinita strada asfaltata, sbeffeggiato da bambini che mi gridavano baffone, sono arrivato a Castelluzzo, erano le 20, ho provato a chiedere ospitalità in un B&B..... 85 € solo per dormire! Me ne sono andato avanti e...... sempre non per caso sono capitato all'Albergo Ristorante "al Ritrovo ", il titolare è fatto della stessa pasta di tutti quelli che finora ho incontrato e che mi hanno aiutato con la naturale cortesia e umanità che dovrebbe far parte del nostro modo di essere.

Un Cuoco estroso, una cucina tipica ma curata e raffinata.... amici miei.. ci voleva proprio per riprendere vigore!!!

Questo è scritto nel loro depliant:

...I profumi di zagara e i colori del mare...gli aromi del couscous e i miti di Bacco,I fasti della Magna GreciaLe antiche corti saracene,- Canti di tonnara reti che si intrecciano... cialoma-Polifemo... Federico... ColapisciLeggende... storie... tradizioni.... L'odore della pastasciutta e le note di agrumi... la magia delle cassate siciliane e i sapori tutti,gli edifici barocchile gesta dei Vespri.- Sensazioni tra passato e presente... gelsomini -marinai... contadini... pastori...evoluzione... passione... ricerca.Questo vogliamo offrirti,la Sicilia e i sicilianie uno sguardo al futuro,la cucina di chi ama cucinare... a chi ama la cucina.

Stamani per tenermi in allenamento mi sono detto.... perchè non salire sul Monte Cofano?
Mentre iniziavo l'ascesa il mio telefono ha cominciato a vibrare... era Leonardo, il professor Leonardo D'Asaro, lo studioso di civiltà antiche, era nei paraggi insieme al figlio Fabio, li ho aspettati ed abbiamo continuato insieme, abbiamo raggiunto il sito dove si poteva trovare la antica cittadina di Makari, del resto i cocci e le testimonianze ce lo hanno confermato, addirittura un pezzo di supellettile con chiara colorazione nera... questo determina una datazione del quinto secolo avanti Cristo.
Inoltre piccoli frammenti di ossidiana e armature (selci) mesolitiche.

La vetta del monte Cofano è raggiungibile attraverso un sentiero molto ripido ed in alcuni tratti esistono delle ferrate.... naturalmente ho rinunciato a salirvi, a pochi chilometri dalla meta sarebbe stato sciocco rischiare di rovinare tutto. Oggi in Sicilia sono arrivate delle persone care, non posso e non voglio ancora vederle, sarà tutto rinviato al sette, ma sento i loro cuori e credo che anche loro sentono il mio.


Ho girato intorno alla rupe, cercando di scorgere familiari ed amici, poi al via di mia figlia Barbara sono entrato dall' antica porta, il paese era colmo di turisti, due vigili che mi stavano cercando mi hanno accompagnato nella piazza dove era predisposto il comitato di ricevimento, un nastro rosso, una fortissima emozione e poi gli abbracci ed i baci.

Guya, Barbara, Massimo, Gianni, Maria, Mariuccia, Gianni, Filippa, Alessia, Giacomo, Nancy, Graziella, Anna Maria, Totò, Angela e tanti altri...

L'assessore Daniela Morrone in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale.

Tutti i rappresentanti ADMO, l'amica Anna Maria Bonanno, Alessandra Gilluffo, ed altri di cui non ricordo i nomi e ne chiedo scusa.... 
e una poesia del mio amico Pasetta, stupendo personaggio di Barrea 

GLI ULTIMI PASSI DI UNA LUNGA GITA

Addio Grotta Gigante
le tue bellezze
che sono tante
non vorrei 
lasciare
ma Trieste
per gli ultimi passi
ci va a chiamare
ed il sogno
della lunga marcia
va a terminare.

Il tempo è passato
tanti amici nuovi
ho incontrato
con loro
ho scherzato, ho riso
e cantato.

Per notti
questo bel sogno
è durato
ma quando
per fare gli ultimi passi
mi sono svegliato
come da una morsa
il mio petto
è stato schiacciato.

Passo dopo passo
contro ogni sasso
mi sono imbattuto
ogni giorno
un nuovo caso 
ho conosciuto.
Per mesi ho camminato
le scarpe ho consumato
la natura ancor di più
ho amato
le montagne mi hanno esaltato
ed emozionato
e dalla gente
tanto
ho imparato.

Rifarei gli stessi passi
per rivivere
gli stessi momenti
ridarei quello che ho dato
per riavere quello
che ho avuto
stringerei ancora più mani
per aver più amici
anche se lontani.

Cammino sogno vivo
piango soffro rido
ma mai più
vorrei rifare
gli ultimi passi.

W IL CAMMINAITALIA





PASETTA (T. D'Amico)
via Roma - Località Tre Croci
Camping La Genziana
Parco Nazionale d'Abruzzo
67030 BARREA (AQ)
tel/fax 0864/88101
e-mail pasettanet@tiscali.it
sito web www.campinglagenzianapasetta.it

Barrea il 16/10/1999



E' stato bellissimo trovarmi circondato da tanta gente, mi sono isolato un momento per depositare le pietre che mi ero portato con me a ricordo di amici scomparsi, quello è stato un momento veramente intimo e ringrazio chi mi ha osservato senza intervenire.

La storia non è finita, la storia continua ora nei ricordi che cercherò di fissare fra i tanti post che ho pubblicato, cercando nella memoria e nelle parole tutto quello che questo viaggio mi ha dato.

Un sincero GRAZIE

Manfredi


Sono tornato a casa...

Si, sono tornato a casa, sia mia figlia che mia moglie mi hanno chiesto cosa ho, cosa mi turba, che problemi abbia.... non lo so.
Probabilmente ritrovarmi dopo tre mesi nella mia casa, fra i miei affetti, di nuovo nella mia vita di sempre, dopo un'esperienza come quella che ho vissuto giorno dopo giorno mi ha trovato impreparato, non so cosa mi succede... sento che devo fare tantissime cose ma non riesco ancora ad iniziarne una.
Vorrei chiamare tutti, tutte le persone che mi hanno seguito, cercato, aiutato, amici che mi hanno seguito passo dopo passo... ora mi sembra di averli abbandonati, ho telefonato a Enzo, l'architetto di Godrano, un amico sincero come tutti, ma come faccio con gli altri?
Devo scaricare tutti i post, rileggere tutto ciò che ho scritto e cercare nella memoria tutto quello che non ho detto, ricucire i giorni, le notti, gli incontri...
Non ho la presunzione di scrivere un libro, c'è già, devo solo raccogliere i ricordi, i pensieri e le emozioni e trovare un filo logico per raggruppare tutto in una frase......... Dentro la natura, con la forza del cuore.
Sono tornato a casa ed ho trovato una brutta sorpresa, Zac, il mio amato amico è stato punto da un maledetto moscerino ed ha contratto la Leishmania, mi hanno tenuto nascosto che è stato malissimo, ha superato una grave crisi, ora lo stiamo curando, ma il parassita ormai è nel suo sangue:
Piccolino patatone, mentre tu stavi male io non c'ero, ma ora sono qui e tu sei felice, ti cureremo bene, stai tranquillo.
Possibile che non ci sia una cura definitiva ed immediata?
Qualcuno di voi sa qualcosa?
Ho letto tutto quello che ho trovato in internet con il risultato di agitarmi ancora di più, il pericolo è continuo, quando non lo vedo vado a cercarlo e lui mi guarda e non capisce la mia preoccupazione.

Sono a casa....... finalmente?



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5 commenti:

gioix ha detto...

HO LETTO IL TUO COMMENTO SUL BLOG DELLA POETESSA ARGENTINA PATRICIA GORDILLO
"il sentimento si sente, si avverte, ma il tuo italiano non � bello, non da alla tua bella poesia il giusto valore.
per spiegarti meglio � come una bella donna che ha dei vestiti non adatti e che non la valorizzano.
Quando avr� pi� tempo per te vorrei poter migliorare il tuo italiano per far sentire a chi parla la mia lingua il vero senso della tua bella poesia"

E mi chiedo perch� alcune persone non riescono a vedere oltre?
Una bella poesia non � bella perch� scritta in un italiano eccellente (da una donna argentina poi!!!) ma entra in noi come una scarica elettrica, ci penetra l'anima.
Un bell'uomo non � solo un uomo pieno di soldi, ben vestito, con una bella macchina un bel fisico e pieno di interessi altosonanti...per me (opinione mia) un bell'uomo � uno che scaturisce in me emozioni che mi fanno vibrare, che mi illuminano il viso, che mi incuriosiscono...vanno al di la dell'involucro esterno e dei canoni imposti da TV, giornali e societ� in generale!
Ciao in bocca al lupo per tutto!

Giancarlo Guzzardi ha detto...

Sei grande... e splendida questo tuo exploit.
Un forte abbraccio.

Marinera de parajes soñados ha detto...

Che bel viaggio!!! Un abbraccio

Alicia M ha detto...

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Anonimo ha detto...

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